L’Hubei dello Stivale (Parte 67): Il rischio “calcolato”. Fatevi il segno della croce (parte prima).

La pandemia sta decelerando e gli sforzi di contenimento insieme alla distribuzione dei vaccini sta funzionando?

Ecco, ad oggi, il quadro della pandemia nel mondo:

La ripresa dei contagi è assai sostenuta. Molto più sostenuta di quanto sembri. L’estrema povertà dei Paesi più colpiti, le condizioni igieniche già precarie, il sovraffollamento e la mancanza di farmaci e vaccini non fanno che moltiplicare una situazione disastrosa.

Anche in questi casi l’indicatore più fedele è la situazione degli ospedali. Le scene orribili che provengono da più parti del pianeta evidenziano che la pandemia ha toccato livelli mai raggiunti.

Il numero dei contagi è altissimo ma vi sono due condizioni che sottostimano notevolmente ciò che sta avvenendo:

  • i sistemi di tracciamento gravemente deficitari
  • regimi autoritari e populisti che insabbiano i dati

Le notizie che provengono da India e Brasile sono quelle più note ma rappresentano solo una parte della storia.

La catena di contagi appare incontrollata.

Una pandemia non si sconfigge o non si controlla vaccinando solo una minima parte della popolazione mondiale.

L’unica cosa che potremo ottenere in questo modo è un bel cocktail di varianti che si potrà fare beffe di tutti i nostri sforzi.

Non è un caso che 3 delle 4 varianti più pericolose attualmente su piazza sono ormai prevalenti su popolazioni che assommano a quasi due miliardi di persone (tre volte l’intera Europa): India e Sudamerica.

Varianti più contagiose.

Varianti più letali.

Varianti che uccidono non solo più gli anziani ma anche moltissimi giovani.

Sudamerica

La situazione dei contagi nei Paesi dell’America Latina è la seguente:

Confrontate le progressioni di Argentina, Perù e Paraguay (media mobile a 7 giorni dei casi giornalieri per milione di abitanti):

La situazione non è molto differente negli altri Paesi sudamericani. Il Messico ha un numero di decessi più elevato da quanto ufficialmente dichiarato dalle fonti governative.
L’Ecuador è in lockdown in quanto gli ospedali non sono in grado di accettare altri pazienti.
Ad Aprile l’America Latina contava il 35% dei decessi globali di COVID pur rappresentando solo l’8% della popolazione mondiale.
In questo articolo del New York Times potete avere una descrizione completa della situazione.

Obiettivo immunità di gregge

Molti epidemiologi ritenevano che nelle zone amazzoniche dopo la devastazione provocata dalla prima ondata sarebbe stato assai improbabile assistere a ondate peggiori.

Il numero di contagi era stato così elevato che probabilmente l’immunità acquisita sarebbe stata sufficiente a mitigare ulteriori trasmissioni. L’immunità di gregge, si diceva, era quasi acquisita.

L’immunità di gregge è calcolata a partire dall’ormai noto indice Rt. L’indice Rt indica quante persone in media può contagiare un soggetto infetto. Se Rt è maggiore di 1 l’epidemia non è controllata, se inferiore a 1 l’epidemia tenderà a spegnersi.

In questo post avevo illustrato l’Rt con questo esempio.

Nel caso della figura l’Rt=3. Ogni persona ne contagia 3. Dopo 3 passaggi abbiamo 27 persone contagiata (3 alla terza) e così via.

Tasso di contagiosità pari a 3. Dopo 3 passaggi, in una popolazione suscettibile, si hanno 27 casi
Tasso di contagiosità pari a 3. Dopo 3 passaggi, in una popolazione suscettibile, si hanno 27 casi

Se invece un numero di persone sufficientemente alto è immune alla malattia (perchè l’ha contratta o è stato vaccinato) il contagio non può più propagarsi con andamento esponenziale. Ecco cosa accade con un Rt=1. Ogni persona infetta non riuscirà più a contagiare 3 persone contemporaneamente ma solo una e l’epidemia si spegnerà. Vi saranno ancora dei casi ma molto isolati.

Se il virus “impatta” su una persona di colore grigio (immune) il contagio si blocca.

Situazione nella quale con un tasso di contagiosità=1 si raggiunge immunità di gregge
Situazione nella quale con un tasso di contagiosità=1 si raggiunge immunità di gregge

Come si calcola l’immunità di gregge necessaria e soprattutto come si ottiene?

Dipende.

In questo articolo del Lancet una delle prime stime di R0 (Regione di Wuhan) veniva collocata a 2.681.

In Italia questo articolo2 evidenzia come nel periodo più critico della prima ondata (28 gennaio-31 marzo 2020) i valori di R0 stimati siano molto simili:

Il “doubling time” in giorni indica il numero medio di giorni necessario per raddoppiare i contagi. Più alto l’Rt minore sarà questo tempo e i contagi viaggeranno sempre più veloci.

L’immunità di gregge (valore critico) è in relazione con l’Rt con una semplice formula:

Con una calcolatrice potrete verificare che, con un indice Rt tra 3 e 3.5 l’immunità di gregge varia dal 66% al 72% (ovvero i due terzi circa della popolazione).

Rivedendo la figura di prima vedrete che accanto al simbolo v(valore critico) c’è proprio la frazione 2/3 ovvero la situazione nella quale il 66% circa della popolazione è immune (di colore grigio). In questa situazione l’epidemia non può più seguire un andamento esponenziale.

Colpo di grazia alla immunità di gregge?

Il 12 febbraio 2021 il BMJ titolava però così3:

La traduzione sarebbe: Manaus rappresenta il colpo di grazia finale per l’immunità di gregge?

Dalla metà di gennaio 2021 ciò che è avvenuto a Manaus, città amazzonica di circa 2 milioni di abitanti ha allarmato tutti gli esperti.

Le scene di parenti che cercavano disperatamente una bombola di ossigeno per i loro cari (del costo di 70 dollari l’una), i morti di asfissia fuori dagli ospedali, le scene di disperazione dentro i nosocomi con la totale carenza di posti letto e la incessante creazione di spazi cimiteriali e fosse comuni era di gran lunga superiore a quanto visto nella prima ondata.

Uno studio pubblicato su Science il 15 gennaio 2021 aveva effettuato una analisi sulla presenza di anticorpi dopo l’ondata di maggio ed aveva stimato un “attack rate” elevatissimo, molto vicino alla immunità di gregge.

L’”attack rate” è la proporzione di soggetti che in un dato periodo viene colpito dalla malattia rispetto al totale della popolazione:

Un valore tra 70 e 80% è molto vicino o addirittura superiore a quello che si considera sufficiente per ridurre la circolazione del virus. Lo studio4 stimava la presenza di anticorpi nel 76% dei soggetti.

Questa enorme quantità di persone contagiate ha determinato un elevatissimo numero di morti.

Manaus già al primo ottobre aveva registrato 3.789 decessi. In rapporto alla popolazione questo significa 1.710 decessi/milione di abitanti. Giusto per dare una idea:

  • Nel Regno Unito al primo ottobre erano 620/milione
  • In Francia 490/milione
  • Negli Stati Uniti 625/milione

L’IFR (infection fatality rate) o letalità

La letalità di una patologia si calcola rapportando il numero di decessi al numero di contagiati. Se su 1.000 persone contagiate vi sono stati 3 decessi per COVID, la letalità (o IFR) sarà di 3 su 1.000 che rapportato a 100 fa 0,3%

L’IFR reale non può basarsi semplicemente sulle statistiche di contagi e decessi in quanto spesso i contagi sono sottostimati e molti decessi non sono correttamente classificati come decessi COVID.

I modelli matematici tengono conto di questo problema e forniscono dati più attendibili.

A Manaus si stima che l’infection fatality rate sia stata fino nella prima ondata pari allo 0,28%.

A San Paolo è stato invece pari allo 0,72%. Infatti la popolazione di San Paolo è più anziana.

Ma il numero di decessi rispetto alla popolazione a Manaus è stato il più alto di tutto il Brasile proprio per l’altissimo numero di soggetti contagiati5.

A San Paolo l’attack rate stimato è stato infatti del 29%.

Un attack rate quale quello riscontrato a Manaus (76%) avrebbe significato per l’Italia 350.000 decessi da gennaio a inizio novembre 2020.

Ma per quale motivo allora vi è stato una seconda ondata di tali dimensioni dopo che il virus aveva contagiato ben di più che la metà della popolazione?

Progressivamente si sono fatte strada altre spiegazioni.

Molto inquietanti.

Varianti, evasione del sistema immune e mobilità

Ci sono 4 possibili spiegazioni a questo fenomeno:

  • l’immunità per chi ha contratto la malattia decade nel tempo ed oltre i 6 mesi il titolo anticorpale tende a ridursi decisamente. Ma non spiega l’evoluzione della seconda ondata a Manaus; ci sono studi che dimostrano la persistenza degli anticorpi per almeno 8 mesi dalla infezione. Ed in ogni caso, anche ipotizzando un livello inferiore di persone immuni (50%) la seconda ondata non avrebbe dovuto essere così violenta;
  • L’emergere della variante P.1 può spiegare questo fenomeno. Questa variante ha in comune con la variante sudafricana (la B.1.351) una mutazione (E484K) che è in grado di evadere in parte il sistema immune;
  • La variante P.1 non è solo in grado di evadere il sistema immune ma è anche molto più contagiosa6. Ciò la accomuna alla variante inglese (B.1.1.7) ormai prevalente in Europa.

Questo grafico apparso a gennaio 20217 rende l’idea:

A Manaus, dopo un periodo di circa 8 mesi, contagi e ricoveri sono saliti vertiginosamente. L’impennata è praticamente contemporanea alla identificazione della famigerata variante P.1.

Il quarto fattore determinante: la mobilità delle persone

A Manaus molti hanno pensato che il peggio era ormai alle spalle. I dati hanno rivelato che la mobilità delle persone è aumentata moltissimo soprattutto durante le feste natalizie (15-20 giorni prima del collasso del sistema sanitario).

Il 26 dicembre 2020 le autorità decisero di chiudere i negozi per 15 giorni visto l’incremento continuo dei casi ma furono costretti a rimangiarsi tutto per le proteste di piazza e dei commercianti.

Manaus, in grado di produrre solo 1/3 dell’ossigeno di cui aveva bisogno ha dovuto ricorrere ai ponti aerei per trasferire neonati, malati di COVID ed altri pazienti. Ma il numero di morti è stato comunque elevatissimo.

Lasciare il virus in libertà crea solo maggiori contagi e possibilità di varianti. Le varianti non fanno che moltiplicare ulteriormente contagi.

Continuare a proteggersi

Anche in Europa non ce la passiamo benissimo. La Germania ha dovuto approvare una legge che mette in riga i recalcitranti governatori dei Lander (l’equivalente delle nostre Regioni) per imporre una linea comune in caso di aumento dei contagi.

La Francia ha reimposto il lockdown dopo aver quasi saturato le terapie intensive, la Polonia è allo stremo, la Turchia assiste ad un continuo aumento di casi e decessi.

La Russia non ce la racconta giusta. Molti dati indicano che i dati sono edulcorati.

Dell’India parleremo dopo.

Puntare alla immunità di gregge lasciando “lavorare” il coronavirus è una ricetta perfetta per il disastro.

Forse questo titolo su Nature di marzo 2021 appare deprimente ma le ragioni contenute in esse sono valide8.

Ce ne sono 5 e non vanno sottovalutate.

  1. Non è chiaro se il vaccino prevenga la trasmissione (che è condizione base della immunità di gregge)
  2. La disparità nella distribuzione dei vaccini è gravissima. In moltissimi Paesi nessuno è stato ancora vaccinato. Questo aumenta la probabilità di nuove varianti.
  3. Le nuove varianti possono aumentare il livello soglia per la immunità di gregge. Una variante molto più trasmissibile rende l’Rt più elevato. Tramite la calcolatrice verificate cosa vuol dire avere un Rt di 5 o 6.
  4. L’immunità potrebbe non durare per sempre. Questo è vero per chi ha contratto il coronavirus ma potrebbe anche valere per chi è stato vaccinato. La necessità di richiami vaccinali sarebbe l’unica soluzione.
  5. I vaccini cambiano l’atteggiamento delle persone. Più persone vaccinate significa avere più interazioni. I vaccini non sono efficaci al 100% e ciò comporta maggiori rischi di contagio

La prudenza è d’obbligo e chi pensa di tornare facilmente alla normalità sbaglia.


  1. Wu JT, Leung K, Leung GM. Nowcasting and forecasting the potential domestic and international spread of the 2019-nCoV outbreak originating in Wuhan, China: a modelling study. Lancet. 2020 Feb 29;395(10225):689-697. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30260-9. Epub 2020 Jan 31. Erratum in: Lancet. 2020 Feb 4;: PMID: 32014114; PMCID: PMC7159271.
  2. Riccardo F, Ajelli M, Andrianou XD, Bella A, Del Manso M, Fabiani M, Bellino S, Boros S, Urdiales AM, Marziano V, Rota MC, Filia A, D’Ancona F, Siddu A, Punzo O, Trentini F, Guzzetta G, Poletti P, Stefanelli P, Castrucci MR, Ciervo A, Di Benedetto C, Tallon M, Piccioli A, Brusaferro S, Rezza G, Merler S, Pezzotti P; COVID-19 working group. Epidemiological characteristics of COVID-19 cases and estimates of the reproductive numbers 1 month into the epidemic, Italy, 28 January to 31 March 2020. Euro Surveill. 2020 Dec;25(49):2000790. doi: 10.2807/1560-7917.ES.2020.25.49.2000790. PMID: 33303064; PMCID: PMC7730489.
  3. ‘Covid-19: Is Manaus the Final Nail in the Coffin for Natural Herd Immunity?’ n.d. British Medical Journal. https://doi.org/10/gh2sgz.
  4. Buss, Lewis F., Carlos A. Prete, Claudia M. M. Abrahim, Alfredo Mendrone, Tassila Salomon, Cesar de Almeida-Neto, Rafael F. O. França, et al. 2021. ‘Three-Quarters Attack Rate of SARS-CoV-2 in the Brazilian Amazon during a Largely Unmitigated Epidemic’. Science 371 (6526): 288. https://doi.org/10/frmr.
  5. ‘Herd Immunity by Infection Is Not an Option’. n.d. Science. https://doi.org/10/ghs5dc.
  6. Rambaut A, Loman N, Pybus O, et al. Preliminary genomic characterisation of an emergent
    SARS-CoV-2 lineage in the UK defined by a novel set of spike mutations. December 2020.
    https://virological.org/t/preliminary-genomic-characterisation-of-an-emergent-sars-cov-2-lineagein-
    the-uk-defined-by-a-novel-set-of-spike-mutations/563.
  7. Sabino EC, Buss LF, Carvalho MPS, Prete CA Jr, Crispim MAE, Fraiji NA, Pereira RHM, Parag KV, da Silva Peixoto P, Kraemer MUG, Oikawa MK, Salomon T, Cucunuba ZM, Castro MC, de Souza Santos AA, Nascimento VH, Pereira HS, Ferguson NM, Pybus OG, Kucharski A, Busch MP, Dye C, Faria NR. Resurgence of COVID-19 in Manaus, Brazil, despite high seroprevalence. Lancet. 2021 Feb 6;397(10273):452-455. doi: 10.1016/S0140-6736(21)00183-5. Epub 2021 Jan 27. PMID: 33515491; PMCID: PMC7906746.
  8. ‘Five Reasons Why COVID Herd Immunity Is Probably Impossible’. n.d. Nature. https://doi.org/10/gjh7bx.

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