L’Hubei dello Stivale (Parte 41) – I numeri del Piemonte non mentono. Ma qualcuno racconta bugie (prima parte)

I numeri se interpretati correttamente non mentono.

In questo caso i numeri del Piemonte sono lo specchio di una situazione difficilissima, come in altre Regioni, ma hanno una pessima caratteristica: fanno apparire la politica sanitaria emergenziale di questa Regione gravemente carente ed incapace di programmare risposte adeguate.

L’aspetto ancor più grave è che il Piemonte era già tra le prime Regioni in termini di contagi durante la prima ondata. Ora appare anche tra le ultime nella politica di tracciamento dei contagi

Ma passiamo ai numeri (tratti dal sito del Sole 24 ore ed elaborati dai dati diffusi dalla Protezione Civile)

Nuovi contagi giornalieri

I dati al 18 ottobre dimostrano che per numero di contagi giornalieri il Piemonte è al 4° posto (+1.123)

Nuovi contagi su 100.000 abitanti

Ovviamente le Regioni sarebbero direttamente comparabili se avessero la stessa popolazione. La Lombardia ha 2.975 contagi ma ha oltre 10 milioni di abitanti. In rapporto alla popolazione residente il Piemonte è comunque al 5° posto (26 contagi su 100.000 abitanti). Le prime tre Regioni hanno una popolazione rispettivamente di 125.000 abitanti (Valle d’Aosta), 880.000 abitanti (Umbria) e 520.000 abitanti (P.A. Bolzano) e sono sufficienti variazioni minime nel numero di contagi per spostare tale indicatore nelle prime fasi della seconda ondata. Il Piemonte tra le Regioni più popolose è appena dietro alla Lombardia.

Rapporto tra positivi e numero di contagi

In questa classifica il Piemonte è invece al 3° posto ed ha sopravanzato anche la Campania, inizialmente in grande difficoltà. Veneto e Lombardia sono assenti da questa mini-classifica in quanto eseguono un gran numero di tamponi.

Pertanto è evidente che il Piemonte è L’UNICA Regione ad occupare un posto tra le primi 5 in tutte queste classifiche.

Esaminiamo ora la dinamica dei tamponi, dei contagi e del loro rapporto.

In questo grafico abbiamo la evoluzione del numero dei contagi in Italia (barre rosse, il numero di tamponi (barre nere) ed una linea nera che rappresenta rapporto percentuale tra tamponi e contagi. Due linee verticali delimitano inizio e fine del lockdown. E’ chiaro che il dato dei contagi rimane “schiacciato” verso il basso in quanto la rappresentazione contemporanea dei tre dati ne rende difficile la valutazione. E’ però importante valutare l’andamento della linea nera che indica come, al manifestarsi dei contagi nella prima ondata di marzo, il rapporto tra contagi e tamponi era elevatissimo. Ad esempio il 3 aprile in Piemonte si contavano 543 contagi e si eseguivano 2.181 tamponi (rapporto 543/2.181 pari al 24,9%).

Nel resto d’Italia la situazione non era diversa ed evidenzia percentuali non dissimili o addirittura superiori.

Ciò equivale a dire che 1 persona ogni 4 sottoposte al tampone era positivo.

Mano a mano che i contagi sono diminuiti (ed i tamponi aumentati) tale rapporto si è progressivamente ridotto fino ad arrivare in Piemonte ad un livello bassissimo nel periodo giugno/luglio: 1 positivo su 1.805 tamponi (lo 0,06%). Un periodo nel quale, per intenderci, Zangrillo dichiarava il prematuro decesso del virus.

Perchè il rapporto positivi/tamponi è importante?

Alcuni pensano (erroneamente) che se il rapporto positivi/tamponi è maggiore si è più bravi ad identificare i soggetti positivi e si sprecano meno risorse. Chi invece identifica lo stesso numero di soggetti positivi ma effettua molti più tamponi è meno efficiente.

Alcune di queste persone semplicemente non conoscono tale indicatore e possono avere dei legittimi dubbi o trarre conclusioni non pertinenti. Altre persone invece sono affette dalla tipica mentalità di un Direttore Generale di una azienda sanitaria di scuola bocconiana o di economisti sanitari tarlati dal mito della produzione fordiana. Sono gli stessi che pretendono di ridurre le liste di attesa, di produrre di più, di definire un minutaggio fisso per le visite ambulatoriali a parità di risorse economiche, di personale, di macchinari.

Gente buona per la discarica dell’aziendalismo sanitario che ha portato il nostro Sistema Sanitario ai livelli che conosciamo.

La percentuale di positivi sul totale dei tamponi è calcolata da un semplice rapporto:

Questa metrica è in grado di rispondere a due domande:

  1. Si sta perseguendo una idonea politica di esecuzione di tamponi?
  2. Qual è la diffusione del virus?

Politica di adeguato monitoraggio epidemiologico tramite i test

Partiamo dal punto 1. Una considerazione ovvia è che maggiore è la diffusione del contagio maggiore deve essere il numero di tamponi.

Se effettuassimo solo i test ai pazienti che accedono in DEA con gravi insufficienze respiratorie e polmoniti interstiziali e non effettuassimo i tamponi ai pazienti sul territorio con febbre e sintomi tipici ed ai presunti contatti stretti avremmo una percentuale di positivi sul totale dei tamponi pari al 100%. Effettueremmo i tamponi solo ai pazienti gravissimi e conclamati escludendo tutti gli altri.

Nella fase più acuta della prima ondata abbiamo raggiunto percentuali nazionali del 32% (3.526 contagi e 10.625 tamponi il 17 marzo). Praticamente 1 persona su 3 risultava positiva. In quei giorni mancavano i reattivi, i casi erano elevatissimi e non si riuscivano a tracciare i contagi sul territorio.

Più il rapporto è alto, più è alto il numero di persone che “sfuggono” al tracciamento. Più persone sfuggono, più il contagio si diffonde.

Crimini e contagi

Se qualcuno ha ancora dei dubbi sul perchè il rapporto deve essere il più basso possibile (vedremo dopo quale dovrebbe essere il limite da non superare) pensiamo ad una tipica attività di prevenzione sul territorio mirata alla sicurezza pubblica.

Paragoniamo i pazienti con gravi sintomi respiratori a reati già compiuti ed i soggetti asintomatici a reati prevenibili.

Per contrastare fenomeni criminali si adottano diverse misure: protezione dei vari obiettivi ritenuti a rischio, tra i quali i luoghi interessati da ingente affluenza di persone; espletamento degli indispensabili servizi di controllo a veicoli e persone sospette o il cui comportamento appaia comunque anomalo, al pattugliamento delle strade a piedi o con i mezzi delle forze di Polizia, al controllo dei parchi, alla vigilanza con personale in borghese e molto altro.

In grandissima parte tutte queste attività di prevenzione non portano al fermo o all’arresto di nessuno, nè alla scoperta di disegni criminosi.

Ma hanno una enorme importanza perchè oltre a fungere da deterrente possono individuare persone sospette sfuggite alla giustizia o impedire reati.

Tutte queste attività di pubblica sicurezza sono paragonabili ai tamponi.

Sarebbe inutile che le forze di Polizia intervenissero solo quando i reati fossero già commessi. L’Ordine Pubblico ne sarebbe completamente sovvertito e molti responsabili non verrebbero neppure individuati.

Un sistema di Pubblica Sicurezza che si basi solo su interventi a “fatto compiuto” è paragonabile a quello di Paesi come El Salvador (tasso di omicidi/100.000 abitanti pari a 62)1 dove l’illegalità di ogni tipo è dilagante e dove i crimini sono compiuti più che prevenuti. Nello stesso tempo, data l’impunità conseguente all’incapacità di individuare i responsabili, la “diffusione” della azioni criminose è dilagante.

Ecco perchè se paragoniamo:

  • i reati ai malati gravi e gli asintomatici
  • i contatti stretti ai crimini prevenibili
  • i tamponi alle azioni di prevenzione delle Autorità di Pubblica Sicurezza

Si può comprendere che il sistema funziona quando i controlli sono capillari.

Tanti tamponi=meno rischi.

Vi sono enormi differenze tra i Paesi per quanto riguarda la proporzione contagi/tamponi. Alcuni Paesi come l’Australia, la Corea del Sud hanno valori inferiori all’1%, il che significa che servono centinaia se non migliaia di test per trovare un soggetto positivo.

In altri Paesi, come il Messico, la Bolivia, il Perù, il Brasile si sono verificati tassi del 20-50% ed addirittura superiori. Questo grafico tratto dal blog di Tomas Pueyo illustra perfettamente la dinamica dell’indicatore:

Mano a mano che restringiamo la offerta di test ai casi più gravi (sicuramente positivi) o ai casi probabilmente contagiati, inevitabilmente si restringe il denominatore (il numero di tamponi si riduce e quindi la piramide si restringe) ma andiamo quasi a colpo sicuro (ed il rapporto positivi/tamponi aumenta).

Quanto dovrebbe essere il rapporto ottimale?

Secondo i criteri pubblicati a maggio dall’OMS, un tasso di positività inferiore al 5% indica che l’epidemia è sotto controllo2.

Diffusione del virus

Dato che un numero limitato di test fa si che che molti casi non siano individuati, il tasso di positività ci aiuta a comprendere quale sia la diffusione del virus.

Per quanto i contagi siano elevati è impensabile pensare che una politica di effettuazione dei tamponi individui 1 soggetto positivo su 3 (periodo marzo-aprile 2020) o, come avviene ora in alcune regioni 1 soggetto ogni 10 tamponati. Il coronavirus è senz’altro diffuso ma in Piemonte il 18 ottobre non ha colpito una persona su 10.

Quindi con un alta proporzione di positivi, il numero di casi confermati rappresenta solo una piccola frazione del vero numero di contagiati. E se tale proporzione tende sempre ad aumentare significa che il virus si sta diffondendo più velocemente della crescita desumibile dai casi confermati. Il che determina a breve termine una spirale difficilmente contrastabile se con nuovi lockdowns o coprifuoco specifici.

Più sale la percentuale contagi/tamponi, più sono i contagiati non isolati, il contagio si diffonde ancora maggiormente e la percentuale sale ancora e così via.

Come si collocano gli altri Paesi e relazione con il numero dei contagi

Nel seguente grafico sono rappresentati diversi Paesi che si collocano in punti diversi (dati tratti da ourworldindata aggiornati al 16 agosto 2020)

In ascissa il numero di casi giornalieri ed in ordinata il numero giornaliero di tamponi per milione di abitanti. Queste due variabili non sono altro che che il numero dei contagi ed i tamponi. Il punto dove si colloca un Paese rappresenta la proporzione sopra descritta. Nel corpo del grafico in scala logaritmica vengono infatti tracciate delle linee a cui corrispondono diverse percentuali: la linea inferiore rappresenta il caso limite in cui tutti i tamponi risultano positivi (100%). Mano a mano che si sale le linee rispecchiano una proporzione di contagi sul totale dei tamponi decrescente.

L’Argentina è un caso drammatico: quasi il 60% dei tamponi è positivo.

Francia, Spagna, Italia, Regno Unito e USA sono tutti sul 10% (la Spagna è messa peggio di tutti).

Sud Corea, Giappone, Australia e Singapore hanno percentuali bassissime e si collocano infatti a sinistra della curva, ben al disotto dei 10 casi per milione di abitanti.

Nigeria e Repubblica Democratica del Congo sono inserite nel grafico perchè rappresentano due esempi di Paesi in cui apparentemente i contagi sono assai bassi. Questo può essere dovuto al fatto che si fanno meno tamponi ma anche al fatto che le popolazioni africane hanno una popolazione con età media talmente bassa che la patologia non determina conseguenze severe.

Il gruppo dei Paesi europei e degli USA hanno numero di tamponi elevato ma malgrado questo non sono abbastanza per tenere sotto controllo la diffusione del virus.

E all’interno dell’Italia, il Piemonte è messo decisamente male. Come mai?

Al prossimo post lo saprete.

(Continua…)


  1. GLOBAL STUDY ON HOMICIDE Homicide trends, patterns and criminal justice response (2019)
  2. Public health criteria to adjust public health and social measures in the context of COVID-19, 12 May, 2020.

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