L’Hubei dello Stivale (Parte 37) Tiratevi su la mascherina, cazzo!

(Segue dalla parte 36)

La mitica telefonata tra il Comandante Schettino ed il Comandante De Falco della Capitaneria di bordo ha fatto il giro del mondo: ”Salga a bordo, cazzo!” (nota nei paesi anglofili come: “Go back on board, damn it!”). Questa espressione ben si attaglia alla necessità di fermare la nuova ondata con gli unici mezzi che abbiamo a disposizione: distanziamento, mascherina, igiene delle mani. Tra questi la mascherina non è certamente l’unico ma è un indicatore visibile della aderenza alle regole.

Chi indossa la mascherina quando opportuno, coprendosi bocca e naso, senza toccarla all’esterno e cambiandola regolarmente, rispetterà verosimilmente anche le altre regole.

Quelli che invece portano la mascherina come si porta un borsello a tracolla o come chi utilizza un kleenex usato dubito che si lavi le mani (sempre che lo faccia) con eguale efficacia.

Nelle settimane passate non sarà sfuggita la vasta umanità che popola i luoghi più frequentati. I crocchi fuori dai bar sono un classico: due-tre avventori senza alcun vincolo di parentela o convivenza si sputazzano vicendevolmente i casi della loro vita ad una distanza inferiore ai 50 centimetri.

Alcuni di questi indossano una mascherina unta e macchiata di caffè che gli fascia la pappagorgia quasi che avessero da proteggere il prossimo dagli spruzzi di una tracheostomia (che non hanno).

I mini-assembramenti fuori dai centri scommesse sono crocchi al cubo: qui le droplets hanno accelerazioni da Formula 1 e piombano, condite dal muco catarroso dei proprietari, fino al marciapiede opposto colpendo l’ignara massaia che torna a casa con la sporta.

Si capisce che tanta veemenza è giustificata dall’inizio del campionato: le profonde motivazioni dietro il clamoroso gol sbagliato nella partita del secolo (Genoa-Crotone) non possono essere sceverate con l’intralcio della mascherina.

Un caso a parte, che io definisco l’”incompiuto”, è colui che dispone a bella posta la mascherina a coprire la bocca esaltando in tal modo la sua prominenza nasale.

Forse si è convinto che le droplets escano solo dalla bocca mentre dal naso emette un aerosol di amuchina aromatizzato alla lavanda che può sanificare l’ambiente circostante. Eppure i pertugi di cui la specie umana dispone non son molti: i condotti uditivi non sono tra questi in quanto a meno che uno si fori il timpano non comunicano con l’interno. Ne restano 4: due sopra e due sotto. Mentre la funzione dei fori inferiori è nota a tutti fin dall’infanzia, pare che i passaggi superiori non godano della stessa popolarità.

Insomma, a nessuno verrebbe in mente di dotarsi di una mutanda solo “pubica” o “anale” quando puoi disporre di una vasta scelta di maschere perineali che coprono tutti i piani inferiori della nostra cotenna. Dovrebbe sembrare ovvio che coprendoti il naso previeni la diffusione della tua fiatella nei luoghi chiusi allo stesso modo in cui la mutanda ti evita di cagarti nei pantaloni.

Per una rieducazione graduale e didattica non escluderei l’utilizzo di una vera e propria mutanda facciale che consenta di far comprendere la similitudine anatomica.

La mutanda facciale è comunque raccomandatissima per i no-vax, no-mask e “gomblottisti” assortiti. Quale complemento migliore per le cosiddette facce da culo? Modificare le parti “intime” delle zone superiori di tali soggetti è una necessità morale. Mutatis mutandis come dicevano gli antichi.