L’Hubei dello Stivale (Parte 46) – Il 25 dicembre intuberemo Babbo Natale?

(Segue dalla parte 45)

Il distanziamento sociale è ormai a tutti noto. Ma a ciò dobbiamo aggiungere il distanziamento “cognitivo” tra le Istituzioni e quanto gli operatori sul campo stanno segnalando da tempo.

L’epidemia non si è arrestata

Non credete a quello che vi dicono. Gli ospedali, almeno in Piemonte, sono ancora belli pieni, le ambulanze girano piene, gli intubati sono talmente tanti che il telefono è diventato un dispositivo medico che può salvare vite umane. Se si deve intubare qualcuno bisogna essere rapidi a contattare un ospedale vicino o situato in un’altra provincia che sia disponibile a prenderlo.

Negli ospedali più grandi di Torino ci sono 10-11 reparti covid con rianimazioni piene e posti letto di terapie intensive collocati in sale operatorie e in sale di emodinamica. Un ospedale di Torino (il Martini) che ogni anno registra 78.000 passaggi in DEA è divenuto interamente COVID ed il pronto soccorso è stato chiuso. Immaginate 200 accessi in DEA che si riversano ogni giorno sugli altri ospedali di Torino in un momento come questo.

Il bollettino giornaliero vi offusca la mente. Conta solo il trend

Sapete a cosa serve il bollettino necroscopico, dei contagi e del saldo dei ricoveri pubblicato ogni giorno sui giornali? A niente. Nessun statistico o epidemiologo serio si baserebbe su dati giornalieri come questi:”diminuiscono i ricoveri”, “salgono i morti”, “oggi record di tamponi” per descrivere la evoluzione di una epidemia. Queste sintesi giornaliere da domenica calcistica non hanno senso. Non ce ne può fregar di meno se oggi ha vinto o perso la vostra squadra preferita (anche se per molti ciò è causa di eccessi umorali opposti) ma importa se la squadra arriva a fine campionato con la retrocessione o la vittoria in campionato. Nessuno può fare previsioni sul fatto che uscirà testa o croce basandosi sul lancio precedente di una moneta. Se la moneta è truccata o meno lo capirete solo dalla tendenza ovvero da molti lanci della moneta.

Trend delle terapie intensive

I letti di rianimazione sono molti meno dei letti di ricovero ordinario e quindi è assai più alto il rischio di finirli prima. Possiamo mettere un malato a terra, lo possiamo gettare su una branda da reclute in una Chiesa o possiamo anche lasciarlo su una lettiga di ambulanza per 20 ore quando le barelle in DEA sono terminate, ma non possiamo fare lo stesso con un paziente intubato. Ci vogliono delle cosette in più: un ventilatore, monitor, telemetria, cavi, ambiente isolato dall’esterno, personale molto qualificato.

Per capire cosa è successo alle terapie intensive nella seconda ondata possiamo partire da un mio precedente post (a 150 orari contro un muro):

Adattato da fonte Sole 24 ore
Adattato da fonte Sole 24 ore

Il 31 ottobre i posti in terapia intensiva erano quelli che avevamo il 16 marzo 2020 (due giorni dopo l’istituzione del lockdown stile Wuhan, ovvero quello vero).

La situazione dopo 17 giorni è questa:

Adattato da fonte Sole 24 ore
Adattato da fonte Sole 24 ore

Abbiamo gli stessi numeri del 26 marzo: eravamo già in lockdown da due settimane ed i balconi pullulavano di una vasta umanità plaudente gli “eroi”. Il raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva è quindi avvenuto in 17 giorni. A marzo la crescita da 1.851 a 3.612 era avvenuta in soli 10 giorni (dal 16 marzo al 26 marzo) e la curva è stata più ripida.

Adattato da fonte Sole 24 ore
Adattato da fonte Sole 24 ore

Dovremmo forse bearci per questo risultato?

Non credo.

La curva, pur meno ripida di marzo è arrivata ormai vicina al picco massimo (4.068 posti) del 3 aprile.

La freccia in basso identifica il flesso dopo il quale la curva della seconda ondata per le terapie intensive è salita esponenzialmente (la prima settimana di ottobre). Nel grafico in basso è anche rappresentato qualcosa che non ha a che fare con i numeri ma con la “dormita” del Governo e delle Istituzioni. La cosiddetta “fase sogni d’oro” va dalla metà di giugno, quando la discesa dei ricoveri continuava svuotando progressivamente tutte le terapie intensive di malati critici, fino al punto in cui sono aumentati nuovamente i ricoveri in rianimazione.

Trend settimanale delle terapie intensive

Il trend settimanale è fondamentale per comprendere la dinamica delle metriche in esame. Se ci basiamo sul giornaliero “10 posti in più”, “40 posti in più” non cogliamo la visione complessiva nè la progressione del dato.

Esaminando le settimane estivo-autunnali fino al 4 ottobre si evidenzia un saldo positivo pressochè costante.

Per ognuna delle tre settimane è riportata la data, i posti letto occupati in terapia intensiva, la variazione rispetto al giorno precedente, l’incremento settimanale e la media a 7 giorni (quest’ultima si ottiene dividendo il saldo settimanale per 7).

Settimane dal 24 agosto al 13 settembre: vi sono variazioni giornaliere che raramente superano un saldo positivo di 10 unità con incrementi settimanali che raggiungono i 54 ricoveri in più nella settimana 7 settembre-13 settembre.

Il numero medio giornaliero è sempre inferiore a 10.

Settimane dal 14 settembre al 4 ottobre: non ci sono neppure in questo caso grosse variazioni. Ma in queste 6 settimane, relativamente “tranquille”, quintuplichiamo i posti occupati da pazienti COVID. Passiamo infatti da 65 posti occupati (24 agosto) a 303 (4 ottobre). Abbiamo ancora tanti posti in terapia intensiva e non abbiamo raggiunto la “soglia critica” del 30% di posti occupati da malati COVID. Ma quintuplicare i casi (il 500%) è un brutto segnale.

Infatti il Governatore Toti è uno dei primi a capirlo. Il 5 ottobre dichiara infatti:

De Luca è invece molto più avanti. Propone una chiusura di bar e gelaterie alle 23 (ma sabato e domenica alle 24). Ma per pizzerie e ristoranti l’accesso potrà avvenire fino alle 23 (Ordinanza N. 77 del 05/10/2020)

Insomma bastava entrare entro le 23 e potevate fare notte con pizza, pasta, friarielli e babà con tutti i vostri parenti e amici.

Settimane dal 5 ottobre al 25 ottobre: La situazione cambia drasticamente e la progressione è velocissima.

Gli accessi di ogni singolo giorno dal 12 ottobre diventano superiori a quelli che prima si registravano in una intera settimana. In queste 3 settimane i posti occupati quadruplicano passando da 323 a 1.208:

Le settimane dal 25 ottobre al 15 novembre sono una vera e propria valanga che si abbatte sulle rianimazioni. I posti occupati quasi triplicano passando da 1.284 a 3.422. In media ci sono 100 posti al giorno in più occupati da pazienti COVID:

Quanti di questi posti occupati al 15 novembre (3.422) sono dovuti ai ricoveri avvenuti dal 5 ottobre? Al 5 ottobre erano 323 quindi:

(3.422-323)/3.422=0,906

Il 90,6%, ovvero praticamente la totalità, dei posti letto rianimatori di pazienti COVID è stato occupato in sole 6 settimane.

Dalla prima settimana di ottobre, ovvero dal punto di flesso in cui avviene il decollo verticale delle rianimazioni (ricordate la freccetta del primo grafico?) Governo e Governatori si perdevano nell’indice Rt ed in altre facèzie, quale il nuovo gioco di società del monòpoli a colori imponendo il bat-lockdown ovvero il lockdown dei pipistrelli. Nessun contatto sociale dalle 23 alle 5 del mattino. Perchè è noto che sono quelle le ore dove si deve fare a gomitate per farsi strada.

Il Governatore Cirio ad esempio dichiarava all’ANSA il 15 ottobre:

Sono preoccupato, la situazione sarà migliore o peggiore sulla base delle decisioni che prendiamo adesso perché ormai riusciamo a prevedere i 10-15 giorni di ondata, in aumento o in diminuzione

La dichiarazione del 15 ottobre coincideva con 40 posti letti occupati da pazienti covid nelle rianimazioni. Quindici giorni dopo (30 ottobre) in Piemonte erano 159.

Secondo i dati ufficiali il Piemonte ha affrontato la seconda ondata con 367 letti (fonte Sole 24 ore). Malgrado avesse dovuto averne 666 secondo i piani elaborati durante la fase “sogni d’oro”, ha aggiunto solo 40 posti letto rispetto alla prima ondata.

Pertanto, la cosiddetta “soglia critica” di occupazione dei posti letto da parte dei malati covid in rianimazione (30%) è stata toccata il 28 ottobre (135 posti letto). Esattamente tredici giorni dopo la sua dichiarazione all’ANSA.

O chi fa le previsioni a Cirio usa i tarocchi o lui ha letto le previsioni capovolgendo i grafici. Non voglio pensare ad una terza possibilità.

Se dai troppa confidenza perdi la riverenza

Uno dei mantra ricorrenti per il monòpoli a colori delle Regioni è l’indice Rt. In questo post del 18 luglio avevo già illustrato i difetti di questo indice riassumendo non il mio pensiero ma valutazioni tratte dalla rivista Nature1 (mica il corriere dei piccoli).

L’indice Rt può variare molto quando, pur essendoci pochi contagi, vi sono cluster rilevanti (caso delle industrie Tonnies in Germania). Può comunque dare una sovrastima o una sottostima della situazione reale per il ritardo nella trasmissione dei dati. Questa influenza può essere ancora maggiore quando ad esempio i dati dei contagi risultano ancora più in ritardo per il blocco parziale della processazione dei campioni come avvenuto in diverse Regioni23.

Il calcolo dell’Rt che l’Istituto di Superiore di Sanità utilizza esclude i casi asintomatici in quanto “l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa può variare molto nel tempo4. Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate”.

Il problema è che in alcune Regioni è saltato anche il meccanismo della individuazione dei sintomatici. Come a marzo molte persone sono rimaste a casa ad attendere un tampone che non è arrivato mai.

Inoltre, in generale, i dati dell’Rt non riflettono mai l’andamento del giorno in cui sono pubblicati ma quella derivante da dati anche di 2-3 settimane prima.

Infine, l’intervallo di confidenza. L’Rt di cui molti parlano (anche a vanvera) è una stima puntuale. In statistica la stima puntuale è un indice sintetico che però sottende una implicita variabilità della stima. Puntuale non significa pertanto preciso o esatto come l’arrivo di un treno in orario.

Alla stima puntuale si associa sempre un intervallo di confidenza che descrive l’incertezza della stima stessa.

Alle elezioni politiche avrete sentito parlare spesso della “forchetta” ovvero del range nel quale si può collocare la percentuale di votanti per un partito o un candidato.

Es: la Lega avrebbe tra il 27% e il 31%, il Pd otterrebbe tra il 21% e il 25%, M5s tra il 18,5% e il 22,5. La stima puntuale sarebbe Lega 29%, Pd 23% e M5S al 20,5%. Ma la “forchetta” indica l’imprecisione della stima per cui i valori finali potrebbero essere diversi (ed anche di molto se il campionamento è errato).

Ora vediamo gli intervalli di confidenza dell’indice Rt calcolati il 27 ottobre:

A livello nazionale l’indice Rt era di 1.7 ma l’intervallo di confidenza al 95% si poneva tra 1,49 e 1,85. Una forchetta sufficientemente “stretta” che indicava una netta ripresa della epidemia.

Le Regioni invece avevano intervalli di confidenza molto più ampi. La Val d’Aosta è un caso limite insieme alla Basilicata dato che hanno una popolazione assai ridotta rispetto alle altre. Le stime sono decisamente meno precise con una ridotta numerosità.

Il Veneto si dimostra un caso virtuoso proprio per il miglior sistema di tracciamento a livello nazionale.

Se a livello nazionale la situazione è chiara, lo stesso non avviene a livello regionale per cui, con l’eccezione del Veneto e di poche altre, al 27 ottobre l’incertezza è maggiore. E a tale incertezza si aggiunge l’incertezza dei dati a cui si appoggia l’Rt (ritardati di solito di 1-2 settimane) più gli altri aspetti appena menzionati. Un indice che da solo non ci dice quale sia la reale situazione e che va esaminato con altri parametri.

Se ad esempio:

  • un sistema di tracciamento non tiene più il passo,
  • si formano code enormi agli hot-spot,
  • moltissimi sintomatici attendono inutilmente un tampone,
  • i campioni prelevati si accumulano nei congelatori dei laboratori analisi
  • la processazione dei tamponi è in ritardo di settimane

allora non c’è Rt che tenga: se contemporaneamente la pressione sui pronti soccorsi e sui reparti ospedalieri diventa insostenibile la situazione è sfuggita di mano.

Sbiadire le zone rosse non è una buona idea

Se in molte Regioni la soglia critica del 30% di occupazione delle rianimazioni da parte di pazienti COVID è ampiamente superata e i singoli ospedali hanno centinaia di pazienti COVID da smaltire bisogna spiegare chiaramente ai Governatori l’enorme rischio che si corre:

Fonte: Sole 24 ore; dati  del 19 novembre
Fonte: Sole 24 ore; dati del 19 novembre

Con il fake-lockdown ed il bat-lockdown la pressione sugli ospedali si ridurrà molto più gradatamente rispetto ad aprile-maggio. Gli ospedali non saranno in grado di sostenere una terza ondata con ospedali ancora ampiamente sovraccarichi.

Se per le feste di Natale vogliamo superare di slancio i 60.000 morti e distruggere il sistema sanitario basta sbiadire un pochino i colori.

Citando il noto epidemiologo Salvini che afferma che se gli toglieranno il Natale “diventerà una bestia” condivido quanto da lui detto a Porta a Porta su Rai Uno: ”Se non fai un condono in tempo di guerra non lo fai più: edilizio, fiscale, tombale”.

Certamente, il condono “tombale” sarebbe estremamente utile per le frequenti sepolture.

Se Babbo Natale potesse parlare non vorrebbe però correre questo rischio: è obeso, è anziano e forse ha pure il diabete con tutti i dolcetti che gli lasciano i bambini.

Non facciamolo intubare.


  1. Adam, David. «A guide to R — the pandemic’s misunderstood metric». Nature, s.d.
    https://doi.org/10.1038/d41586-020-02009-w
  2. COVstat: metodologia di calcolo Rt
    https://covstat.it/modelli/come-funziona-il-nuovo-modello/
  3. Limiti dell’Rt. Scienza in Rete
    https://www.scienzainrete.it/articolo/rt-utilità-e-limiti-di-indice/carlo-di-pietrantonj/2020-07-11
  4. FAQ ISS indice Rthttps://www.iss.it/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/faq-sul-calcolo-del-rt

Rispondi