L’Hubei dello Stivale (Parte 42) – I numeri del Piemonte non mentono. Ma qualcuno racconta bugie (seconda parte)

(Segue dalla parte 41)

Per settimane il Piemonte non è stato in grado di aumentare il numero di tamponi. Il confronto con le altre Regioni che hanno un numero simile di abitanti è evidente.

Solo il 16 ottobre la Regione Piemonte riesce ad avvicinarsi stabilmente alla soglia dei 10.000 tamponi. Ma è ormai troppo tardi rispetto al target prefissato mesi prima di 10.000-12.000 tamponi al giorno.

La linea verde rappresenta il target mentre le barre grigie rappresentano il numero di tamponi giornalieri. E’ evidente il fallimento totale della Regione.

Per chi ha la memoria corta: riportiamo le roboanti dichiarazioni dell’Assessore Marnati (25 aprile 2020; La Stampa).

Per cui “a breve” non solo avremmo raggiunto i 10.000 tamponi al giorno ma saremmo stati la prima Regione italiana, anzi la prima Regione al Mondo a raggiungere i 10.000 tamponi al giorno.

Bugie.

Un giornalista ha chiesto qualche giorno fa al Prof. Di Perri, membro del Comitato Tecnico Scientifico, come mai il Piemonte effettuava molti meno tamponi del Veneto. Lui ha risposto candidamente che questo “non era vero”. E che il confronto con il Veneto ad esempio non si poteva porre perchè “loro erano partiti prima”.

Strano. Marnati aveva lanciato la supercontroffensiva laboratoristica del secolo circa 6 mesi fa e lui non ne era stato informato?

Ecco cosa hanno fatto due Regioni con numero simile di abitanti (la barra verde rappresenta sempre il target 10.000-12.000 tamponi).

Veneto:

Emilia Romagna:

A cosa possiamo paragonare il Piemonte come evoluzione del numero di tamponi?

Alla Campania

Se è indubbio che il Veneto ha avuto la fortuna di poter realizzare una attività elevatissima di tracciamento per merito del Prof. Crisanti è altrettanto vero che nel periodo intercorrente tra la fine della prima ondata e l’inizio presumibile e prevedibile della seconda il Piemonte ha schiacciato un pisolino.

Cosa non ha funzionato?

La gestione della fase emergenziale del periodo Marzo-Maggio da parte della “Unità di Crisi” ha portato da subito confusione ed attirato critiche da parte di tutti gli addetti ai lavori. Abbiamo iniziato con la sostituzione del Dott. Raviolo, responsabile dell’emergenza 118.

Il giorno 12 marzo 2020 atterra in elicottero a Tortona (a beneficio di telecamere del Tg regionale già pronte ad accoglierlo) ed entra in un ricovero di suore bardato come il protagonista di Interstellar in un viaggio ai confini dell’Universo. Intanto ai sanitari piemontesi mancano gli elementari DPI per affrontare l’epidemia.

Dopo la defenestrazione di Raviolo viene prescelto un esperto di comprovata fama sia nel campo della epidemiologia che nella gestione ed organizzazione delle strutture sanitarie: un geologo. Il Dott. Vincenzo Coccolo, ex Direttore Generale dell’ARPA (Agenzia Regionale della Protezione Ambientale), riesumato da non si sa bene quale cripta etrusca, diventa il nuovo faro della lotta al coronavirus. Essendo un esperto di protezione ambientale e di sostanze chimiche ho dubitato che l’ipotesi miasmatica o zimotica per spiegare le epidemie, in auge fino all’800, fosse tornata prepotentemente alla ribalta.

Altri componenti, assai poco amati, sono stati medici legali ed ex magistrati, oltre a responsabili per gli acquisti, uno stuolo di amministrativi al seguito, una girandola di direttori sanitari reperibili a rotazione ed una confusione totale con risposte contraddittorie su quesiti banali, sugli approvvigionamenti e sulla politica dei tamponi.

Il risultato di questo guazzabuglio è cosa nota ed è stato spiegato in questo post su una scandalosa conferenza stampa, in questo post sui DPI , in questo post sulla colpevole gestione degli acquisti, e sulle circolari cervellotiche della Unità di crisi e nelle puntate dedicate alle traiettorie di contagi.

Va ricordato che agli inizi della epidemia (a marzo) i medici che richiedevano un tampone dovevano essere “autorizzati” dalla Unità di Crisi prima di procedere alla effettuazione, che i tamponi ai sanitari sono stati effettuati con gravi ritardi, che i SISP non hanno retto l’impatto delle richieste di esecuzione tamponi (figuriamoci il contact tracing), che i reattivi mancavano e venivano congelati molti campioni, processati e refertati con ritardi biblici e che infine le circolari erano talmente numerose che una contraddiceva l’altra.

Cosa è cambiato rispetto a marzo?

Solo che i tamponi non devono essere più “autorizzati” dalla Unità di crisi.

Tutto il resto?

Uguale.

Non proprio tutto uguale. L’Unità di crisi è stata prima sciolta con tanti ringraziamenti. Poi si è creato il DIRMEI (Direzione Regionale Malattie Infettive) e si sono redistribuite cariche e seggiole.

Il giorno 8 settembre l’Unità di Crisi risorge dalle sue ceneri e viene incardinata nel DIRMEI “potenziandolo”. Il noto geologo viene ovviamente richiamato anch’esso. Concentrato probabilmente a trovare una pozione magica contro il COVID a base di gallio, stronzio e tecnezio.

Va ricordato che il 26 maggio 2020 il Presidente Cirio, pensando che non poteva restare nell’ombra, si creò anche lui una “task force” (che ormai va tanto di moda e fa tanto figo) dove chiamò, tra gli altri, l’ex Ministro della Sanità Fazio e l’epidemiologo Paolo Vineis Professore ordinario di Epidemiologia Ambientale presso l’Imperial College di Londra e alcuni altri.

Pertanto in Piemonte, nel momento di maggior crisi, coesistevano:

Ora, dopo tutto l’incardinamento ed il potenziamento del DIRMEI, fusosi con l’Unità di Crisi e miscelato con altri Dirigenti dell’Assessorato, il quadro è completo.

Un completo casino.

Infatti l’Assessore, che è rimasto senza compagni di gioco, avendo temporaneamente messo da parte i suoi profondi studi sulla idrossiclorochina e sul plasma ha pensato bene di andare in “smartworking” in viaggio di nozze.

La task force? Oggi la task force si è praticamente sciolta ma Paolo Vineis, da Londra, ha rilasciato a mezzo stampa una bella frecciata (La Stampa 19 ottobre):

A capo del DIRMEI è stato posto il Direttore della ASL di Torino Carlo Picco che, comprendendo lucidamente che la seconda ondata sarebbe presto arrivata e non avrebbe dovuto cogliere impreparata la Regione ha dichiarato (18 ottobre SkyTG24) con grande serietà:

Ora il Dott. Picco è tornato di nuovo ad occuparsi solo della ASL di Torino (poverella lei) ma continua la saga della inefficienza strutturale.

Innanzitutto i tracciamenti sono andati a farsi benedire.

L’attesa per i tamponi a domicilio è interminabile (viene riconosciuto che forse la telefonata del SISP non arriverà mai), gli hotspot scolastici sono stati “affibbiati” agli ospedali (che hanno notoriamente poco da fare), i reattivi per i tamponi scarseggiano e diverse ASL non riescono a processarne un numero adeguato.

Un esempio su tutti l’ASL3. L’Ospedale di Rivoli ha oltre 1.200 tamponi congelati da processare e lei come altre ASL debbono chiedere la processazione ad altri centri (che non riescono a farlo).

La creazione di supermegafighissimi laboratori è finita nel nulla e nel frattempo, senza considerare gli ultimi ritrovati della tecnica, si è ostinatamente puntato sui test molecolari quando in Asia ed in molti parti d’Europa (ed anche in Veneto ed in Emilia ad esempio) si era iniziato da tempo a utilizzare i test antigenici.

Negli ultimi mesi qualcuno all’interno di qualche gruppo di lavoro interno al DIRMEI aveva anche ipotizzato una tecnica assolutamente inadatta a esaminare i campioni ovvero il metodo del “pooling”.

Questo metodo funziona così: invece che esaminare un tampone uno ad uno prelevando una determinata quantità di liquido di trasporto in cui viene immerso il bastoncino cotonato, si “mischiano” liquidi di più campioni da differenti pazienti.

Ovviamente più campioni si esaminano contemporaneamente, minori quantità di liquido verranno prelevati dal singolo campione:

Supponiamo di aver utilizzato 5 campioni per l’analisi. Se questo campione “pooled”, dopo amplificazione del’Rna virale, è negativo, allora sono negativi tutti e 5 i campioni e si può passare ad un altro pool. In un tempo definito si possono così esaminare 5 volte i campioni che si possono esaminare effettuando l’analisi una alla volta.

Il problema è che se il test risulta positivo, tutti e 5 i campioni (che abbiamo dovuto conservare) debbono essere esaminati singolarmente per trovare quello (o quelli) che sono risultati positivi.

Qual è il problema di questo metodo?

Il primo è la contaminazione e la tracciatura dei campioni. Con i ritmi forsennati a cui sono sottoposti i laboratori un sistema di questo tipo è esposto allo scambio di materiale ed a errori di etichettatura. Il secondo problema è la bassa sensibilità1 del metodo: effettuando la diluizione con diversi campioni la quantità rilevabile di RNA virale tramite il metodo analitico inevitabilmente diminuisce.

Inoltre un altro problema è il fatto che questo metodo può funzionare discretamente se la prevalenza è bassa. In altre parole se il numero di soggetti negativi, privi di malattia è molto elevata, avremo molti campioni “pooled” negativi e si potrà velocizzare il processo. Se il numero di soggetti positivi aumenta, sarà inevitabile che ad ogni campione “pooled” si riscontrino spesso positività il che richiede che si ricomincino ad analizzare i singoli campioni con una perdita enorme di tempo ed un numero di test che addirittura diventa superiore alla metodica standard.

Un metodo simile è stato utilizzato in Cina sia a Pechino che a Wuhan. A Wuhan, a fine maggio, in poco più di 2 settimane, sono state tamponate 11 milioni di persone come riporta il New York Times in questo articolo. Ciò è stato reso possibile solo perchè i campioni pooled negativi erano la stragrande maggioranza.

Infine i produttori non validerebbero questa metodica che non ha ricevuto ancora alcuna autorizzazione dal Ministero. Negli USA, tale metodica, utilizzata solo in Nebraska e nella baia di San Francisco, ha richiesto una autorizzazione speciale della FDA2.

Mentre in Piemonte si proponevano superlaboratori e tecniche perdenti in partenza da parte di cattivi consiglieri si è arrivati alla rovina. I laboratori pubblici sono intasati di campioni congelati in attesa di essere processati, i fornitori non riescono a sostenere la domanda (che proviene da tutto il mondo) e scarseggiano addirittura i puntali di plastica.

A marzo mancavano i DPI, ora in Piemonte mancano i reattivi per i tamponi.

E così, in gravissimo ritardo, oggi il Piemonte ha deciso di cominciare a ordinare tamponi antigenici a lettura rapida (15 minuti) dopo aver viaggiato per settimane su un numero di tamponi ridicolo che ha ovviamente fatto si che un grandissimo numero di contatti e di probabili contagiati potesse sfuggire ai controlli.

La DGR n. 5-2124 del 22 ottobre 2020 decide finalmente di adottare anche i tamponi antigenici.

Si noti bene se questo fosse stato fatto ad agosto, con ordinativi massicci, i nostri figli non avrebbero dovuto stare in quarantena senza un tampone per 14 giorni. Avrebbero potuto essere tamponati tutti e forse rientrare a scuola immediatamente. Tantissime persone non avrebbero aspettato inutilmente il SISP a casa, moltissimi altri non sarebbero sfuggiti ai controlli, nessuno più avrebbe dovuto aspettare giorni per avere un referto di un tampone. I risultati con i test antigenici si ottengono in 20 minuti ed il tampone con test molecolare classico viene effettuato solo come test di conferma in caso di positività. Questi ultimi sarebbero stati effettuati dai laboratori con notevole celerità dato che sarebbero stati sicuramente meno oberati di lavoro.

Ovviamente bisognava investire anche sul personale sul territorio, coinvolgendo tutti i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta nell’effettuare i tamponi antigenici, formando altri operatori ad effettuare i tamponi nelle scuole e in varie zone della città con risultati immediati. Tutte cose che il DIRMEI non ha ritenuto di fare perchè:

Ma poi, che cosa avrà da ridere?


  1. Nguyen, N.T., Aprahamian, H., Bish, E.K. et al. A methodology for deriving the sensitivity of pooled testing, based on viral load progression and pooling dilution. J Transl Med 17, 252 (2019). https://doi.org/10.1186/s12967-019-1992-2
  2. Coronavirus (COVID-19) Update: FDA Issues First Emergency Authorization for Sample Pooling in Diagnostic Testing https://www.fda.gov/news-events/press-announcements/coronavirus-covid-19-update-fda-issues-first-emergency-authorization-sample-pooling-diagnostic

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