fbpx

“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima”

Albert Einstein

L’Hubei dello Stivale (Parte 74): Italia e Inghilterra. Arbitra la Delta.

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La variante Delta è ormai dominante in quasi 100 Paesi. Come già avvenuto con la prima variante D614G comparsa ad aprile 2020 e con la variante alfa (ex variante inglese) comparsa nell’autunno, i nuovi ceppi virali si diffondono molto più rapidamente.

Ciò è dovuto in parte al fatto che aumenta sia la contagiosità ma anche la loro capacità di “evadere” efficacemente il nostro sistema immunitario.

La variante Alfa è stata la causa delle ondate autunnali del 2020 e della primavera del 2021. Lo stesso è accaduto per la variante Beta in Sudafrica e per la Gamma (ex-Brasiliana o P1). Le tre prime varianti hanno dato prova di velocissima diffusione e aumentata virulenza in tutti i Paesi sia in Europa che in Sudamerica che in Sudafrica. Con la variante Delta ci troviamo di fronte ad un ulteriore step evolutivo che rende sempre più complicata la gestione della pandemia.

La pandemia sta rallentando?

No. La pandemia sta accelerando in moltissimi Paesi. Il Sudamerica si dibatte ormai in una crisi senza fine.

Il Brasile registra oltre 1.700 decessi giornalieri. Il Messico oltre 800. Gli altri Paesi del continente sono riprecipitati nella situazione di pochi mesi fa.

In questo grafico (in scala logaritmica per consentire confronti) ho scelto alcuni Paesi Sudamericani confrontandoli con l’Italia. L’asse delle ascisse rappresenta il numero di decessi settimanale per milione di abitanti:

I quadratini viola corrispondono ai picchi di decessi della prima ondata (marzo-aprile 2020) e della seconda ondata (ottobre-novembre 2020) in Italia.

Potete comprendere come il ristretto gruppetto di Paesi prescelto (Paraguay, Colombia, Argentina, Perù, Brasile, Cile) si trovi nelle stesse condizioni in cui versava l’Italia a marzo e novembre 2020. Con l’aggravante che in questi Paesi i casi sono notevolmente sottodimensionati.

In Asia la situazione non è migliore. L’Indonesia è nell’occhio del ciclone come l’India lo era due mesi fa (oltre 1.000 morti al giorno). Ospedali stracolmi, carenze di ossigeno e una molto verosimile sottostima dei decessi. A Yogyakarta 63 pazienti ricoverati in ospedale sono deceduti per esaurimento delle scorte di ossigeno.

L’Africa è in una situazione simile. In particolare in Sudafrica, dove ha impazzato la variante Beta (su cui il vaccino AstraZeneca ha dimostrato la sua totale inefficacia) i contagi hanno ripreso ad aumentare senza sosta. Basti a questo proposito il grafico seguente:

Contagi in Sudafrica
Contagi in Sudafrica

Giappone, Vietnam, Taipei, Thailandia e Corea del Sud, precedentemente presi a modello per l’efficace controllo della diffusione del coronavirus, stanno registrando un aumento dei casi assai maggiore dell’anno scorso. Malgrado la ferma opposizione di medici ed epidemiologi giapponesi le Olimpiadi si svolgeranno ugualmente perchè, come si sa, “business is business”.

La situazione a Tokio però è talmente preoccupante che il Primo Ministro ha deciso di proclamare oggi lo stato di emergenza per la quarta volta da inizio 2020 e le competizioni di Tokyo si svolgeranno tutte a porte chiuse.

In Russia, una ondata pari a quella invernale sta mietendo oltre 700 vittime al giorno.

I contagi sono quasi al livello della seconda ondata con una salita più ripida dei precedenti picchi epidemici:

Contagi in Russia
Contagi in Russia

Putin non vuole un altro lockdown. Per lui la scelta è più semplice: basta nascondere i dati. La Cina invece vuol far credere al mondo intero che con una popolazione di 1 miliardo e mezzo di persone vi siano solo 59 nuovi contagi al giorno.

Ridicoli.

Ma i vaccini allora non servono a nulla?

I vaccini funzionano. Se non funzionassero ci dibatteremmo in una crisi simile a quella che si sta verificando in questi Paesi. O staremmo sperimentando le ennesime zone rosse.

Il problema sta nella difforme velocità di effettuazione dei vaccini che dipende a sua volta dalla loro ineguale distribuzione.

Attualmente:

  • Il 24.6% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose del vaccino
  • Ogni giorno vengono inoculate nel mondo 34 milioni di dosi di vaccino
  • Finora sono state somministrate 3 miliardi e 300 milioni di dosi

Un grande sforzo.

Ma se restringiamo il campo ai Paesi più poveri del pianeta viene risulta che in essi solo l’1% della loro popolazione ha ricevuto almeno una dose.

Ed ad Haiti, oggi, nessuno degli abitanti ha ricevuto una sola dose di vaccino.

Sappiamo bene che in Europa è tempo di vacanze, di aperture, di un (quasi) ritorno alla normalità.

Ma negli altri Paesi sopra citati la situazione è ancora tremenda.

Come mai?

Anche qui ho fatto una selezione ragionata di alcuni Paesi. Nel diagramma potete visualizzare nel tempo qual è la percentuale di persone che ha ricevuto almeno una dose di vaccino:

E’ ovvio che, anche con varianti più contagiose, chi vaccina di più si trova in una situazione decisamente migliore.

Anche il Giappone, dove le misure di mitigazione (distanziamento, mascherina e chiusure ragionate) sono state molto rigorose la situazione peggiora proprio in virtù del fatto che le vaccinazioni sono partite molto in ritardo.

Ma le varianti mettono a rischio la campagna vaccinale?

Due dosi di vaccino mRNA, di Johnson & Johnson o di Astrazeneca hanno dimostrato di offrire una eccellente protezione contro SARS-CoV-21. Abbiamo già ricordato però che Astrazeneca è inefficace con la variante sudafricana e che con la variante Delta l’efficacia di Astrazeneca (vedi post) è minore rispetto alla variante Alfa.

Una recente ricerca pubblicata su Nature ha dimostrato una netta eterogeneità della risposta immunitaria nei confronti delle varianti in circolazione anche con i vaccini a mRNA2.

Le varianti hanno infatti ridotto grandemente la protezione dei vaccini mRNAdopo la prima dose.

Malgrado questo dato estremamente preoccupante, dopo la seconda dose la risposta immunitaria è ancora molto buona e soprattutto protettiva. Nello studio sono stati reclutati 140 soggetti ed è stata valutata non solo la capacità neutralizzante degli anticorpi ma anche altre caratteristiche della risposta immunitaria (cellule B, T, citochine).

Rispetto alle risposte immunitarie rilevate a fine 2020 ed a inizio 2021 le analisi dimostrano ancora una volta che gli anziani rispondono meno. La novità (negativa) è che l’efficacia parziale della prima dose si è molto ridotta.

Uno dei grafici evidenzia tale situazione:

Dopo la prima dose la capacità di neutralizzare il SARS-CoV-2 “wild type” (WT), ovvero il ceppo isolato inizialmente nel marzo 2020, era più che adeguata in quasi l’80% dei soggetti con meno di 80 anni e si attestava al 50% nei soggetti con più di 80 anni.

Mentre con la variante Alfa (inglese) tale risposta, dopo la prima dose, si è modificata di poco con la Gamma (brasiliana) e con la Beta (sudafricana) la risposta si è decisamente ridotta. Negli ultraottantenni la situazione è sempre peggiore.

Dopo la seconda dose invece potete verificare che la risposta si mantiene ottima anche con le ultime varianti.

Ma attenzione: tutti i vaccini non misurano la loro reale efficacia nell’impedire la infezione ma nell’impedire l’ospedalizzazione o il decesso. E su questo tutti i vaccini finora approvati sono molto efficaci. Uno studio recente ha evidenziato una ottima capacità dei vaccini di ridurre sensibilmente (fino al 90%) il rischio di ospedalizzazione.

Un dato su tutti: Anthony Fauci ha ricordato che oggi negli USA il 99,2% dei decessi da COVID-19 avviene in persone non vaccinate.

E la variante Delta?

La variante Delta è decisamente più contagiosa (60% in più) e, dai primi dati, pare possa raddoppiare la probabilità di determinare un ricovero ospedaliero.

Nel post del 22 giugno venivano presentati i dati dei contagi e dei ricoveri nel Regno Unito. Il Governo inglese aveva annullato il “freedom day” previsto per il 21 giugno per accelerare ulteriormente sulle vaccinazioni.

La media dei nuovi contagi settimanali su 100.000 abitanti evidenziava questa situazione (ultimo dato 16 giugno):

Ora, dopo solo 2 settimane (la figura successiva si basa sugli ultimi dati settimanali conteggiati al 2 luglio) la situazione è questa:

E’ impressionante notare che malgrado una elevata percentuale di soggetti adulti vaccinati con due dosi (64,6%) e una percentuale di soggetti con prima dose pari all’86,4% il 22 giugno i casi giornalieri fossero a 11.000 circa ed oggi sono triplicati.

Negli ultimi 7 giorni ci sono stati 192.902 contagi (+42%). I decessi e gli accessi ospedalieri, pur aumentati, non hanno seguito la crescita esponenziale dei contagi.

Questa situazione è dovuta al fatto che la variante delta sta circolando molto tra i giovani e determina un numero ridotto di ricoveri rispetto ai contagi registrati. Infatti la popolazione degli anziani e dei soggetti più fragili sono state in gran parte vaccinate. Malgrado questo, la minore capacità degli anziani e dei soggetti più esposti (trapiantati, malati ematologici) a sviluppare una adeguata risposta immunitaria determina comunque un incremento degli accessi ospedalieri.

Ma anche in questa situazione una ricerca pubblicata oggi su Nature dimostra che i vaccini funzionano bene anche contro la variante Delta.

Il liberi tutti è una “stupidità epidemiologica”?

Boris Johnson ha deciso: il 19 luglio 2021 si riapre tutto. Nessuna restrizione. Indossare la mascherina sarà facoltativo. A dire la verità già lo stadio di Wembley durante i campionati europei di calcio evidenziava la volontà di liberazione: mentre a Monaco e a Roma gli stadi erano riservati a meno di 20.000 persone, a Londra 60.000 persone assistevano alle partite.

Il messaggio del Primo Ministro è il seguente: il COVID-19 continuerà ad essere tra di noi e dobbiamo conviverci; siamo comunque nella situazione di poter eliminare tutte le restrizioni.

Molti considerano un azzardo imperdonabile questa decisione.

Altri la considerano di buon senso.

I dati però non promettono nulla di buono: ogni giorno, oltre 380 ricoveri possono essere gestibili. Ma non per molto tempo, anche se non aumentassero di molto. Non si tratta di pazienti che entrano la mattina e se ne vanno via la sera: il 28 maggio 2021 in UK erano ricoverati complessivamente per COVID 883 persone.

Oggi ce ne sono 2.446.

Nell’ultima settimana ci sono stati quasi 2.500 nuovi ricoveri.

I pazienti intubati negli ospedali inglesi erano 120 a fine maggio. Il 7 luglio ci sono 393 pazienti in ventilazione meccanica.

Tutto oggi è gestibile. Ma la dinamica di questi parametri non è in diminuzione e neppure stabile: aumenta senza cenno alcuno di rallentamento.

Mike Ryan, responsabile della sezione emergenze dell’OMS, pur senza nominare Boris Johnson, ha parlato chiaramente di “stupidità epidemiologica” riferendosi ad una frase pronunciata dal primo Ministro quando ha affermato “è meglio prendersi il coronavirus adesso che dopo”. Johnson non è nuovo ad affermazioni discutibili. Come è noto all’inizio della pandemia era stato un sostenitore della libera circolazione del virus per raggiungere prima l’immunità di gregge3.

Perchè è necessaria molta prudenza?

Ci sono numerosi motivi che inducono ad essere ben più cauti del Regno Unito. Anche considerando la situazione italiana:

  • Anche in Danimarca ed in Israele i contagi aumentano: anche loro hanno percentuali di vaccinati ben più alte delle nostre;
  • Immunità di gregge: l’effetto combinato di un maggiore indice di riproduzione R e una parziale riduzione di efficacia dei vaccini (soprattutto negli anziani) alza l’asticella della percentuale dei vaccinati necessaria a contenere l’epidemia. Il 70% potrebbe già ora non bastare più;
  • Consentire più contagi equivale a dare maggiori occasioni al coronavirus di sviluppare più mutazioni;
  • Più contagi, anche con manifestazioni lievi o addirittura asintomatiche significa avere più persone in isolamento e avere più danni alla economia. Il Ministro inglese alla Sanità Sajid Javid ha candidamente ammesso che il 19 luglio il Regno Unito potrebbe avere anche 50.000 contagi al giorno e toccare anche i 100.000 al giorno ma ha difeso la politica della riapertura totale;
  • Il lento e continuo incremento degli accessi ospedalieri riduce comunque l’accesso di pazienti con altre patologie, aumenta il carico di lavoro e lo stress negli operatori e rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora

Italia e Inghilterra

Ormai non si parla d’altro.

Ma più che sul confronto calcistico dovremmo concentrarci sul seguire attentamente quello che può avvenire in un Paese che ritiene, erroneamente, di poter eliminare tutte le cautele.

In terra inglese, comunque vada, sarà una grande festa. Gli assembramenti dei tifosi ed il freedom day del 19 luglio potrebbero far fare la figura del peracottaro a Boris Johnson. Che diventi una festa per gli inglesi o per la Delta lo vedremo comunque entro poche settimane.

Intanto oggi, in Italia, 1.300 nuovi casi.

La prossima settimana supereremo di slancio i 5.000.

Forza Italia?


  1. Walsh, E. E. et al. Safety and Immunogenicity of Two RNA-Based Covid-19 Vaccine Candidates. New England Journal of Medicine 383, 2439-2450, https://doi.org/10.1056/ NEJMoa2027906 (2020).
  2. «Age-related immune response heterogeneity to SARS-CoV-2 vaccine BNT162b2». s.d. Nature. https://doi.org/10/gk46bs.
  3. «The false promise of herd immunity for COVID-19». s.d. Consultato 8 luglio 2021. https://www.nature.com/articles/d41586-020-02948-4.

Tutti i contenuti del blog sono gratuiti, se ritieni che queste informazioni siano utili, puoi contribuire a mantenere il sito con un’offerta.

3 risposte

    1. È in dirittura d’arrivo, ma non sono buone nuove. La discesa del numero dei ricoveri si è arrestata da qualche giorno e risalirà sempre più velocemente

Rispondi