L’Hubei dello Stivale (Parte 64): Le montagne russe di AstraZeneca: aprite il paracadute – parte 2

(segue dalla parte 62)

A seguito del possibile nesso causale tra il vaccino AstraZeneca ed eventi trombotici l’EMA emette un comunicato il 7 aprile in cui riconferma che i benefici del vaccino superano i rischi e che gli eventi trombotici sono molto rari.

L’agenzia governativa inglese (MHRA – Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) diffonde anche essa (il 7 aprile) un comunicato simile una analisi dei casi di trombosi. Considerando che nel Regno Unito al 31 marzo sono state vaccinate 20,2 milioni di persone con Astrazeneca il rischio di eventi trombotici è pari a 4 casi ogni milione di dosi (praticamente simile a quanto riportato da EMA per l’Europa).

In UK i casi segnalati sono i seguenti:

  • 79 eventi trombotici
  • 44/79 erano trombosi del seno venoso cerebrale (CVST) con piastrinopenia
  • 35/79 erano trombosi in altri distretti sempre con piastrinopenia
  • 19 decessi totali (15 avevano CVST)
  • 11 persone decedute avevano meno di 50 e 3 meno di 30 anni
  • Tutti i casi sono insorti dopo la prima dose di vaccino

Riassumendo anche quanto descritto nel post precedente sintetizzando i dati forniti da EMA e dalla MHRA risulta che:

tra chi ha effettuato la prima dose di AstraZeneca si hanno

  • circa 4 casi di trombosi ogni milione di dosi
  • circa 0,8 decessi ogni milione di dosi

Un esempio fallimentare di coordinamento tra le Agenzie: l’Europa

Dopo aver digerito le raccomandazioni iniziali dei vari enti governativi a riguardo della fascia di età a cui riservare il vaccino Astrazeneca (meglio i giovani che gli anziani) l’europeo medio assiste ad uno stop&go, a ripartenze fiduciose, ad un altro stop&go ed ad una inversione totale delle raccomandazioni precedenti.

Prima era:

Astrazeneca ai giovani.

Poi diventa:

Meglio agli anziani (ma non troppo anziani) piuttosto che ai giovani.

In mezzo abbiamo assistito a vere e proprie dimostrazioni di isteria giornalistica:

Ogni Agenzia governativa va per la sua strada. Ogni Paese mette i suoi paletti alle classi di età per Astrazeneca. L’EMA ormai è impotente:

  • Italia e Germania decidono over-60
  • Spagna over-60
  • Francia e Belgio over 55 anni

Confrontate le indicazioni del post precedente e la follia è servita.

In Francia siamo arrivati al non senso quando è stata lanciata l’idea di offrire un richiamo con un vaccino mRNA per chi ha effettuato la prima dose con AstraZeneca.

Una scelta assurda anche perchè tutti i casi sono avvenuti dopo la prima dose.

E non c’è nessun trial clinico che valuti se sia saggio mischiare vaccini diversi.

Approccio burocratico (Europa) e approccio pragmatico (UK)

Ogni Paese europeo ha agito come meglio credeva nel definire le classi di priorità nelle vaccinazioni.

Astrazeneca è divenuto sinonimo di vaccino dei giovani. Prima ancora che l’EMA lo approvasse per tutte le età, pur riconoscendo che i dati sui soggetti anziani erano meno solidi, la Germania, attraverso l’Istituto Koch aveva già consigliato al Governo, il 28 gennaio 2021, di non somministrarlo agli over 65.

L’UK non ha giudicato i vaccini sulla base della loro supposta efficacia sulla base della età ma si è basata su un ragionamento molto più semplice: forse mancano ancora tutte le evidenze per l’efficacia sugli anziani però abbiamo montagne di dati che dimostrano che gli anziani muoiono ad un tasso incredibilmente maggiore.

Un uomo di 70 anni, durante una ondata di contagi ha un rischio di morte di 1/1.848 (pari a 541 su 1 milione). Per un trentenne questo rischio è pari a 1/250.000 (ovvero 4 su 1 milione). Una differenza di 135 volte.

Perchè quindi vaccinare poliziotti, forze armate, insegnanti (in DAD) molto più giovani e non concentrare tutte le risorse su coloro che pagano il prezzo più alto?

A posteriori il Regno Unito ha fatto da subito la scelta migliore. A parte gli operatori sanitari, tutto l’arsenale vaccinale è stato impiegato per proteggere gli anziani e si stima che tale scelta abbia salvato 10.000 vite..

L’ex direttore dell’EMA Kent Woods (dal 2011 al 2015) aveva già dichiarato a El Pais (febbraio 2021) che la scelta di limitare Astrazeneca solo alle fasce giovani era privo di senso ed avrebbe causato molti decessi evitabili.

Il 28 febbraio avevo già parlato di “strategia vaccinale assassina”.

Ora anche da noi in Italia ci siamo arrivati: stop alle vaccinazioni creative (magistrati, politici, giornalisti, oltre a schiere di imbucati) e precedenza assoluta agli anziani.

Malgrado le teorie bislacche di De Luca che si spera non abbiano il sopravvento.

Quanto possiamo rischiare se non effettuiamo Astrazeneca?

Supponiamo che vi venga offerto Astrazeneca ma voi, disorientati dalla grande confusione, decidete per il no.

Ecco come il Winton Centre for Risk and Evidence Communication della Università di Cambridge ha rappresentato magnificamente i rischi e i benefici per classi di età:

Scenario 1:

Supponiamo che vi troviate in una situazione di basso rischio: bassi contagi o comunque ben controllati. Una situazione da zona gialla per intenderci.

Nelle due sezioni contrapposte vi viene presentato il rischio per 100.000 persone di:

  • finire in terapia intensiva per il COVID ogni 16 settimane (zona blu a sinistra)
  • avere seri effetti collaterali per il vaccino (zona arancione a destra)

Fate attenzione ai pallini: quelli che vedete colorati in blu o in arancione sono persone (o frazioni di esse).

Ad esempio, tra chi non si vaccina nella classe di età 50-59 anni, poco più di 10 persone ogni 100.000 abitanti ogni 16 settimane finiscono in terapia intensiva attaccati ad un ventilatore meccanico. In questa classe di età, tra chi si vaccinerà , vi saranno invece 0,4 persone (meno di una) ogni 100.000 abitanti che patirà un grave effetto collaterale.

In una situazione da zona gialla solo le persone sotto i 30 anni non hanno un favorevole rapporto rischio beneficio. Tutte le altre classi di età invece hanno maggiori vantaggi a prendere il paracadute Astrazeneca rispetto a chi lo rifiuta.

Scenario 2:

Siete in una situazione da zona arancione, i casi aumentano vertiginosamente, il vostro Governatore vuole che aprano (ad esempio) gli impianti sciistici, un’altro i ristoranti alla sera etc:

Ora anche i giovani hanno un netto vantaggio vaccinandosi con Astrazeneca.

Scenario 3:

Ora siamo in zona rossa. Le terapie intensive scoppiano, gli ospedali traboccano di malati, il tracciamento non tiene il passo.

Il vostro Assessore vi promette che svuoterà le corsie con l’idrossiclorochina1.

Siamo nell’occhio del ciclone (meglio, della ondata):

Ecco perchè gli inglesi stanno valutando di offrire un vaccino alternativo ai soggetti con meno di 30 anni. Ora che i contagi sono scesi a meno di 50/100.000 abitanti a settimana, il rapporto rischio beneficio non è favorevole.

Gli inglesi valutano i dati.

Vogliamo parlare di trombi?

Concentrandoci solo sulle trombosi è paradossale che il rischio di trombosi a seguito di una vaccinazione sia di 4 su 1.000.000 quando il COVID determina:

  • Embolia polmonare nel 7,8%
  • Trombosi venosa profonda nell’11,2%
  • Ictus nell’1.6%
  • Trombosi di qualche tipo nel 23% dei pazienti in ICU

Il rischio di trombosi da pillola contraccettiva è già stato accennato nel post precedente:

  • 629 casi ogni milione di donne, pari a circa lo 0,05% (o 1 ogni 2.000 donne ogni anno)

Se poi vogliamo utilizzare l’esempio citato dal Prof. Crisanti sui viaggi aerei possiamo dire che prendere un Torino-Londra vi espone ad un rischio doppio di avere una trombosi infatti:

  • 1 caso ogni 100.000 voli inferiori alle 4 ore
  • 1 caso ogni 4.656 voli di oltre 4 ore
  • 1 caso ogni 1.264 voli di oltre le 16 ore

E’ passato un anno. Facciamo presagi di morte

Prendiamo due persone: una di 25 anni ed una di 55 anni. Dall’anno scorso (esattamente marzo 2020) ambedue sono state esposte alla pandemia. Confrontiamo (rapportando le probabilità di morte ad un milione di persone) le loro probabilità di seri effetti collaterali a seguito del vaccino Astrazeneca o di morte per varie cause:

Ricordiamoci dell’ultima riga: in un anno la probabilità di morire a causa di un fulmine non è molto differente dalla probabilità di avere dei trombi a causa del vaccino (per i giovanissimi il rischio è più alto ma enormemente inferiore a quello di morire per altre cause).

Come ha detto il famoso esperto di rischio David Spiegelhalter, già Presidente della Royal Statistical Society: “la vita non è nè sicura nè insicura. Il rischio è uno spettro di varie probabilità: ci sono situazioni in cui il rischio è praticamente assente, altre in cui il rischio è inaccettabile.

Il terzo tipo di rischio è il rischio tollerabile: quello in cui cerchiamo di trarre dei benefici bilanciandoli con i possibili svantaggi. Per la maggior parte delle persone, i rischi connessi ad un virus come il SARS-nCoV-2 supera di gran lunga i rischi derivanti dall’uso dei vaccini”

Prima di lanciarvi nel vuoto ricordatevi del paracadute.


  1. Ogni riferimento a persone viventi è volutamente intenzionale

Una risposta

  1. Vincenzo ha detto:

    Buongiorno Dottore,
    Lei ha perfettamente ragione nella sua valutazione del rischio.
    Il problema con AZ è stata però la comunicazione. Giornalisti, eufemismo chiamarli così, e autorità regolatorie a parte, l’azienda ci ha messo molto di suo.
    Già in fase di test clinici e successiva sottomissione dei dati hanno combinato pasticci di ogni tipo, e quando si sono verificati i primi casi di trombosi i vertici dell’azienda hanno brillato per un assordante silenzio. Da un punto di vista di immagine aziendale è difficile dire chi ha fatto peggio tra AZ e Boeing con l’affare 737 MAX.

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