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“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima”

Albert Einstein

L’Hubei dello Stivale (Parte 80): Dio salvi la Regina: il caso del Regno Unito

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Come volevasi dimostrare poche vaccinazioni portano nuove chiusure, nuovi limiti alla mobilità e inevitabili lockdown.

Nel post precedente avevamo analizzato la situazione dei Paesi dell’Est e del Baltico con basse coperture vaccinali e contagi in continua crescita.

Come volevasi dimostrare dal 20 ottobre la Lettonia è il primo Paese Europeo che rientra in lockdown per un intero mese.

“Il nostro sistema sanitario è in pericolo; l’unico modo per uscire da questa crisi è farsi vaccinare”. Queste le parole del Primo Ministro Krišjānis Kariņš, subito dopo la riunione di emergenza del governo lettone. Egli ha aggiunto che il basso tasso di vaccinazione sta portando il Paese sull’orlo del collasso sanitario ed economico.

Solo il 57% dei lettoni (1,9 milioni di abitanti) è vaccinata, ben sotto la media europea del 74%. Ma vi sono zone rurali dove la copertura vaccinale è solo del 25%.

Il coprifuoco sarà attuato dalle 20 alle 5 del mattino con chiusure delle scuole e delle attività commerciali non essenziali.

A Mosca, da pochi giorni, le persone non vaccinate oltre i 60 anni dovranno restare a casa per 4 mesi fatta eccezione per esigenze di assoluta necessità.

In parecchie regioni della Russia si stanno introducendo i passaporti vaccinali.

Il Presidente Putin ha imposto inoltre un parziale lockdown ovvero una settimana in cui tutte le attività non essenziali chiuderanno.

In Russia infatti i decessi sono costantemente oltre i 1.000 al giorno.

Poche vaccinazioni=nuove inevitabili restrizioni.

Se i no-vax e i no-green pass se li ricordano ancora, le chiusure, le zone rosse e i coprifuochi sono l’alternativa alla vaccinazione di massa.

Cosa lede di più la loro libertà? Stare chiusi in casa e uscire solo per andare a fare la spesa, perdere il lavoro e avere i figli sempre in DAD o abbaiare alla dittatura sanitaria?

Mentre si lambiccano con questo paradosso andiamo avanti.

Il caso UK

Il Regno Unito offre uno spunto in più per comprendere che la gran parte dei Paesi europei (eccetto il blocco dell’Est) è sulla buona strada.

L’Inghilterra però è un caso a sè in quanto il Governo inglese ha letteralmente buttato al vento la campagna vaccinale e gli sforzi compiuti per ridurre i contagi.

Facciamo un passo indietro.

Poco prima dei campionati europei di calcio il Governo inglese decide di proclamare il cosiddetto “freedom day” (vedi post 73) ovvero la caduta di tutte le limitazioni ancora presenti nel Paese (no mascherine, no distanziamento, apertura delle discoteche, nessun green pass).

La decisione viene rinviata (ma solo di poche settimane) per aumentare la copertura vaccinale della popolazione.

La “rimonta” oltremanica della variante Delta

Il 19 maggio 2021 il Regno Unito registrava solo 1.517 casi giornalieri.

L’Italia ne registrava oltre 6.000.

La campagna vaccinale inglese era partita in anticipo rispetto agli altri Paesi europei; questi ultimi nel primo trimestre dell’anno incontravano infatti enormi difficoltà di approvvigionamento.

Gli inglesi invece, avendo Astrazeneca in casa, partivano a spron battuto, secondi solo ad Israele. Veniva adottata una strategia vaccinale con dosi molto distanziate (fino a 3 mesi) per poter somministrare la prima dose a più persone possibili. Il 20 giugno il Regno Unito aveva somministravo la prima dose all’81% dei soggetti sopra i 12 anni mentre risultavano completamente vaccinati il 59,7% della popolazione over 12.

La variante Delta comincia però a prendere piede. A inizio giugno molte zone dell’Inghilterra superano i 50 casi/100.000 abitanti su base settimanale.

Il 22 giugno i contagi sono già 11.625. I decessi sono su livelli ancora molto bassi (meno di 30 al giorno) ma i ricoveri iniziano ad aumentare.

La differenza nel numero di casi settimanali ogni 100.000 abitanti cambia in questo modo (vedi post 74): ecco il grafico del 16 giugno 2021:

Ed ecco quello del 2 luglio 2021:

Infine quello di oggi 22 ottobre:

Il “Freedom day” e le sue conseguenze

Pur se rimandato di qualche settimana Boris Johnson mantiene la promessa ed il 19 luglio 2021 riapre tutto.

In realtà gli inglesi faranno già le prove generali qualche giorno prima in occasione delle vittorie della squadra inglese ai campionati europei. Le scene di divertimento “selvaggio” fanno il giro del mondo. Malgrado le prese di posizione di numerosi scienziati inglesi, pubblicate anche sul Lancet, il Governo va avanti1.

Niente più mascherine, nessun limite di capienza nei luoghi chiusi, no distanziamento, no green pass.

Il nuovo Ministro inglese afferma con nonchalance che i contagi possono anche arrivare a toccare i 100.000 casi giornalieri ma che il Regno Unito è in grado di gestirli.

Questi sono i dati dei contagi giornalieri, dei ricoveri ospedalieri per COVID e del numero di intubati totali a inizio luglio (il numero in basso è il numero totale dell’ultima settimana):

Quindi rispetto a 3 settimane prima i contagi erano già triplicati.

A inizio luglio negli ospedali inglesi sono degenti un totale di circa 2.500 pazienti con COVID.

Ecco la situazione ai giorni nostri:

Il numero di contagi è costantemente sui 50.000 al giorno. Dopo i campionati europei di calcio vi è stato un calo temporaneo che ha coinciso la parte centrale dell’estate ma ora si assiste ad una busca risalita complice la fine delle vacanze, il clima più freddo e la riaperture delle attività commerciali e delle scuole.

Nell’ultima settimana i contagi sono stati 320.000 ovvero oltre 10 volte tanto i contagi registrati in Italia nel medesimo periodo.

I decessi non sono più poche decine ma hanno cominciato a crescere rapidamente superando i 250 casi il 19 ottobre. Va rimarcato che nell’ultima settimana i decessi sono stati 954 mentre nella seconda settimana di luglio (vd. sopra) erano stati 161.

A questi ritmi l’Inghilterra si prepara a preventivare un inverno con almeno 16.000 decessi da covid-19 in poco meno di 4 mesi.

I pazienti che entrano giornalmente in ospedale sono 869. Erano meno della metà a inizio luglio.

Ma è il dato settimanale che è dirompente: 6.074 ricoveri contro i 2.460 della seconda settimana di luglio.

Il carico assistenziale in UK è molto alto e molti studenti sono in DAD

Per valutare la criticità degli ospedali è sufficiente fare questo confronto. Ecco i dati di pazienti degenti totali per COVID in UK e in Italia oggi:

Oltre ai numeri il problema è il trend: nel Regno Unito i contagi continuano ad aumentare e con essi anche ricoveri e decessi.

Malgrado i ripetuti appelli ad agire subito con provvedimenti simili a quelli adottati in altri Paesi (Israele in primis ma poi Italia, Francia, Spagna, Germania e molti altri) nel Regno Unito non vi è tutt’ora nessuna limitazione.

Neppure a scuola la mascherina era obbligatoria: il risultato è stato un numero altissimo di contagi e molti studenti in DAD. Ogni scuola è poi andata in ordine sparso: alcune hanno introdotto misure di mitigazione altre no.

Piano A e piano B

Boris Johnson è stato sempre riluttante ad introdurre misure restrittive tra cui l’uso obbligatorio della mascherina. Si è opposto al prolungamento dello smartworking insistendo per il ritorno nei luoghi di lavoro.

Nel marzo 2020 era persino riluttante a introdurre il lockdown duro .

Il Piano A consiste nel non imporre alcuna restrizione, continuare a vaccinare, effettuare dosi booster agli ultra-50enni ed estendere la campagna vaccinale ai bambini tra i 12 e 15 anni.

Nessuna restrizione se non quella di restare in isolamento per 10 giorni se positivi.

Il problema nell’avere 350.000 positivi alla settimana comunque non è di poco conto. Sono giornate di lavoro e di scuola perse che non possono non incidere sull’economia e sulla formazione.

Inoltre la campagna vaccinale sta andando in “stallo”. Non avendo inserito green pass in nessun luogo di incontro e tantomeno sul lavoro l’UK, pur partita bene ed in anticipo, ora arranca. La percentuale di popolazione vaccinata in ordine decrescente (Sito New York Times) attualmente è la seguente:

Tra i Paesi europei vanno Benissimo il Portogallo (secondo assoluto) e la Spagna (nona).

Le posizioni successive evidenziano come i problemi dei Paesi UE sono stati ampiamente superati. Francia, Belgio, Italia, Olanda e molti altri hanno ormai sopravanzato il Regno Unito. E’ interessante notare come due Paesi come il Brasile e il Giappone sono anche essi davanti agli inglesi. Questi due Paesi sono partiti con notevolissimo ritardo. Tutti ricorderanno ad esempio che le Olimpiadi di Tokyo si sono svolte in lockdown con impianti completamente deserti lo scorso luglio.

Il Piano B esiste ma nè i conservatori nè Boris Johnson hanno alcuna intenzione di introdurlo.

Il piano B prevederebbe:

  • Obbligo di green pass ma solo nelle discoteche, negli stadi con più di 10.000 tifosi, nei raduni all’aperto (es: festival) di oltre 4.000 persone e nei luoghi chiusi con più di 500 persone;
  • Smartworking;
  • Obbligo di mascherina (ma solo in alcune situazioni)

Il piano B già pare piuttosto annacquato. Il green pass ad esempio non sarebbe obbligatorio in tutti i locali di ristorazione ed i pub e mai nei luoghi di lavoro.

La mascherina sarebbe obbligatoria ma non è ancora chiaro dove.

La dissonanza cognitiva ed i rischi che questo comporta

Al popolo inglese si continua a ripetere da mesi che tutto è sotto controllo, che molti contagi non sono un problema che bisogna essere prudenti ma che che si può fare sostanzialmente qualsiasi cosa.

Dall’altra parte i dati di contagi, decessi e ricoveri sono in costante aumento con il sistema sanitario inglese in grande difficoltà e i giornali e gli esperti molto critici.

Invece che seguire un approccio molto graduale Boris Johnson ha optato per il liberi tutti.

Reintrodurre misure restrittive e comunicare a reti unificate che la festa è (nuovamente) finita potrà provocare molti problemi e rischierebbe di non essere capita. Con disordini e scontri che si erano già manifestati nella primavera del 2021. Già ora la situazione è un tantino caotica:

  • lo smartworking dal 19 luglio è finito ma ogni datore di lavoro può decidere come crede;
  • le mascherine non sono obbligatorie in Inghilterra ma in Scozia ed in Galles si;
  • pur non essendo obbligatorie nemmeno sui trasporti pubblici, il sindaco di Londra Sadiq Khan le ha imposte su metro e bus della città;
  • Il Governo “raccomanda” le mascherine nei luoghi chiusi ed affollati ma i ministri, incluso Johnson, non lo fanno mai e vengono ripetutamente fotografati senza di esse in Parlamento.

L’ipotesi del green pass “edulcorato” è contrastato veementemente dai parlamentari conservatori (lo stesso partito di Johnson) che hanno già bloccato l’ipotesi di introdurla il 1 ottobre.

L’aspetto più preoccupante è che anche i partiti di opposizione sono contrari alla sua introduzione.

L’Europa critica duramente (e fa bene)

Il dileggio e la critica aperta delle scelte oltremanica sono diffuse.

Mario Draghi ha affermato che il caso del Regno Unito che deve insegnare che: “non si esce da questa pandemia in un istante. Abbandonare ogni prudenza ha portato a 50.000 casi giornalieri e 200 morti al giorno. L’uscita deve essere graduale”

Il giornale tedesco Stern ha titolato: “100 giorni dopo il freedom day non c’è molto da festeggiare in UK”.

In Spagna fanno presente che dopo essere stati avanti a tutti nella somministrazione dei vaccini il ritmo sta rallentando vistosamente ed anche le dosi booster sono pochissime.

Anche mettendo in conto che iniziando a vaccinare prima, una parte dei contagi potrebbero essere dovuti ad una riduzione della immunità dopo i primi 6 mesi, non si può ignorare la gran parte di essi è da imputare alla gestione irresponsabile a partire dal “freedom day”.

I risultati sono questi: in UK il tasso di contagi ogni 100.000 abitanti è ben oltre gli 800 condividendo un colore “nero” insieme ai Paesi dell’Est e del Baltico

Dal sito Reuters la situazione di contagi e decessi (media mobile degli ultimi 7 giorni) parla da sola. L’Inghilterra fa ormai parte del blocco dell’Est:

Appelli inascoltati

Intervistato dalla BBC il 22 ottobre il Cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak ha affermato che la gente “sa come comportarsi e deve prendere decisioni sulla base delle circostanze”.

Evitando le domande sul perchè nelle sedute affollate della Camera dei Comuni lui non metta la mascherina egli ha comunque continuato a ripetere che il Piano B ora non è necessario.

Gli scienziati continuano a sostenere che puntare solo e esclusivamente sui vaccini e è profondamente sbagliato.

Adam Finn, professore di Pediatria a Bristol e membro del commissione vaccinale ha affermato che altre misure di mitigazione sono assolutamente necessarie e che la campagna vaccinale sta pericolosamente rallentando perchè le persone stanno pensando che ormai tutto sia finito e si può tornare alla normalità.

“Il messaggio del Governo deve cambiare” ha ripetuto in una intervista.

La Dott.ssa Katherine Henderson, Presidente del Royal College of Emergency Medicine, ha affermato alla BBC che i DEA sono già in enorme difficoltà.

“Non sto facendo previsione fosche per i prossimi due mesi” ha affermato. “Stiamo fronteggiando già ora una enorme pressione. Ci sono code di ambulanze con persone vulnerabili in attesa di essere trasportati nei pronti soccorso ed altre che attendono le ambulanze a casa”

Tra parentesi, senza le mascherine, l’epidemia influenzale invernale, che l’anno scorso è stata praticamente inesistente, complicherà ulteriormente la vita ai medici del NHS.

Acquisti massicci del farmaco di Merck e Pfizer

Preparandosi al peggio Downing Street ha già stipulato accordi per comprare centinaia di migliaia di dosi di due nuovi antivirali nella speranza che essi vengano approvati per l’uso dall’Ente governativo preposto prima dell’inverno.

Gli accordi riguardano l’acquisto dell’equivalente di 480.000 trattamenti di molnupavir (Merck) e l’equivalente di 250.000 trattamenti a base di PF-07321332/ritonavir (Pfizer)

Tempi cupi per il Regno di Sua Maestà.

  1. Gurdasani D, Drury J, Greenhalgh T, Griffin S, Haque Z, Hyde Z, Katzourakis A, McKee M, Michie S, Pagel C, Reicher S, Roberts A, West R, Yates C, Ziauddeen H. Mass infection is not an option: we must do more to protect our young. Lancet. 2021 Jul 7 ↩

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