L’Hubei dello Stivale (Parte 45) – Il monòpoli federalista del COVID e l’Italia a colori

Come tutti i bambini anche io avevo in casa i carioca. Pennarelli, matite e pastelli con cui iniziare a sviluppare la creatività e riempire gli spazi degli album da colorare.

Era il momento della spensieratezza. Si colorava di tutto: quaderni, giornalini in bianco e nero, grandi fogli da disegno.

I compagni di classe più indemoniati li usavano anche per insozzare il grembiule di un compagno, il quaderno del vicino o il banco di scuola. Le “perdite” da pennarello rendevano le mani simili a quelle di un piccolo killer che avesse squartato un animale mitologico dotato di organi multicolori.

Le maestre ci facevano anche colorare le Regioni. La grande cartina geografica appesa sul muro rappresentava il nostro Paese con la sepimentazione dei territori suddivisi tra il verde, il giallo, l’arancione ed il rosso.

L’Italia a colori

Mi sembra di essere ritornato indietro nel tempo. Ma il “maestro” è un signore ben agghindato che, con un suo “consiglio di classe” decide i colori delle Regioni. Dopo un po’ però li cambia. Ha l’ausilio di una specie di “consiglio di istituto”, un po’ recalcitrante, dove i rappresentanti (che si fanno chiamare governatori) osteggiano le modifiche cromatiche con roboanti e bellicose dichiarazioni.

Verde, giallo, arancione e rosso.

Il semaforo delle limitazioni regionali a tratti impazzisce e crea situazioni assurde. Come nel caso dei proprietari di questo bar ristorante situato nel confine tra Emilia-Romagna (provincia of Modena) e Castiglione di Garfagnana in Toscana (provincia di Lucca). Il bar si trova a San Pellegrino in Alpe, sul crinale di una montagna. La macchinetta del caffè è territorialmente in Toscana mentre la cassa ed i tavoli sono in territorio emiliano-romagnolo.

Il bar pertanto trovandosi in Toscana (divenuta arancione e poi rossa) dovrebbe chiudere ma i proprietari si sono chiesti se potevano servire ai tavoli i caffè (pagando anticipatamente in Emilia-Romagna) oppure no.

Il caso, ripreso anche dal Guardian è l’esemplificazione del sistema delirante provato dalla riforma del Titolo V della Costituzione e dal Decreto legislativo n. 56 del 2000 che introduceva il federalismo fiscale.

Abbiamo reintrodotto un sistema di autonomie che ha peggiorato (e di molto) l’accesso alle prestazioni sanitarie a seconda della Regione in cui si risiede aumentando le diseguaglianze, le tasse e la difformità dei servizi pubblici. A seconda delle Regioni vi sono anche grandi differenze nelle ruberie perpetrate a danno dei cittadini; una specie di federalismo del malaffare. I cosiddetti “Governatori” sono la riedizione dei Marchesati e dei Ducati dell’Italia che fu.

L’Italia a colori è il risultato del solito tira e molla tra Stato e Regioni dove ogni Governatore, più che pensare ai seri problemi da gestire, cerca di gettare le colpe dei “cambi di colore” al Governo. Lo Stato a sua volte getta i carioca 12 color in faccia ai Governatori dicendo che la colpa è loro.

Insomma, siamo tornati all’asilo.

Lo stesso DPCM pare l’acronimo di una scusa infantile:

Dopo Però Colorerò Meglio.

Si avvicina il Natale ed è il momento dei balocchi

In questo nuovo gioco di società, che potrebbe diventare una strenna natalizia, abbiamo tutto quello che serve per intrattenerci fino alla primavera.

E’ il monòpoli del covid federalista.

I cartoncini coperti (gli imprevisti e le probabilità) sono gli “indicatori”. Se becchi l’indicatore dell’Rt che sale sei fottuto e salti un giro. Se i tuoi dati puzzano di vecchio come una fetta di formaggio ammuffito abbandonato nel frigorifero, puoi ancora scamparla e continuare a tirare i dadi. Sennò vai in prigione (lockdown) senza passare dal via.

Ci sono anche le casette colorate che hanno valori molto differenti: gli alberghi del vecchio monòpoli costano un botto e sono gli ospedali. Ce ne sono di diverso tipo ma ai giocatori non bastano mai. Invece puoi disporre all’infinito delle casette colorate più piccole a forma di tendoni dell’esercito, della croce rossa o della protezione civile. Puoi mettere quanti tendoni vuoi nei terreni di tua proprietà (Ducato di Savoia, Repubblica di Venezia, Regno di Lombardia, Principato di Salerno).

La banca dispone di molte risorse: ogni volta che passi dal via ti dà qualche centinaio di migliaia di euro per bonus vacanze, bike, ventilatori meccanici, ristori e voucher da gestire in assoluta libertà.

Qualche volta i giocatori litigano tra di loro o con chi gestisce la banca. Anche noi da piccoli litigavamo su piccole facezie: “a chi tocca tirare il dadi?”, “no, tu sei fermo, tocca a me!”, “non puoi costruire ancora, non hai tutti i terreni!”.

La stessa cosa capita con il monòpoli federalista:

Mi hai messo in lockdown, è uno schiaffo ai lombardi!

“Perchè il lockdown in Savoia? Il mio Rt è basato su dati vecchi!”

“Mi hai chiuso la Calabria con i numeri della tombola!”

“Per il Regno di Napoli chi tiene il banco è un incapace, vada a casa!”

Alla fine, dopo essere passati per un Paese eroico, colpito per primo, con una reazione coraggiosa da portare ad esempio per tutti, siamo ritornati l’italietta multicolore che tutti conoscono.

Da maggio a settembre abbiamo dato prova di una totale incapacità programmatoria a tutti livelli. Nel periodo di mezzo tra le le due ondate abbiamo gettato al vento credibilità e risorse e ridotto gli ospedali a lazzareti.

Governanti e Governatori avrebbero dovuto far tesoro di una vecchia massima che circolava già ai miei tempi quando facevo le elementari.

Anche un bel gioco può finire male. E può fare molto male.

Vivida e sinistra questa oscura premonizione è quanto mai attuale:

Nel mezzo del cammin di nostra vita,

mi ritrovai nel culo un matita.

Ahi che gioia, ahi che dolor

era una carioca 12 color!

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