L’Hubei dello Stivale (Parte 68): Il rischio “calcolato”. L’India: il populismo provoca solo morti (parte seconda)

Segue dal post 67

Se la situazione in Sudamerica è gravissima quella dell’India è oltre l’immaginabile. Molto simile probabilmente alla situazione della pandemia del 1918 durante la seconda ondata autunnale.

Ecco l’evoluzione dei contagi (ampiamente sottostimati):

Le testimonianze e le immagini lasciano senza parole. Nei centri abitati vi sono morti ovunque: in famiglia, tra i conoscenti, tra gli amici. La ricerca di bombole di ossigeno al mercato nero è l’unica alternativa dato che molti ospedali hanno chiuso i cancelli e la gente muore in macchina o sdraiata per terra davanti ai pronto soccorso in attesa di un impossibile posto letto.

Il tasso di positività tra coloro a cui viene effettuato il tampone ha toccato l’incredibile cifra del 35%.

Malgrado l’India riferisca dai 2.500 ai 3.500 morti al giorno è verosimile che il numero reale sia tra 5 e 10 volte superiore. Il 28 aprile 2021 una intervista della BBC ha rivelato che a New Delhi i 25 crematori all’aperto sono pieni di cadaveri che si accumulano senza sosta. Il testimone ne ha visitati quattro e ha verificato che tutti erano stracolmi di salme in attesa di essere cremate (tra 100 e 150 in ognuno di essi quando la capacità è di 25 al giorno).

Cosa stia avvenendo fuori dai grossi centri abitati non è dato sapere.

Le immagini delle pire che vengono accese 24 ore su 24 e dei pazienti che sostano fuori dagli ospedali in attesa di un ricovero sono continuamente pubblicate su youtube da parte di televisioni e giornalisti indipendenti.

Questo video del Guardian descrive la situazione fuori degli ospedali:

Uno dei migliori servizi (BBC) è quello seguente dove viene anche illustrato con le immagini come l’India abbia erroneamente considerato il COVID sconfitto e abbia commesso errori imperdonabili:

Una strage annunciata?

Tra gli errori imperdonabili i festeggiamenti per il Kumbh Mela, una delle più importanti celebrazioni induiste che si svolge a rotazione tra le quatto città sante, attirando decine di milioni di pellegrini che si riversano nel Gange:

Ecco i video del Kumbh Mela criticate dal network India Today come una delle cause principali della incontrollata catena di contagi:

A fine marzo la miccia era già stata accesa per le celebrazioni della festa di Holi in India. Holi segna l’avvento della primavera ed è una tradizione molto popolare. Getti di polvere colorata e spruzzi di acqua riversano altri milioni di persone in strada:

Il danno dei populisti è incalcolabile: Narendra Modi è uno di loro

Il Primo Ministro indiano ha molti tratti in comuni con l’ex Presidente Trump e con Bolsonaro.

Un altro fanatico della idrossiclorochina che si vantava di averne esportato milioni e milioni di confezioni in oltre 150 Paesi durante il picco di stupidaggine planetaria relativa ad un farmaco rivelatosi inutile già a metà 2020.

Oltre alla politica divisiva a favore della popolazione induista, Modi ha sposato in pieno atteggiamenti estremisti contro le minoranze etniche e appoggia tutte le richieste dei fanatici hindu.

La narrazione data da Modi al COVID è tipica dei populisti:

  1. la sconfiggeremo,
  2. l’abbiamo sconfitta,
  3. non ce l’aspettavamo così forte, non è colpa nostra

La fase 2 è andata in scena al World Economic Forum a gennaio 2021. Ecco cosa disse Modi (vedete anche il video con la interminabile pippa autocelebrativa):

L’anno scorso, a febbraio marzo, un sacco di esperti avevano previsto che l’India sarebbe stato il paese maggiormente colpito. Ipotizzarono due milioni di morti. Ma l’India si è mossa lanciando un metodo di partecipazione pubblica proattiva. Oggi l’India è tra quei Paesi che sono riusciti a evitare il maggior numero di morti. L’India, che rappresenta il 18% della popolazione mondiale ha salvato il mondo dal disastro portando la situazione sotto controllo.

Modi non si è limitato a incensare l’operato dell’India (e soprattutto il suo fondamentale ruolo di guida) ma ha anche elogiato il programma vaccinale (“il più grande del mondo” secondo le sue parole). In realtà tale programma è proprio uno dei talloni di achille dell’India che ha vaccinato solo il 10% delle persone pur essendone anche un produttore (il Covaxin).

Un atteggiamento totalmente irresponsabile è stato anche quello di consentire raduni politici per elezioni a cui egli stesso ha preso parte lodando “la fantastica quantità di persone ai suoi comizi”:

In questo video potete apprezzare l’enorme responsabilità di questi oceanici comizi da parte del Primo Ministro che hanno sicuramente determinato contagi, ricoveri e moltissimi morti.

Il video seguente riguarda un comizio nel Bengala Ovest dove si sarebbero svolte le elezioni. Il comizio è di tre settimane prima l’esplosione dei contagi.

Prendetevi la briga di seguire fino al minuto 1’15’’ e se avete voglia andate avanti a visualizzare le parti in cui viene inquadrato il pubblico.

Quale pazzo può organizzare assembramenti simili? Un populista criminale.

Per la cronaca: nello stato del Bengala Modi ha riportato una sonora sconfitta pochi giorni fa.

La censura: cancellati i post critici, ridotti i decessi

Inevitabile è arrivata anche la censura del Governo indiano non appena il contagio ha cominciato a macinare vittime. Come evidenziato dal New York Times zelanti funzionari hanno ordinato a Facebook, Instagram and Twitter di oscurare dozzine di post che criticavano Narendra Modi ed il Governo nella gestione della pandemia.

L’ordine di bloccare i post ha bersagliato anche le critiche al Premier Indiano che ne chiedevano le dimissioni compresi i post di antagonisti politici.

Nei crematori l’ordine è stato di non dichiarare i decessi come causati dal COVID-19; i responsabili dei crematori hanno dato ordine agli impiegati che registrano le cause di morte di scrivere sempre “malattia, malattia, malattia” ma mai COVID.

Bhramar Mukherjee, epidemiologo della Università del Michigan, che segue l’India da molti anni, ha affermato che si tratta di un “totale massacro di dati”.

Ad esempio a Bhopal, già nota per il disastro ambientale del 1980 che uccise migliaia di abitanti, i dati ufficiali riportano 41 morti di COVID in 13 giorni nel periodo centrale di Aprile.

Il realtà il New York Times ne ha contati circa 1.000.

Lo stesso fenomeno sta avvenendo in altre città quali Lucknow and Mirzapur. In questi grossi centri nello Stato di Uttar Pradesh e nello stato di Gujarat le fonti ufficiali riportano per lo stesso periodo tra 73 e 121 decessi ogni giorni.

In realtà, uno dei più importanti giornali dello Stato di Gujarat (Sandesh) ha inviato alcuni cronisti nei crematori evidenziando che i decessi erano circa 610 al giorno.

Il numero reale dei contagi è anche esso chiaramente sottostimato in considerazione della situazione apocalittica di tutti gli ospedali indiani e dall’altissima percentuale di positività riportata precedentemente (arrivata al 35%)

A New Dheli, il 25 aprile 2021, su 5.000 letti di terapia intensiva ne risultavano liberi solo 44.

I familiari liberano i letti con i propri parenti morti trasportandoli sulle barelle in quanto manca il personale e a questo si aggiungono i conti per pagare l’ospedale per molti indiani esorbitanti.

Malgrado i due terzi degli indiani abbiano meno di 35 anni si assiste come in Brasile ad una grandissima quantità di decessi tra i giovani.

A New Dheli il 65% dei ricoverati ha meno di 40 anni.

Allarmi inascoltati sulle varianti. l’avvertimento di INSACOG

Come in Brasile, una delle cause è rappresentata dall’emergere di una nuova variante denominata “doppia mutante” e nota come B.1.617 in quanto contiene due mutazioni presenti in altre varianti che ne amplificano la contagiosità e la rendono in grado di evadere la risposta immune di chi era stato già contagiato nella prima ondata.

E’ noto che sono moltissime le persone nuovamente contagiate e decedute che avevano già contratto la malattia nell’autunno 2020.

Una delle mutazioni è presente nella versione altamente contagiosa che ha causato una ondata di contagi in California all’inizio di quest’anno mentre l’altra è simile a quella presente nella variante sudafricana.

Agli inizi di marzo un gruppo di scienziati indiani aveva avvertito funzionari del governo a proposito di una nuova variante del virus. L’informazione è stata veicolata fino al ministro della salute indiano specificando le caratteristiche nefaste della variante (rapporto visionato dalla Reuters) che già costituiva il 20-25% dei nuovi contagi nello stato del Maharashtra.

Le due mutazioni (E484Q e L452R) costituivano una minaccia rilevante per la ripresa dei contagi.

L’avvertimento proveniva dall’Indian Sars-CoV-2 genetics consortium (Insacog).

La notizia, trapelata solo a condizione di anonimità (e già questo la dice lunga sul clima che si respira in India) avrebbe dovuto arrivare direttamente a Narendra Modi.

L’aspetto che sorprende è che Insacog, che raggruppa 10 laboratori del Paese specializzati nelle analisi genomiche, era stata istituita proprio dal governo a fine dicembre con l’obiettivo di monitorare le varianti che potevano mettere a rischio la salute pubblica.

Il ministro della salute indiano, dopo due settimane, rese pubbliche alcune delle informazioni (il 24 marzo) ma omise le parole che caratterizzavano la variante come estremamente preoccupante (“high concern”).

Anzi, dichiarò che le nuove varianti richiedevano misure di mitigazione già in atto quali aumento dei test e la quarantena.

Giornalisti del Guardian che hanno chiesto chiarimenti all’ufficio del Primo Ministro, al Ministro della Salute indiano e ad alti funzionari del Governo hanno ricevuto solo no comment.

I populisti indiani (e molti altri sparsi per il mondo) portano ora la responsabilità di un massacro in gran parte evitabile.

“You never make the same mistake twice. the second time you make it, it is no longer a mistake. It is a choice” (Lauren Conrad)

A questo prete indiano non resta pertanto che raccogliere le ceneri:

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