L’Hubei dello Stivale (Parte 65): Il rischio, i micromort ed i microtromb.

(continua dalla parte 64)

Il rischio è un concetto probabilistico: è la probabilità che accada un evento in grado di causare un danno alle persone.

Ciò che può provocare un danno è un determinato fattore che ha questo potenziale. Gli inglesi definiscono tali fattori con il termine hazard; in italiano ciò si traduce con il termine pericolo.

Quindi il rischio è la probabilità di essere vittime di un evento dannoso a causa di una potenziale sorgente di danno, ovvero di un pericolo.

La probabilità, ovvero l’incertezza nel valutare questo pericolo è estremamente variabile da caso a caso e da persona a persona.

La fonte di danno (il pericolo) di per sè non costituisce un rischio.

Immaginiamo tre bidoni pieni di Methyl-Parathion. Si tratta di composto ormai vietato in tutto il mondo, usato in passato come insetticida. E’ tossico se inalato, se viene a contatto con la pelle, se viene ingerito.

La WHO lo ha definito come “estremamente pericoloso”.

Questi 3 bidoni in una zona remota e disabitata (nel mezzo del deserto del Gobi) o nel parco giochi di una scuola elementare rappresentano sempre il medesimo fattore potenziale di danno (=pericolo).

Il rischio è dato dalla probabilità (likelihood) che una persona possa subire un danno se esposta a questo pericolo.

Quello che determina il rischio è la probabilità di una interazione con tale fattore:

Rischio=Probabilità x Pericolo

Pertanto il rischio di un evento avverso da Methyl-Parathion nel mezzo del deserto del Gobi è pari praticamente a zero mentre nel parco giochi è altissimo.

Un altro esempio per distinguere il pericolo (hazard) ed il rischio utilizzando uno squalo è il seguente:

Uno squalo in sè è solo un pericolo ovvero una potenziale fonte di danno. Ma non costituisce un rischio finchè qualcuno non va a nuotare nelle vicinanze di esso.

In campo vaccinale il pericolo è il vaccino, la probabilità è quella che risulta dalle statistiche relative agli effetti collaterali sulla base di età, sesso, malattie pregresse etc. mentre il rischio è ciò che risulta da questa interazione.

Come valutiamo il rischio?

Se tutti voi avevate ben chiara la distinzione tra rischio e pericolo siete già molto avanti. Se invece questa distinzione non vi era chiara o se consideravate rischio e pericolo come sinonimi è meglio che continuiate a leggere.

Gli umani infatti sono di gran lunga peggiori nel valutare il rischio rispetto a quanto essi stessi pensino1.

I fattori potenziali di danno sono ovunque e determinano un rischio a seconda della probabilità (likelihood) della interazione tra le persone e tali fattori.

La probabilità può dipendere da quanto la persona viene esposta ad un particolare pericolo (una volta l’anno, più ore al giorno) e da come una persona si espone alla fonte di danno (es: guidando con o senza le cinture di sicurezza, con o senza casco se va in moto, su una strada bianca in mezzo alla campagna o in una statale trafficata se va in bici etc.).

In ogni caso noi tendiamo a sopravvalutare il rischio se non è controllabile (catastrofi naturali, rischio radioattivo, attacchi terroristici e disastri aerei) anche se determinano un numero di eventi fatali o dannosi di gran lunga inferiore ad altri tipi di rischio.

Il rischio spaventoso (“dread risk”). La paura fa 90.

Un rischio spaventoso (“dread risk”) è un evento in cui un evento di bassa probabilità determina un notevole numero di decessi in un singolo episodio.

L’impatto emotivo di eventi di questo tipo si colloca all’opposto di eventi assai più frequenti che determinano un numero di morti di gran lunga maggiore ma che sono spalmati in un periodo di tempo più lungo.

L’esempio classico di rischio “terrorizzante” è quello dell’11 settembre 2001 in cui 4 aeroplani caddero a seguito di un attacco terroristico.

L’effetto sui potenziali passeggeri nei mesi e nell’anno immediatamente successivo fu evidente negli USA. Molti americani infatti ripresero a viaggiare in auto.

Dall’ottobre 2001 e per quasi tutto l’anno successivo le statistiche evidenziarono un aumento allarmante nel numero di incidenti automobilistici fatali2.

Nell’articolo del 2006 del noto psicologo cognitivo Gerd Gigerenzer viene descritto cosa avvenne:

Per un periodo di 12 mesi, negli USA, tra l’ottobre 2001 e il settembre 2002, il numero di eventi fatali mensile fu superiore alla media dei 5 anni precedenti (rappresentata dalla linea in corrispondenza dello zero).

Una verosimile stima calcolò 1.595 decessi automobilistici pari a 6 volte le vittime dei 4 incidenti aerei dell’11 settembre (256).

Gli attacchi terroristici sono raramente valutati per la numerosità degli eventi mortali; l’impatto emotivo dilata enormemente la percezione di questo rischio.

Se guardiamo ai numeri dal 2007 al 2017 i morti per terrorismo sono oscillati da 8.000 l’anno a 44.000 (nel 2014).

Nel 2017 il terrorismo è stata la causa di morte nello 0,05% dei decessi mondiali.

Ciò significa che essendoci stati quasi 56 milioni di morti nel 2017, quel rettangolino blu in alto è la quantità di decessi per terrorismo:

Se poi consideriamo che il 95% di questi attacchi avviene in Medio Oriente, Africa e Asia, la preoccupazione di noi occidentali appare assolutamente sproporzionata.

Eppure, considerando anche il risalto dato dai media, frequentare (ovviamente in epoca pre-pandemica) luoghi troppo affollati o recarsi ai concerti o intraprendere viaggi all’estero ha causato molto disagio tra ampie fette della popolazione proprio per una distorta percezione di tale rischio.

Voliamo o guidiamo? Tutto si gioca sul controllo

Se siamo su un aereo ci preoccupiamo di più (anzi, enormemente di più) in confronto ad un viaggio in macchina.

La nostra percezione del rischio cambia solo perchè (fallibilmente) crediamo che guidando possiamo decidere del nostro destino.

Ma non è così.

Guidare un’auto è molto più rischioso che prendere un aereo anche se in aereo ci dobbiamo affidare al pilota ed al co-pilota.

Ma l’errata percezione del rischio non dipende solo da questo fattore.

Distorsione da ottimismo

Questa è una traduzione letterale del termine optimistic bias e consiste nel fatto che le persone hanno la tendenza a sottostimare i rischi che essi stessi affrontano. Anche se ci rendiamo conto dei rischi riguardanti la popolazione generale tendiamo a non applicare a noi stessi le stesse valutazioni.

Ciò è spiegabile in parte con la teoria del nostro controllo sugli eventi (vedi sopra) e l’altra con il fatto che, pur rendendoci conto che il rischio di incidenti automobilistici non è irrilevante, noi riteniamo di guidare molto meglio della media di tutti gli altri guidatori.

Questo optimistic bias è presente anche in situazioni molto diverse quali ad esempio tra i fumatori o tra coloro che seguono stili di vita rischiosi che sottovalutano costantemente i rischi a cui vanno incontro (“a me quello non succederà”).

Una nota distorsione nella percezione del rischio legata all’optimistic bias è quella in cui l’attività che stiamo effettuando genera soddisfazione e piacere.

Gettarsi con il paracadute o con il parapendio, scendere a rotta di collo su un pendio in mountain-bike ci fa sottostimare il rischio connesso rispetto ad altre attività che hanno rischi sovrapponibili.

Distorsione da disponibilità ( “ availability bias”)

Gli eventi che colpiscono maggiormente la nostra immaginazione o che ci toccano da vicino sono considerati più rischiosi.

Possiamo erroneamente stimare in eccesso un rischio di attacco cardiaco se vi sono familiari o conoscenti che ne hanno avuto uno.

Allo stesso modo, un eccesso di copertura mediatica che dia risalto ad un evento particolare può indurre a pensare che il rischio connesso sia di gran lunga più elevato di quanto sia in realtà.

Media framing: parliamo di trombi

Questo termine apparentemente complesso ha a che fare semplicemente con il modo con il quale i dati, le percentuali e le probabilità vengono presentate al pubblico.

Nell’ottobre 1995, il Comitato inglese per la sicurezza dei farmaci diramò un comunicato che le pillole contraccettive di terza generazione aumentavano il rischio di trombosi potenzialmente fatali del doppio (ovvero del 100%). Questa informazione fu oggetto di una pubblicazione inoltrata a 190.000 medici, farmacisti e dirigenti della sanità e fu presentata come una comunicazione urgente ai media3. Molte donne interruppero la terapia con la conseguenza di un aumento di maternità indesiderate (soprattutto tra le adolescenti) ed un numero di maggiori aborti (46 milioni di sterline in più per le procedure e le terapie connesse). Nella figura si può apprezzare l’aumento vertiginoso di aborti in UK e Galles dalla data dell’annuncio.

Se invece il dato fosse stato presentato come: “la pillola incrementa il rischio di trombosi. Prima tali eventi erano 1 su 14.000 donne mentre ora con le pillole di terza generazione siamo passati a 2 eventi ogni 14.000 donne” l’effetto sarebbe stato sicuramente diverso.

Ironia della sorte, aborti e gravidanze aumentano il rischio di trombosi in maniera decisamente maggiore rispetto alla pillola contraccettiva.

Il framing è fondamentale anche nel rapporto medico-paziente. Se mi limito a dire:”prendendo il farmaco X avrà un 20% di probabilità di manifestare un determinato effetto collaterale” il paziente sarà confuso. Si chiederà: ma un 20% di cosa?

Una volta ho chiesto a 100 pazienti come interpretassero questa frase. Ecco le risposte:

  • “Nel 20% delle assunzioni avrò un effetto collaterale”
  • “Ogni giorno posso avere un 20% di probabilità di avere un effetto collaterale”
  • “Un 20% di compresse possono determinare un effetto collaterale”
  • “Se tutte le volte che assumo la medicina ho un 20% di probabilità di avere un effetto collaterale, al 5° giorno avrò sicuramente un effetto collaterale”

Pochissimi risposero correttamente ovvero: ogni 100 persone che assumono questo farmaco, 20 avranno questo effetto collaterale.

Parliamo di micromort

Negli anni ’70 alcuni ricercatori della Stanford University svilupparono il concetto di “micromort” per misurare la probabilità di una morte improvvisa.

Allo stesso modo in cui misuriamo in Ampère la corrente elettrica o i Celsius per misurare la temperatura, il micromort viene utilizzato per calcolare la probabilità su un milione di essere vittima di un evento mortale.

E’ molto utile per confrontare i rischi di morte e rivela molte sorprese.

Un micromort è una probabilità su un milione ed è una probabilità estremamente bassa.

Per farvi comprendere quanto essa sia bassa immaginate questo esempio apparentemente trùcido: siete ostaggio di un sadico che vi dice che vi ucciderà se, lanciando 20 volte in aria una moneta, otterrete 20 volte testa consecutivamente.

La probabilità di ottenere una serie di questo tipo è molto vicina a un micromort (esattamente 1 su 1.049.000 se utilizzate la distribuzione binomiale).

E’ praticamente certo che non morirete.

Micromort a confronto

In base a statistiche della sistema sanitario inglese trasmesse dalla BBC avviene un decesso ogni 100.000 interventi chirurgici in anestesia generale. Quindi vi saranno 10 decessi ogni milione di interventi.

Pertanto potremo dire: il rischio per un intervento in anestesia generale è di 10 micromort.

In base alle statistiche vi sono ormai molte attività che sono parametrate in micromort.

Eccone alcune:

Vediamole in dettaglio:

  • Scalare l’Everest: 37.932 micromort
  • Alzarsi dal letto all’età di 90 anni: 463 micromort; un rischio equivalente di osserva nel primo giorno di vita;
  • Partorire: 175 micromort;
  • Alzarsi dal letto all’età di un anno: 15 micromort;
  • Lancio con il paracadute: 10 micromort;
  • Percorrere 90 chilometri in moto: 10 micromort;
  • Alzarsi dal letto all’età di 45 anni: 6 micromort;
  • Una immersione con bombola: 5 micromort.

Se vogliamo approfondire i rischi pari ad un micromort scopriremo che queste attivita:

  • vivere due giorni a New York (per l’inquinamento);
  • viaggiare per 9.600 km in treno;
  • viaggiare per 1.600 km in aereo;
  • viaggiare per 370 km in auto;
  • camminare per 32 km;
  • sciare per un giorno;

e…..vivere due mesi con un fumatore corrispondono al rischio di morte pari ad un micromort:

Ogni giorno abbiamo i nostri micromort

L’evento fatale può capitare in qualsiasi momento (tocchiamo ferro…).

Un giorno qualsiasi per un ventenne equivale ad una probabilità di un micromort (1 probabilità su 1 milione di morire).

Mano a mano che si invecchia la probabilità di un evento mortale aumenta.

Per un novantenne si passa a 400 micromort in un giorno qualsiasi.

Ecco quanto dobbiamo viaggiare (in miglia) a piedi, in bicicletta, in moto o in auto per avere 1 micromort:

E il COVID quanti micromort fa?

Calcolare i micromort del COVID non è un esercizio facile ma nemmeno impossibile. Dipende dalla fase pandemica, dall’età e dal luogo in cui si calcola (es. oggi in Brasile o Israele).

Ma una stima accurata è stata prodotta negli USA su dati del CDC a settembre 2020.

Per ogni fascia di età vi sono due barre: quella scura rappresenta i micromort del COVID, quella chiara i micromort per tutte le altre cause di morte.

Tra 20 e 49 anni il COVID determina 200 micromort e poi sale esponenzialmente fino a 54.000 micromort nella fascia >70 anni (ben di più dei micromort che si hanno scalando l’Everest)

E i microtromb?

I microtromb non esistono. O meglio, li ho inventati io per questo articolo.

Sono il numero di eventi trombotici ogni milione (di vaccinazioni, di assunzione di farmaci o di quello che ponete al denominatore).

La distorsione nella percezione di un rischio trombotico è conseguenza di vari bias: giornali e TV hanno lo aggravato, dilatandolo a dismisura. Per giorni si è parlato solo di questo. Un morto (forse) di un evento trombotico è divenuto più rilevante dei 300-500 morti giornalieri di COVID.

Riportiamo la questione ai microtromb:

  • Astrazeneca determina 4-10 microtromb
  • La pillola contraccettiva da 500 a 1.200 microtromb
  • Fumare determina 1.763 microtromb
  • Il COVID porta con sè 165.000 microtromb

Ma attenzione: il vaccino Astrazeneca può determinare da 4 a 10 microtromb ma 1 solo micromort.

Ora attenti a questo strumento mortale. Vi basteranno 20 km per avere lo stesso livello di rischio.

Questo weekend vi fate una pedalata o una dose di AstraZeneca?

Non c’è nessuna differenza.

  1. Slovic, P. (1987). Perception of risk. Science, 236, 280–285.
  2. Gigerenzer G. Out of the frying pan into the fire: behavioral reactions to terrorist attacks. Risk Anal. 2006 Apr;26(2):347-51. doi: 10.1111/j.1539-6924.2006.00753.x. PMID: 16573625.
  3. Gigerenzer G. Why does framing influence judgment?. J Gen Intern Med. 2003;18(11):960-961. doi:10.1046/j.1525-1497.2003.30901.x

7 risposte

  1. Paolo ha detto:

    Grazie, come sempre, per la lucidità di esposizione che rende fruibili ai più degli argomenti altrimenti ostici. Grazie per questa pagina di SCIENZA che leggo (e condivido) sempre molto volentieri!

  2. Pietro Fiorentino ha detto:

    Molto interessante e ben documentato

  3. Piero Davio ha detto:

    Bravo Gabriele, bell’articolo, ma lasciami fare l’avvocato del diavolo ponendo sul tavolo poche domande/ considerazioni: 1) se tu potessi scegliere tra un vaccino a vettore virale che che ti da un micromort ogni milione + 1 microtromb ogni 100.000 e vaccini ad mRNA che non risulta aver dato micromort ma solo qualche caso di trombocitopenia sintomatico, tu quale sceglieresti? 2) Un microtromb ogni 100.000 è pochissimo ma se quell’uno sarò io per me la percentuale sarà uguale ad 1:1 tenuto conto che fino a prima del vaccino ero una persona sana con il rischio di prendersi il Covid-19 a seconda della mia esposizione. 3) Bisognerebbe infine dire allo STATO che è disonesto rubare ai cittadini milioni di euro sventolando loro sotto il naso la possibilità di vincere 140 milioni di euro al superenalotto in quanto la probabilità di vincita è di 1 su 625.000.000 e quindi è praticamente impossibile vincere!
    In effetti la matematica non dovrebbe essere un’opinione ma per lo STATO la è a seconda delle sue convenienze !

    • Gabriele Gallone ha detto:

      Sul fatto che lo Stato sia un “pusher” di droga ludopatica non ho dubbi in proposito. Lo Stato ignora che spende molto di più in termini sociali ed economici a far precipitare nella frenesia da gratta e vinci e lotterie assortite migliaia di giovani e anziani che si giocano stipendi e pensioni rispetto a quanto ricava. In Piemonte vogliono affossare una legge che ha funzionato in nome della tutela dei posti di lavoro quando i dati dimostrano l’efficacia nel contrastare le ludopatie. Per i vaccini io prenderei quello che mi offrono è sempre una questione di rischi/benefici. Quando fu distribuito il primo vaccino per la polio, in una percentuale simile ai “trombi” vi erano alcuni bambini che sviluppavano comunque la paralisi flaccida. Mutatis mutandis avrebbero dovuto astenersi dal vaccinare i bambini?

  4. Piero Davio ha detto:

    Per la polio non c’è mai stato un altro vaccino migliore del primo! Per il futuro, per il Covid-19, penso che occorra puntare sui vaccini ad mRNA anche perché è possibile manipolarli più facilmente per la copertura delle nuove varianti del virus.

  5. Lino Caraci ha detto:

    Bravo Gabriel, sto diffondendo via WA le tabelle chiarissime che pubblichi. Cia

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