L’Hubei dello Stivale (Parte 69): I morti non mentono

Un giorno sapremo quanti decessi sono stati determinati dal COVID-19?

Non potremo mai saperlo esattamente ma possiamo già ora andarci molto vicino.

Le scienze statistiche hanno da tempo elaborato modelli sempre più fini che tengono conto di molteplici parametri. E le stime sono divenute estremamente solide.

Mentre il numero dei contagi, il rapporto positivi/tamponi, l’indice Rt, il numero di ricoveri ospedalieri ed altri indicatori servono a monitorare l’andamento dei contagi, i decessi sono il dato più affidabile per determinare l’impatto della pandemia in termini di vite umane ed anni di vita persi.

In ogni pandemia si verifica un “eccesso di mortalità” rispetto ad un periodo di riferimento. A livello mondiale l’impatto di tale “eccesso di mortalità” comincia a delinearsi con sempre maggiore chiarezza.

L’eccesso di mortalità

L’eccesso di mortalità si riferisce al numero di decessi per tutte le cause che si verificano durante un particolare periodo e che sono in sovrannumero rispetto a quello che ci saremmo aspettati in condizioni normali.

Il calcolo della mortalità è un metodo molto efficace per tenere conto sia della mortalità COVID-19 diretta, cioè quella ufficiale riportata quotidianamente nel bollettino della Protezione Civile, sia della mortalità COVID-19 indiretta ovvero tutti quelli che la pandemia ha indirettamente provocato. In questo gruppo rientrano i decessi per altre cause che sono attribuibili alla crisi sanitaria conseguente alla pandemia.

Il calcolo dell’eccesso di mortalità è piuttosto semplice. Se consideriamo i decessi in una particolare settimana del 2020, ad esempio la settimana 12 del 2020 (quella che va dal 16 al 22 marzo 2020), l’eccesso di mortalità si calcola sottraendo dai decessi di questa settimana quelli medi che sono avvenuti nella 12a settimana dei 5 anni precedenti:

(dove W sta per week).

Nella figura sottostante è visualizzato l’eccesso di mortalità in USA degli ultimi 3 anni. Le barre blu rappresentano i decessi settimanali. La linea gialla è la stima pesata basata sull’andamento della mortalità degli anni precedenti. La linea gialla segue molto fedelmente l’andamento reale dei decessi ad eccezione di due periodi (croci rosse):

  • un eccesso di decessi nell’inverno 2018 dovuto ad una epidemia influenzale particolarmente virulenta;
  • l’eccesso di decessi a partire dalla primavera 2020 durante la prima ondata di COVID

Nel sito del CDC1 si può visualizzare l’eccesso di mortalità a New York, pesantemente colpita nei mesi di aprile e maggio 2020.

L’eccesso di mortalità in Italia

Volendo stimare l’impatto dell’epidemia Covid- 19 sulla mortalità totale, è più appropriato considerare l’eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre 2020. In questo periodo si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso).2 Tra il mese di febbraio e il 31 dicembre 2020 però sono stati registrati 75.891 decessi di COVID.

Se invece si valuta l’anno intero 2020 per intero l’eccesso di mortalità è di 100.526 decessi.

In questa tabella sono elencate

  • le classi età dei deceduti,
  • la media dei decessi nel quinquiennio precedente,
  • i decessi nel 2020
  • la ripartizione dei decessi del 2020 tra le varie classi di età
  • la differenza (ovvero l’eccesso di mortalità) tra il 2020 ed il quinquennio precedente,
  • il contributo dei decessi delle varie classi di età sull’eccesso di mortalità totale (ad esempio questa ultima colonna per la classe di età 50-64 si calcola dividendo 5.363 per 100.526 ottenendo 5,3%)

La popolazione sopra gli 80 anni contribuisce al 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo; in totale sono decedute 486.255 persone di 80 anni e oltre (76.708 in più rispetto al quinquennio precedente). L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega un altro 20% dell’eccesso di decessi; in termini assoluti l’incremento per questa classe di età, rispetto al dato medio degli anni 2015-2019, è di oltre 20 mila decessi (per un totale di 184.708 morti nel 2020).

Nella classe di età 50-64 anni abbiamo il 5% di eccesso di mortalità.

Dai dati Eurostat risulta evidente che l’Italia ha uno degli eccessi di mortalità più alti e che essa è direttamente in relazione alla percentuale di ultraottantenni.

Tra tutti i decessi notificati da inizio epidemia al 13 gennaio 2021, il 91,8% è avvenuto entro 30 giorni dalla data di diagnosi, il 96,0% entro 40 giorni e il 98,8% entro 60 giorni. La mediana del tempo intercorso tra la diagnosi e il decesso è risultata pari a 10 giorni.

Tutti questi dati prodotti dall’ISTAT lasciano un interrogativo: se l’eccesso di mortalità è oltre i 100.000 decessi (il più alto dal dopoguerra) e nel 2020 sono stati registrati 75.891 decessi di COVID, gli altri 33.000 decessi in più sono avvenuti a causa di cosa?

Quali fattori incidono sull’eccesso di mortalità?

Come già accennato l’eccesso di mortalità che si manifesta durante un periodo pandemico non è tutto imputabile direttamente alla patologia principale.

In questi frangenti vi sono fattori che in parte possono anche ridurre la mortalità di una popolazione.

L’eccesso di mortalità è influenzato infatti dai seguenti fattori:

  1. I maggiori decessi provocati direttamente dal COVID-19;
  2. I maggiori decessi determinati dalla difficoltà dei sistemi sanitari nel gestire adeguatamente i pazienti affetti da altre patologie;
  3. I maggiori decessi determinati dall’aumento dei disturbi mentali inclusa la depressione, l’aumentato abuso di alcol e di oppiodi;
  4. La riduzione di decessi da incidenti dovuta alla ridotta mobilità e alle attività produttive nei periodi di lockdown;
  5. La riduzione dei decessi dovuta alla ridotta trasmissione di altri virus (es: influenza);
  6. La riduzione del numero di decessi attribuibili ad alcune condizioni croniche , come le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie, in quanto i pazienti che sarebbero morti per queste patologie muoiono prima a causa del COVID-19.

E’ inoltre evidente che:

  • le statistiche di molti Paesi non sono affidabili sia per motivi di propaganda politica (Russia, India, Cina, Iran) sia per sistemi di rilevazione deficitari (quasi tutti i Paesi del terzo mondo);
  • durante il picco di contagi molti decessi non sono stati correlati al COVID-19 per il sovraccarico del sistema di tracciamento. In Italia, a marzo-aprile 2020 molti decessi di COVID-19 nelle residenze per anziani non sono stati registrati come tali. Alo stesso modo molte persone decedute a casa per COVID-19 non avevano eseguito il tampone.

Per stimare la mortalità da COVID-19 bisogna quindi tener conto di tutti questi fattori estrapolando i decessi che verosimilmente sono determinati dalla patologia responsabile della pandemia.

I morti per COVID in realtà sono più del doppio

L’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) della Università di Whashington ha elaborato un metodo per estrapolare i decessi di COVID ed il 6 maggio ha pubblicato i risultati sul suo sito web.

Ad oggi la WHO calcola che i decessi di COVID-19 siano pari a 3.294.657.

Ma la stima depone per un numero più che doppio pari a quasi 7 milioni di morti.

Questa stima è assai più realistica anche alla luce di quanto sta avvenendo in India (vedi post precedente).

La catastrofe auto-inflitta dal Governo Modi è di gran lunga peggiore di quanto possa sembrare3. Le dichiarazioni del Ministro della Sanità Harsh Vardhan che affermavano che ormai il COVID era stato sconfitto sono chiaramente oscurate dal fumo che si leva dai crematori.

Ashish Jha, Preside della Brown University School of Public Health (USA) ha corroborato su Twitter la tesi della pesantissima sottostima dei decessi in India con un metodo semplicissimo che non ricorre a formule complicate ma all’algebra delle elementari.

Bisogna partire propri dai morti.

E dal luogo in cui essi vengono portati: i crematori.

Ecco la sua analisi (9 maggio 2021):

L’India oggi riporta 400.000 contagi e 4.000 decessi

E ciò non è corretto.

Il reale numero odierno di contagi è tra 2 e 5 milioni. Mentre il numero di morti è probabilmente vicino ai 25.000

Per risolvere l’enigma bisogna guardare ai crematori.

Nel 2019 in India morivano circa 27.000 persone al giorno

I crematori gestivano senza problemi quel numero di morti e 4.000 decessi in più non li avrebbero mai messi in difficoltà. Ma tutti i crematori riportano un incremento della attività da 2 a 4 volte superiore.

Quindi il numero di decessi giornaliero si collocherebbe tra 55.000 e 80.000. Se il livello basale di decessi giornalieri è tra 25.000 e 30.000 ciò significa che i morti giornalieri di COVID-19 sono tra 25.000 e 50.000 non 4.000.

L’India non può avere solo 4.000 decessi in più di COVID.

Con i crematori che lavorano incessantemente 24 su 24 e 7 giorni su 7 esaurendo le scorte di legname 25.000 al giorno è la stima minima di decessi.

L’IHME stima infatti che in India il numero di decessi abbia superato ampiamente il milione mentre i dati ufficiali ne riportano solo 246.116.

Passiamo ai contagi in India (che generano i decessi).

Partiamo dalla letalità e ipotizziamo sia l’1% (1 contagiato su 100 muore).

Sembra eccessivo in quanto negli USA è dello 0,6% e la popolazione indiana è più giovane.

Ma il sistema sanitario indiano è letteralmente collassato e le persone muoiono senza ossigeno sdraiati per terra in ospedale. Una letalità dell’1% forse è pure bassa da quello che si vede.

Se l’1% è pari alla cifra realistica di 25.000-50.000 decessi al giorno i contagi giornalieri sono da 2,5 a 5 milioni non il numero bassissimo dichiarato (tra parentesi la percentuali di positività sfiora il 40%).

L’IHME stima che in Russia vi sono stati finora 593,000 decessi. Le statistiche ufficiali del Governo Russo ne dichiarano solo 109,334.

In Messico ve ne sarebbero stati 494.000 non 174.000.

Gli USA avrebbero avuto 905.289 decessi e non 574.073 (al 3 maggio).

Anche la Germania, l’Italia, la Francia ed altri Paesi europei evidenziano stime di decessi superiori anche del 45% (come in Germania) rispetto alle statistiche ufficiali.

I 20 Paesi con il più alto numero di decessi sarebbe questo:

Il numero di morti in India è sicuramente in continua evoluzione ma alcune differenze tra realtà e quanto dichiarato è effettivamente enorme nei Paesi del terzo mondo e negli Stati dittatoriali.

La pandemia attuale, secondo la dichiarazione del direttore dell’IMHE Christopher Murray, verrà considerata assai simile alla influenza spagnola quando tutto finirà. La stima più affidabile dei decessi per quella pandemia fu di 675.000 persone.

E’ realistico attendersi un numero oltre un milione prima della fine del 2021 solo negli USA.

Il messaggio è chiaro: puoi ignorare la realtà, non effettuare i test o alterare i dati dei contagi. Ma non puoi ignorare i morti.

I morti non mentono.


  1. https://www.cdc.gov/nchs/nvss/vsrr/covid19/excess_deaths.htm
  2. IMPATTO DELL’EPIDEMIA COVID-19 SULLA MORTALITÀ TOTALE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE ANNO 2020 – 5 marzo 2021 ISTAT
  3. Lancet, The. 2021. «India’s COVID-19 Emergency». The Lancet 397 (10286): 1683. https://doi.org/10/gjwrqs.

2 risposte

  1. Luca Di Dio La Leggia ha detto:

    Buonasera Dott. Gallone,
    è da tempo che tengo sotto osservazione le statistiche ISTAT sull’eccesso di mortalità e mi sono reso conto della incapacità dei bollettini regionali di fornire un quadro veritiero dei decessi. In particolare mi sono soffermato sui bollettini prodotti quotidianamente dalla regione Campania (la mia regione…). Durante la seconda ondata il numero di decessi COVID era fortemente sottostimato rispetto all’eccesso di mortalità mentre viceversa, nei mesi di febbraio/marzo 2021 i decessi erano fortemente sovrastimati rispetto all’eccesso di mortalità (anche su base nazionale). Quali sono i criteri adottati dalle regioni per raccogliere le evidenze di mortalità da COVID? Perché sono così imprecise e inaffidabili?
    Per quel che concerne il panorama europeo resto sorpreso dai numeri di eccesso di mortalità della Germania forniti dall’Eurostat. I dati sono estremamente più bassi dei nostri. E’ possibile giustificare questa differenza SOLO sulla base dei posti di terapia intensiva disponibili in Germania? Cosa hanno fatto di più (o meglio) rispetto a noi?

    • Gabriele Gallone ha detto:

      Innanzitutto io mi affido solo alle statistiche ISTAT ed a siti come Epicentro. Le statistiche regionali non le ritengo così affidabili e comunque l’ISTAT ha professionisti di livello decisamente superiore. Inoltre sono i dati Istat tramite il Ministero che vanno a popolare i dati Eurostat. I bollettini periodici non sono sicuramente aggiornati alle ultime settimane ma le analisi sono effettuate con rigore metodologico (come si può valutare dai commenti).
      I dati tedeschi sono migliori per molteplici ragioni. Quella fondamentale è che l’Italia ha tagliato pesantemente sul finanziamento del SSN a causa della crisi economica e della cronica incapacità a evidenziare PIL da zero virgola o di poco superiori. I livelli di finanziamento sono tra i più bassi tra i Paesi OCSE come il rapporti posti letto/1.000 abitanti. La medicina territoriale è stata considerata la cenerentala del nostro SSN. A questo va aggiunto il taglio continuo sul personale che ha portato l’età media di medici e infermieri ai livelli più elevati (circa 54 anni). I letti di terapia intensiva rientrano in questo quadro ma non solo. Anche i numerosi decessi “casalinghi” denotano la carenza cronica di strutture per gli anziani. Quale tra questi fattori sia stato il più importante è molto difficile da chiarire. Ma è certo che la causa è stata multifattoriale colpendo in maniera simile la Spagna ad esempio che ha un SSN in grande difficoltà con personale sanitario sottopagato. Poi vi sono alcune scelte scellerate nel decidere i lockdown, i litigi tra Governo e Regioni, i ritardi nel comprendere la gravità della situazione. Abbiamo chiaramente dimostrato che la favola del “siamo uno dei sistemi sanitari migliori del mondo” va bene solo per riempire la bocca ai politici per una melmosa “captatio benevolentia”.

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