L’Hubei dello Stivale (Parte 40) – Ricciardi: le Regioni hanno dormito. Ed il Piemonte è la bella addormentata del Nord

(segue dalla parte 39)

La notizia dei contagi in Italia, balzati in pochi giorni da 2.600 a oltre 3.000, oltre 4.000 e oltre 5.000 ha colto di sorpresa un po’ tutti ma in fondo questo era l’esito scontato della evoluzione della pandemia.

Sull’andamento meno drammatico dei contagi in Italia rispetto a Francia e Spagna ha sicuramente influito il fatto che il nostro lockdown è stato il più prolungato a livello europeo ed è stato quello in cui il rientro alla normalità è stato più graduale.

All’estero (Francia e Spagna in primis ma anche Belgio, Olanda e Inghilterra) l’utilizzo delle mascherine e degli igienizzanti per le mani all’interno dei locali, dei supermarket e dei ristoranti era praticamente inesistente.

Personalmente ho potuto verificare quanto avveniva in Francia nel mese di giugno: nessuno, ripeto nessuno, entrava in uno di questi locali con la mascherina.

E d’altronde l’utilizzo della mascherina nei locali (da noi mai abolito) è stato reso obbligatorio nei vari paesi elencati dopo una fase diffusa di permissivismo estivo.

Ora in quasi tutta l’Europa la seconda ondata sta costringendo alle chiusure dei locali e ai lockdown di intere aree.

Non è difficile immaginare che avverrà lo stesso in Italia entro la fine dell’anno, forse entro poche settimane.

L’Italia ha avuto, nella tragedia della prima ondata, una grande fortuna: abbiamo tagliato in due il Paese evitando che i traballanti sistemi sanitari del centro-Sud venissero travolti.

Ora, dopo il rimescolamento vacanziero e la grande e diffusa irresponsabilità dei buffoni con la mascherina a “mentoniera” e lo scarso interesse dei Governatori nel potenziare il sistema sanitario pubblico, il coronavirus impazzerà in tutta Italia.

Sgarbi, Zangrillo, Salvini, Boccelli, Briatore ed una schiera di minimizzatori-negazionisti-puntualizzatori e spara-boiate assortiti dovranno ritirarsi nelle loro tane perchè mi sa che non ci sarà tanto spazio da dedicare alle loro pagliacciate. Tornerà puntuale il bollettino necroscopico nazionale.

Unico aspetto positivo di questo periodo è stato il CTS nazionale a cui si è dato ascolto, anche se in colpevole ritardo, dall’inizio della epidemia. Malgrado l’azione del governo sia stata “guidata” da questo gruppo di esperti, il nostro Paese ha una redistribuzione costituzionalizzata dei poteri alle Regioni che crea danni enormi.

Quando Ricciardi afferma che “le Regioni hanno dormito” è pertanto perfettamente nel giusto.

Partiamo dai tamponi. Per settimane abbiamo visto che, malgrado quanto avvenuto da febbraio a maggio, la capacità di effettuare i tamponi era sempre e costantemente indietro rispetto agli altri Paesi.

E’ sufficiente esaminare questo grafico per capire come l’Italia non abbia imparato nulla dal passato e che, molto probabilmente, il numero dei contagi è ampiamente sottostimato. Perchè?

  1. Perchè facciamo meno tamponi
  2. Perchè appena abbiamo superato i 90.000 tamponi giornalieri i contagi sono schizzati in maniera abnorme

Prendiamo alcuni Paesi per un confronto. Per renderli confrontabili rapportiamo il numero di tamponi per mille abitanti. Ecco cosa ci dice il sito ourworldindata:

Appare evidente che in questo ristretto gruppo di Paesi (tutti con più contagi di noi) noi siamo buoni ultimi. Notiamo anche che siamo buoni ultimi da sempre.

Ovviamente, se il numero dei tamponi è inferiore, il numero dei contagi è inferiore. A livello regionale vale la stessa regola: meno tamponi, meno contagi. Ed il Piemonte va sicuramente peggio delle altre Regioni del Centro-Nord.

Prendiamo per l’appunto il caso del Piemonte.

Il Piemonte ha una popolazione di 4.341.375 abitanti e oggi ha fatto 8.588 tamponi

L’Emilia-Romagna 4.467.118 abitanti e 13.779 tamponi

Il Veneto 4.907.704 e 14.996 tamponi

Per diversi giorni il Piemonte non è riuscito ad andare oltre uno striminzito 6.000-7.000 tamponi/die ovvero 1,49/1.000 abitanti che è sotto la media nazionale.

Quando la Segretaria Regionale dell’ANAAO ASSOMED, Dott.ssa Chiara Rivetti, ha dichiarato che il Piemonte faceva troppi pochi tamponi in confronto al Veneto, il Prof Di Perri (Direttore Scientifico del DIRMEI regionale1) ha dichiarato su Repubblica (3 ottobre 2020):

Ecco i dati del 3 ottobre 2020:

Ora, al di là del fatto che addirittura la Toscana, che ha meno abitanti del Piemonte (3.722.729 abitanti) effettuava 8.839 tamponi, bisogna concentrarsi sulla risposta di Di Perri: NON E’ VERO.

Una negazione assoluta di questo tipo vorrebbe dire che, ohibò, abbiamo tutti le traveggole. Ma il confronto impietoso tra noi e il Veneto sta a dimostrare innegabilmente che il Veneto fa il TRIPLO di tamponi rispetto a noi. Anche rapportando la Lombardia (che ha il doppio dei nostri abitanti) agli abitanti piemontesi permane una differenza di 3-4.000 tamponi. L’Emilia Romagna è anche essa innegabilmente avanti ed anche riproporzionando i tamponi al numero di abitanti il Lazio ne fa di più.

Se non ci fermiamo al NON E’ VERO ed andiamo oltre, la spiegazione, ovvero la toppa, è peggiore del buco: “il Veneto non può essere usato come termine di paragone”. Perchè? Il Veneto non è più in Italia? Il Veneto è forse stato annesso alla divisione amministrativa del Nord Gyeongsang in Corea del Sud?

No, ecco un’altra toppa; non potendo coprire più nulla finisce direttamente dentro il buco enorme già creato e così si palesa: “Il Veneto ne ha fatti di più fin da subito e non può essere usato come termine di paragone”.

Quindi mi spiace, non abbiamo sentito lo starter, qualcuno è partito prima, non possiamo raggiungerlo.

Riconosciamo senz’altro che in Veneto Crisanti ha avuto il merito di mettere a punto una macchina efficiente nell’effettuare i tamponi, riconosciutagli da Nature, dove ha pubblicato i suoi dati su Vò Euganeo2 evidenziando l’importanza di effettuare molti tamponi per isolare soprattutto gli asintomatici.

La rivista Science gli ha reso ampi meriti il 31 agosto3 definendolo il “padre dei tamponi in Italia” ma Zaia ha pensato bene di metterlo da parte subito dopo perchè oscurava la sua figura politica di Doge risolutore.

Ma anche se il Piemonte il suo Crisanti non lo ha avuto, caro Di Perri, cosa avrà mai fatto il Piemonte in tutti questi mesi per potersi allineare, se non all’incomparabile Veneto, almeno al livello delle altre Regioni del Nord?

Come mai le ASL, che dovrebbero gestire il territorio pietiscono il processamento di tamponi ad altri ospedali?

Come mai già ora i tempi di esecuzione dei tamponi per i contatti stretti si allungano?

Dove sono i megasuperlaboratori che dovrebbero (anzi già dovevano) processare un numero elevato di tamponi?

Ma soprattutto: abbiamo il personale necessario per effettuare questi tamponi in tempi celeri? Pare di no, sennò non sarebbero delegati agli ospedali (che avrebbero altro da fare) gli “hotspot scolastici” dove si può arrivare senza prenotazione, senza richiesta del Medico di Medicina Generale o del Pediatra di Libera Scelta, con o senza sintomi non importa. L’ospedale come ultima spiaggia, niente di nuovo, come già avviene di norma con gli accessi impropri in pronto soccorso.

Così infermieri e altro personale viene sottratto alla attività istituzionale. Una gran bella idea.

Un’altra gran bella idea del DIRMEI è stata quella di obbligare tutti gli ospedali ad effettuare sugli operatori sanitari tamponi a tappeto ogni 15, 25, 40 giorni creando problematiche organizzative enormi ed un intasamento della capacità di processazione dei campioni.

Non so come la Città della Salute possa effettuare 8.000 tamponi al mese o l’ASL di Rivoli o di Moncalieri o di Ciriè circa 5-6.000 tamponi al mese ai propri dipendenti quando non riescono neppure a processare quelli relativi ai contatti stretti sul territorio.

Uno dei commenti sui social all’intervista di Di Perri è stato questo:

Certo che questa veemenza nel giudicare l’inconfrontabilità dei dati piemontesi con quelli del Veneto non l’abbiamo vista per quanto concerne l’utilizzo della idrossiclorochina a domicilio. Ancora il 6 giugno l’Assessore Icardi vantava il protocollo “Covi a casa” ovvero la cura domiciliare dei professori Di Perri-Bonora-Venesia quando valanghe di evidenze scientifiche e trial randomizzati4 (il più importante proprio il 5 giugno, il Recovery trial) evidenziavano ormai la totale assenza di efficacia del farmaco.

Il campionato di Calcio 1949-1950 fu vinto dalla Juventus ma fu caratterizzato da un record negativo: il Venezia arrivò ultimo con una differenza reti abissale di -65 (25 gol fatti e 89 subiti).

All’allenatore del Venezia fu posta questa domanda: la differenza reti tra voi e la Juventus è superiore alle 100 reti come mai?

NON E’ VERO. La Juventus ha cominciato fin da subito a fare gol e non può essere utilizzata come termine di paragone.

Certo, la Juventus all’epoca aveva Boniperti. Ma l’allenatore del Venezia non dichiarò mai una tale stupidaggine.


  1. Dipartimento interaziendale malattie ed emergenze infettive. Proliferano i contagi ma non come le strutture burocratico-amministrative
  2. Enrico Lavezzo et al., «Suppression of a SARS-CoV-2 outbreak in the Italian municipality of Vo’», Nature, s.d., https://doi.org/10.1038/s41586-020-2488-1.
  3. Starr Starr e D. D., «How Italy’s ’father of the swabs fought the virus», Science, s.d., https://doi.org/10.1126/science.369.6507.1040.
  4. Elisabeth Mahase, «Hydroxychloroquine for covid-19: the end of the line?», The BMJ, s.d., https://doi.org/10.1136/bmj.m2378.