L’Hubei dello Stivale (Parte 47) – Mai dire DIRMEI, dall’Unità “in Crisi” alla Unità Nevrotica

Il DIRMEI è divenuto il nuovo Moloch della struttura emergenziale della Sanità Piemontese. Nata dalle ceneri della Unità di Crisi si è rianimata dal crematorio burocratico con una nuova struttura, il DIRMEI, che è stata inizialmente affidata al Direttore Generale della ASL di Torino (Carlo Picco). Della sua pur breve esperienza resterà questa frase, registrata da una inchiesta giornalistica di SkyTg24 il giorno 18 ottobre, simbolo delle capacità di una organizzazione all’avanguardia per i modelli previsionali:

Il DIRMEI è l’acronimo di Dipartimento Regionale delle Malattie Infettive; questo nome sembra portare un pò sfiga dato che a noi sembrava che l’emergenza fosse limitata al COVID e non anche alla malaria, alla tubercolosi e chissà a quale altro misterioso patogeno.

Dati i risultati io avrei preferito l’appellativo CISEI

(acronimo troncato di: ci sei o ci fai).

L’Unità “in crisi” della prima ondata

Sembrava difficile superare i livelli dell’Unità di Crisi la quale è andata rapidamente “in crisi” con una sequenza interminabile e contraddittoria di circolari. Tra queste si ricordano quelle relative al blocco degli ordinativi allo scopo di centralizzare gli acquisti. In un momento in cui i provveditori e le farmacie avevano disperato bisogno di DPI la cosa migliore era mantenere i rapporti in atto e non creare sovrastrutture che allungavano la filiera. Il risultato fu disastroso e vi fu una precipitosa e tardiva marcia indietro per incapacità a gestire gli approvvigionamenti. Cercarono anche di affermare che loro non avevano bloccato nulla. Ma ci sono le prove. Inoppugnabili.

Poi vi fu l’odiosa pratica di far preventivamente approvare i tamponi molecolari richiesti dai medici attraverso una piattaforma informatica. Una procedura che allungava i tempi delle richieste sia per i pazienti che per i dipendenti. In più di un caso solo dopo ripetuti dinieghi ed altrettante insistenze, i tamponi venivano autorizzati e si rivelavano oltretutto positivi.

Poi vi fu la circolare “anonima” sul lavaggio del CPAP da parte delle belle lavanderine (visualizzabile qui) con spregio delle più elementari norme di sicurezza verso gli operatori.

Anche le mascherine “catturapolvere”, di cui trovate il resoconto qui, furono distribuite senza un minimo di vergogna.

Il presidente della Regione Alberto Cirio aveva affidato il comando dell’Unità di Crisi al direttore dell’emergenza sanitaria e della Maxiemergenza sanitaria regionale, Mario Raviolo.

Raviolo prese molto sul serio l’incarico: si distinse subito nella guerra intergalattica contro il coronavirus con un atterraggio stile “Incontri ravvicinati di terzo tipo”. Il 12 marzo, in tuta spaziale presso Tortona, con autorespiratore e pistola al laser affrontò il virione che teneva in ostaggio un gruppo di suore missionarie mentre nel resto del Piemonte gli operatori sanitari si incerottavano i sacchi dell’Ikea addosso prima di salire in ambulanza.

Le migliaia di mail di cittadini torinesi con le richieste di tamponi andarono irrimediabilmente perse e furono documentate, tra le altre cose, sulla trasmissione report su rai3 dal titolo esplicativo: “il pasticcio piemontese”. Vi fu poi la conferenza stampa a dir poco arrogante che venne stigmatizzata in questa dura presa di posizione da parte del sindacato ANAAO ASSOMED (a firma di Chiara Rivetti e il sottoscritto). Tutto ciò contribuì ad aumentare l’avversione verso questo gruppo di “sotuttoio”.

L’11 aprile, nel pieno della crisi, Raviolo oppose un netto rifiuto all’offerta del Dipartimento della Protezione Civile di inviare medici a rinforzo. Nello stesso momento l’Assessore Icardi faceva sapere di aver chiesto aiuto alla Protezione Civile: servono anestesisti, urgentisti, pneumologi, infettivologi, personale infermieristico.

Un segno inequivocabile di un coordinamento eccelso.

Raviolo viene letteralmente travolto dalle critiche; la tuta da astronauta era coerente con il suo status: proveniva da un altro mondo. Il 20 aprile esce dall’organico della Unità di crisi per occuparsi esclusivamente del servizio 118 da cui proveniva.

A capo dell’Unità fu scelto un geologo esperto di micropalificazioni e frane, ex direttore ARPA, con esperienze nel settore emergenze rifiuti in Campania e il terremoto in Emilia-Romagna.

Un salto di qualità importante: dal tavolo di crisi alla tavola di Mendeleev.

Responsabile del Comitato Tecnico Scientifico Roberto Testi, medico legale noto per la sua attività di consulente delle Procure ed esami autoptici connessi.

Infine l’aggiunta di un ex PM in pensione che ha il suo attivo indagini sulle Brigate Rosse, sui no-TAV, sui fatti di Piazza San Carlo, sul terrorismo islamico e via discorrendo.

Inquietante la nomina di un sostituto procuratore in attività (Tatangelo) bollata come una “sovrapposizione di ruoli che suscità perplessità” da un noto giurista della Università di Torino. Nomina prontamente ritirata dopo le polemiche sollevate dall’ANAAO ASSOMED (qui trovate l’intervista al Prof. Pallante).

Mai dire Dirmei

L’Unità di crisi, istituita il 6 marzo, viene smantellata il 14 giugno, inizio regionale del periodo “sogni d’oro” in cui si ricomincia a parlare di bilanci delle aziende sanitarie, di girandole di poltrone, di aumenti di produttività e di riduzione di liste di attesa.

A luglio, su Piemonte informa troneggia questa pagina trionfalistica: il ritorno all’eccellenza dopo l’emergenza Coronavirus.

Ce lo ricorderemo veramente questo ritorno “eccelso”.

L”incardinamento” è una sorta di chimera organizzativa che paragonerei alla guarigione per seconda intenzione di una ferita suppurata. Vengono riciclati mano a mano i soliti nomi presenti nella unità di crisi.

La dichiarazione del Dott. Picco a Sky è un passaggio di consegne imbarazzante per il prosieguo delle attività del DIRMEI. Altro giro di valzer e a capo del DIRMEI succede il Dott. Manno, anestesista.

Il 31 ottobre il defenestrato Raviolo viene richiamato nella neonata creatura. C’è posto per tutti.

Le caratteristica del DIRMEI sono fondamentalmente due: l’assembramento direzionale e la rotazione olografa. In altre parole è impossibile che le circolari siano firmate da una persona sola ed è assai difficile trovare una direttiva che sia firmata sempre dalle stesse persone.

Ma passiamo alle chicche.

Tamponamenti a catena

Il DIRMEI per risolvere le gravi carenze del territorio nel tracciare i contatti non trova di meglio di riversare sugli ospedali tutto il carico di lavoro possibile; è notorio infatti che gli operatori se la grattavano allegramente. Dopo il fallimento dei mega-super-iper laboratori che processavano fastastiliardi di campioni al giorno, la soluzione più pratica è sembrata quella di massacrare i laboratori analisi ospedalieri. Fin dall’estate gli ospedali dovevano effettuare i tamponi per i ritorni dall’estero, poi hanno dovuto allestire gli “hotspot” scolastici, poi i “drive through” per la popolazione ed infine anche riservare la prenotazione di tamponi a MMG e PLS, anche senza preavviso. Nel caso fossero avanzati reattivi, infermieri e medici venivano posti su una altura nei pressi del Presidio e armati di una balestra colpire i passanti cercando di infilare il proietto nelle narici per portare il trofeo al laboratorio per la processazione.

Non sapendo cosa far fare a tutti questi infermieri che evidentemente si ingrassavano a guardare le serie TV di Netflix durante l’orario di lavoro gli ospedali hanno dovuto allestire delle “tamponerie” interne talmente estese che potevano fare invidia alle hamburgerie di Mac Donald. Tutto ciò ad aggravare il carico dei laboratori i quali, non riuscendo più a gestire le richieste, cominciano a diventare degli enormi magazzini della Bofrost: erano più i campioni congelati che quelli processati.

Medici come infermieri: istigazione a delinquere

Il 7 novembre 2020 il DIRMEI emana questa Direttiva. Vista la crisi di personale indica alle ASL:

nelle more dell’assunzione dei profili professionali ricercati, di voler procedere alla assunzione di altre figure sanitarie o tecniche equivalenti e, qualora necessario, di profili superiori.

Che significa: assumete anche medici a fare gli infermieri.

Le firme sono 5: Ripa, Zulian, Frascisco, Aimar e Manno e le potete vedere nell’allegato.

Art. 348 del codice penale:

Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni con la multa da euro 10.000 a euro 50.000. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.

Geniale.

E meno male che esiste anche un consulente giuridico nel DIRMEI. Particolarmente preparato su fatti di rilievo penale.

Meno male.

Ferie e congedi cancellati con un tratto di penna

L’11 novembre 2020 il CISEI o CIFAI (alias DIRMEI) decide di sospendere tutte le ferie ed i congedi. Le firme sono 3: Rinaudo, Manno e Zulian.

Rinaudo firmò convinto dando maggior peso alla direttiva.

Questa volta siamo nell’alveo della dottrina e della giurisprudenza acclarata.

Piccolo particolare: la sospensione di ferie e congedi, avvenuto durante la prima ondata, era avvenuto attraverso un DPCM (quello dell’8 marzo), atto emergenziale che pur traeva origine da un decreto legge (n. 6/2020) in quanto nessun diritto garantito costituzionalmente può essere limitato se non tramite disposizioni aventi forza di legge (le ferie sono un diritto costituzionale garantito dall’art. 36).

La disposizione di sospensione delle ferie fu poi abrogata dall’art. 11 del DPCM 17.5.2020.

In casi contrattualmente stabiliti le ferie possono essere sospese temporaneamente solo dai Direttori Generali. Sempre la legge (ma guarda un po’) riserva al datore di lavoro il potere di stabilire i periodi di fruizione delle ferie, tenendo conto “delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro” (art. 2109, comma 2, codice civile). Pertanto, la decisione di sospendere la fruizione delle ferie o il recupero dei riposi non può che essere demandata all’autonomia dei singoli Direttori Generali, i quali, nell’esercizio del proprio potere gestionale riconosciuto sempre da una legge (art. 3, D.Lgs. n. 502/1992), assumono le determinazioni che ritengono più adeguate alla specifica realtà aziendale.

L’aborto giuridico fu seppellito il 13 novembre a dimostrazione della grande competenza dell’organismo.

L’Assessore Icardi dichiarò: “Nessuno voleva offendere infermieri e medici; era un appello per il supporto di tutti”.

Era meglio se taceva.

La predizione, la prevenzione e la programmazione non abita qui

Il 15 novembre (domenica) dopo una tesissima riunione on line con i Direttori Generali viene inviata una lettera in cui si ordina (firma di Azzan, Livigni, Manno e Rinaudo) entro 3 ore (tre) due letti di terapia intensiva aggiuntivi. Oltre ad una serie di informazioni che potete leggere qui, tra cui il numero di ventilatori ricevuti ed installati (ma non dovrebbero essere loro ad inviarli?).

Ogni azienda si attrezza come può chiudendo emodinamiche, sale operatorie e inventandosi posti di rianimazione dove capita. Una organizzazione disorganizzata priva di qualsiasi programmazione.

A voi l’ardua (mica tanto) sentenza

Troppo poco è lo spazio per elencare tutto quanto prodotto da questi organismi in crisi, nevrotici ed a tratti (dai bene informati) arroganti. Un furbacchione però esiste: l’Assessore non ha mai firmato nulla. Si è fatto pure il viaggio di nozze in smartworking. Quando necessario però è sempre presente a posare per le foto fashion: inaugurazione dell’Ospedale di Verduno, le Ogr (montate e poi smontate), il Padiglione V del Valentino.

Appena arriverà il vaccino della Pfizer sono certo che vorrà farsi immortalare a fianco del mega congelatore che conterrà le fiale.

Potremo forse ibernarlo teletrasportandolo nella Sanità del 2090. “Icecardi” potrà riprovarci.

Sempre che trovi qualcuno disposto a scongelarlo.

Lasciamo a Commodo il giudizio complessivo. Arrivederci alla prossima puntata (alias terza ondata).

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