L’Hubei dello Stivale (Parte 73): Delta Force. Vademecum per la quarta ondata (seconda parte)

(continua dalle parte 72)

La variante Delta è l’ultima (per ora) in ordine di tempo.

E’ talmente infida da aver costretto il Governo inglese a ritardare il tanto atteso “freedom day” del 21 giugno ovvero il giorno in cui le misure restrittive (mascherine, limiti agli assembramenti etc.) sarebbero state cancellate in tutto il Paese.

Il fatto che la retromarcia sia avvenuta proprio nel Regno Unito è di estrema importanza.

Il 13 giugno il Guardian ha pubblicato questo dato:

Dati da covid19.sanger.ac.uk - 12 giugno
Dati da covid19.sanger.ac.uk – 12 giugno

In poco meno di un mese e mezzo oltre l’80% dei nuovi casi di contagi appartengono alla variante Delta. In grigio chiaro i casi di variante Alfa che sono stati quasi completamente sostituiti dalla Delta.

Ma anche i contagi sono aumentati?

Si, e di molto.

Con una campagna vaccinale iniziata prima degli altri Paesi europei il Regno Unito era arrivato a registrare 1.517 casi giornalieri il 19 maggio 2021 (l’Italia ne aveva ancora quasi 6.000). Da allora però la curva ha ripreso a salire senza sosta superando i 10.000 contagi giornalieri:

La rappresentazione in scala logaritmica rende con più chiarezza l’aumento dei contagi. In scala logaritmica infatti un aumento esponenziale ha l’aspetto di una retta (vedi freccia ed anche questo post):

Ma questi contagi determinano anche un aumento dei ricoveri?

Purtroppo si. E’ logico chiedersi se i 10.000 contagi (al giorno) siano o non siano paragonabili ai 10.000 contagi al giorno della seconda ondata invernale. Se la maggiorparte dei nuovi casi fossero lievi l’allerta resterebbe alta ma in fondo la patologia sarebbe mitigata.

Ma in realtà non è così.

L’ultimo dato fornito dal Governo inglese (https://coronavirus.data.gov.uk) riporta questa situazione:

Negli ultimi 7 giorni il numero dei ricoveri è aumentato di circa il 40%.

Ma il Regno Unito ha vaccinato a sufficienza?

Il Regno Unito è il secondo Paese, dopo Israele, per numero di inoculazioni nel mondo. Ha 66 milioni di abitanti. Escludendo i bambini, il Regno Unito ha somministrato la prima dose all’81% della popolazione adulta (oltre 43 milioni di dosi) e ha vaccinato con due dosi il 59,7% della popolazione adulta (31 milioni e mezzo di persone).

Malgrado questo i contagi risalgono e con essi risalgono i ricoveri.

Il dato dei decessi, come si sa, si manifesta solo dopo un certo periodo di tempo e quindi per quest’ultimo dato dovremmo ancora aspettare.

Ma quanto velocemente si diffonde il contagio da variante Delta?

Un altro modo per rendersi conto della dinamica della crescita dei casi è quello di visualizzare le mappe, suddivise territorialmente, a distanza di tempo.

Per valutare l’andamento dei contagi si utilizza il numero di nuovi contagi settimanali per 100.000 abitanti. Come tutti sanno un valore inferiore ai 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti indica un ottimo controllo della diffusione mentre mano a mano che si sale il numero di ricoveri comincia ad aumentare senza soste.

Durante la seconda ondata autunnale in Italia (il cui picco fu a metà novembre 2020) l’indicatore superò a livello nazionale i 400 casi settimanali ogni 100.000 abitanti.

Il calcolo di questo indicatore è molto semplice.

Prendiamo ad esempio la settimana che va dall’8 al 14 novembre 2020 in Italia.

In una settimana i casi raggiunsero la cifra totale di 236.635 contagi.

Il conto è presto fatto: dividendo questa cifra per 60 milioni di abitanti e moltiplicandola per 100.000 si raggiunge la cifra di circa 400 nuovi contagi settimanali ogni 100.000 abitanti.

La insostenibilità di tale livello di contagi in termini di ricoveri ordinari, ricoveri in rianimazione e decessi lo abbiamo verificato sulla nostra pelle.

Ora torniamo al Regno Unito. Ecco la grafica in cui tale indicatore viene rappresentato in diversi colori a seconda dei diversi territori.

Siamo al culmine della seconda ondata in UK (6 gennaio):

A parte due zone molto limitate (e poco abitate) il Regno Unito non presentava alcuna zona con meno di 150 casi su 100.000 abitanti. Buona parte del Paese aveva però un numero di contagi tra i 500 fin oltre 800 casi su 100.000 abitanti.

Se qualcuno si chiedesse come mai l’indicatore è più del doppio del peggiore dato nazionale italiano va ricordato che gli inglesi fanno molti più tamponi rispetto all’Italia.

Più tamponi=più casi.

L’effetto delle vaccinazioni nel Regno Unito

Le vaccinazioni però funzionano. Utilizzando la stessa rappresentazione questo è il risultato di mesi di lockdown e di una campagna vaccinale serrata in cui si sono vaccinate milioni di persone. Il dato è del 5 maggio 2021:

Quasi tutto il Paese si colloca al di sotto dei 50 casi settimanali/100.000 abitanti o addirittura sotto i 10 casi settimanali/100.000 abitanti. Ciò corrisponde a circa 1.000-1.500 casi giornalieri.

Il Governo inglese decide pertanto di continuare le vaccinazioni a ritmo sostenuto e di proclamare il “freedom day” il 21 giugno, giorno in cui non saranno più osservate restrizioni di alcun tipo su tutto il territorio nazionale.

La doccia fredda della Delta

Nell’arco di un mese la situazione cambia drasticamente. Tecnicamente non è ancora una terza ondata ma il trend, giorno per giorno, non fa presagire nulla di buono.

Ecco come si presenta il quadro generale il 16 giugno 2021:

Le zone in cui i contagi erano al di sotto dei 10 casi settimanali su 100.000 abitanti ritornano su valori oltre i 50 casi, mentre le zone più popolate superano anche i 200 casi/100.000 abitanti a settimana.

L’ultimo dato del Governo inglese a livello nazionale (dati del 22 giugno) è il seguente:

  • Oltre 11.000 casi giornalieri
  • 72.401 casi in una settimana
  • Incidenza nazionale media di 93 casi/100.000 abitanti
  • Incremento di oltre 18.000 casi rispetto alla settimana precedente (+34,8%)

E i decessi?

Lentamente, aumentano anche loro. L’incremento dei decessi è più ritardato rispetto ai contagi ma l’ultimo dato riporta già valori a due cifre quando, fino a poco tempo fa, il Regno Unito registrava pochissimi decessi o addirittura nessuno:

Come facciamo a essere certi che sia la variante Delta la responsabile?

Ne siamo certi perchè il Regno Unito ha uno dei migliori sistemi di tracciamento genomico del mondo insieme alla Danimarca.

Il Consorzio britannico COG-UK ha sequenziato circa metà degli oltre 400.000 genomi di SARS-CoV-2 archiviati su GISAID, un database online senza scopo di lucro per la condivisione di genomi virali. All’archivio partecipano circa 140 Paesi del mondo, ma la maggior parte ha caricato solo un piccolo numero di sequenze.

Ormai la percentuale di tamponi positivi sequenziati è altissima (oltre l’80%):

In questa pagina si possono visualizzare i casi, a cadenze regolari, dei contagi attribuibili alle diverse varianti nel Regno Unito:

Il dato del 16 giugno elenca tutte le varianti identificate sui tamponi positivi che sono stati sequenziati. Limitandoci alle 4 varianti più comuni è evidente come la variante Delta faccia “passi da gigante”.

Il 90% dei nuovi casi di contagi sono infatti da variante Delta. L’incremento in scala logaritmica rispetto alle altre varianti è fuori discussione:

Perchè la variante Delta si diffonde così in fretta?

La spiegazione la dà il Public Health England (PHE) ovvero l’equivalente del Ministero della Sanità britannico che pubblica periodicamente i Technical Briefing.

La variante Delta è più trasmissibile del 60% rispetto alla variante Alfa. La variante Alfa, scoperta a dicembre 2020, era già più trasmissibile del ceppo originario che diede origine alla pandemia.

https://www.cnbc.com/video/2021/06/11/new-delta-covid-variant-is-more-transmissible-than-other-strains-say-health-experts.html

La variante Delta è già presente in oltre 92 Paesi e il 16 giugno rappresentava già il 10% dei nuovi casi negli USA. La settimana prima il valore si attestava intorno al 6%.

Il motivo di questa rapidità di diffusione è sempre lo stesso: le mutazioni rendono il coronavirus in grado di aumentare il suo legame con il recettore cellulare umano e tramite altri meccanismi ad evadere parzialmente anche la risposta immunitaria (anche quella stimolata dalle vaccinazioni).

Non è ancora finita

Per chi ritiene che la parola d’ordine dell’estate siano le “notti magiche” è bene predicare una salutare prudenza.

Il COVID-19 non sta arretrando solo perchè in Italia abbiamo meno di 1.000 casi al giorno e poche decine di decessi:

  • In Portogallo il numero di casi (fonte Reuters) ha toccato livelli che non si vedevano da Febbraio a meno di un mese dopo le riaperture che il Paese aveva attuato per accogliere i turisti per la stagione estiva;
  • La Russia sta registrando più di 500 decessi giornalieri con un notevole incremento di casi da variante Delta, complice la riluttanza dei russi a vaccinarsi. A Mosca è di nuovo in vigore il coprifuoco alle 23;
  • In Africa si assiste ad un incremento del 44% di nuovi casi e un aumento del 20% di decessi. In una sola settimana. Qui domina la variante Beta o Sudafricana;
  • In Brasile ha superato 500.000 decessi e si allargano le classi di età colpite coinvolgendo anche l’età infantile;
  • Tutto il Sudamerica è alle prese con una terza ondata che sta mietendo vittime e portando al collasso sistemi sanitari già in cronica difficoltà: Colombia, Paraguay, Argentina tra i più in difficoltà. Il Paraguay ha registrato un record assoluto in questi giorni: 18.09 decessi per milione di abitanti. In confronto l’India ha un dato di 2.71, 2.2 in SudAfrica, 1.01 negli USA, and 0.14 nel Regno Unito. In Sudamerica domina la variante Gamma (la Brasiliana o P.1);

I cinici affermeranno che sono affari che non ci riguardano. Il coronavirus però si sconfigge solo con la cooperazione. Delle 4 varianti di cui ci siamo occupati 3 sono emerse in Paesi in cui i sistemi sanitari e le vaccinazioni sono in maggiore difficoltà. Lasciare che il coronavirus, moltiplicandosi indisturbato, riesca a mutare in sempre peggiori varianti non è intelligente. Anche perchè è già dimostrato che le varianti riducono, in misura variabile, l’efficacia dei vaccini.

La variante Lambda è dietro l’angolo: è già sotto la lente dei ricercatori in quanto presenta mutazioni molto preoccupanti. Guarda caso è stata rilevata in Sudamerica e principalmente in Cile, Peru, Ecuador e Argentina proprio per l’incontrollata catena di contagi.

Ma i vaccini non ci dovrebbero proteggere?

Un recente articolo, non ancora pubblicato ma disponibile in preview1 fa luce sulla efficacia dei vaccini. L’articolo è opera di ricercatori del Ministero della Salute britannico.

La tabella sottostante fornisce le indicazioni più rilevanti:

L’efficacia del vaccino Pfizer (BNT162b2) che con la variante Alfa era del 49,2% dopo la prima dose, passa al 33% con la variante Delta.

Il vaccino Pfizer dopo due dosi dava in media una protezione del 93,4% con la variante Alfa mentre passa all’87,9 con la variante Delta.

Il vaccino AstraZeneca (ChAdOx1) riduce anche esso la sua efficacia con una sola dose passando da variante Alfa a Delta.

Con due dosi l’efficacia, già minore di Pfizer, si riduce ulteriormente con la variante Delta.

Lo studio ha numerose limitazioni in quanto ancora preliminare. Ma una cosa è certa: la variante Delta riduce, anche se di poco, l’efficacia dei vaccini e tale riduzione appare più evidente con il vaccino AstraZeneca che paga una caratteristica non ideale in una fase come questa: l’eccessivo intervallo tra prima e seconda dose.

Un’altro aspetto è certo: chi ha ricevuto una sola dose o chi addirittura non è vaccinato rischia moltissimo.

Allora perchè preoccuparsi?

Ai fautori delle “notti magiche” ricordiamo questi aspetti:

  1. In Italia poco più di 30 milioni di prime dosi; in UK 43 milioni
  2. In Italia poco più di 16 milioni di persone vaccinate; in UK oltre 31 milioni
  3. Gli inglesi, avendo altissime percentuali di sequenziamento possono tracciare il comportamento di ogni variante (gravità dei casi, accessi in DEA, letalità). L’Italia, su un numero totale di 834.274 sequenze disponibili su GISAID fino al 22 marzo 2021, ha contribuito con 13.769 sequenziamenti. Il nostro Paese è collocato molto in basso nella classifica mondiale: si trova dopo Bangladesh, Sri Lanka e Oman. Sarcasticamente Burioni ha stigmatizzato in questo modo l’approccio del nostro Paese con un tweet del 20 aprile:
  1. In Italia facciamo circa 200.000 tamponi al giorno. In UK 1 milione.

Ma sicuramente abbiamo meno casi perchè siamo più bravi.

Il problema è sempre nel denominatore

Abbiamo ancora una enorme fetta di popolazione che ha fatto una sola dose o non ha ricevuto neppure una dose. Se la variante Delta arriverà anche da noi (e perchè mai non dovrebbe?) la popolazione suscettibile è di gran lunga superiore a quella inglese.

Forse bisognerebbe anche migliorare il sistema di sequenziamento. Quello attuale è a livelli da terzo mondo.

Infine sarebbe il caso di consigliare la massima prudenza: in un solo mese la variante delta ha capovolto la situazione in UK. Non ci possiamo permettere una ondata in piena estate ed un autunno peggiore dell’anno passato.


  1. Bernal, Jamie Lopez, Nick Andrews, Charlotte Gower, Eileen Gallagher, Ruth Simmons, Simon Thelwall, Julia Stowe, et al. 2021. «Effectiveness of COVID-19 Vaccines against the B.1.617.2 Variant». MedRxiv, maggio, 2021.05.22.21257658. https://doi.org/10/gksdsg.

Una risposta

  1. elena barbero ha detto:

    invito tutti ad usare ancora la mascherina ed evitare gli assembramenti…mi spiace per i gestori delle discoteche ma ballare non è un diritto essenziale

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