L’Hubei dello stivale (parte 36): Il COVID-19 esiste solo se colpisce uno dei nostri amici

(Segue dalla parte 35)

Il 14 luglio per Zangrillo il virus era “clinicamente morto”. Ed i “topi di laboratorio” del Comitato Tecnico Scientifico, dell’Istituto Superiore di Sanità ed immaginiamo anche quelli dell’OMS stavano terrorizzando inutilmente la popolazione.

Le “cariche virali” dei tamponi erano “bassissime” e quindi il virus era cambiato, era meno virulento. Zangrillo ricamava la sua teoria della “omoplasia” ovvero l’adattamento del virus al suo ospite che in sintesi significa che il virus ormai si trovava a suo agio nel corpo umano e non intendeva fargli più del male. Tradotto: il virus si era adattato, la casa umana gli piaceva, se l’era anche arredata con spike al neon e sofà rivestiti di pregevoli capsidi ed una scala interna a singola catena di RNA per salire e scendere dai polmoni. Anche il virus si godeva le vacanze e la gente doveva continuare a vivere senza dar retta ai lugubri presagi degli “uccelli del malaugurio” che parlavano di una seconda ondata.

14 luglio 2020. Ecco i dati della protezione civile quando il virus ha deciso di fare la pace con l’uomo:

13 settembre 2020. Son passati esattamente due mesi. In mezzo abbiamo avuto convegni di negazionisti in Parlamento, le sparate di Sgarbi, le vaccate di Boccelli, il rifiuto di Salvini a farsi imbavagliare con la mascherina, le puttanate di Briatore e la Sardegna divenuta la Bulgaria d’Italia:

Da 777 ricoveri a 2.042 (quasi il triplo).

Da 60 a 187 ricoveri in terapia intensiva (più del triplo).

La cosa più importante che è avvenuta tra il 14 luglio e il 13 settembre non è stato il progressivo incremento dei contagi, dei ricoveri, la situazione quasi fuori controllo in Spagna e nei Paesi dell’Est, gli oltre 10.000 contagi giornalieri in Francia, un nuovo lockdown in Israele ed un incremento di decessi senza freni in tutto il pianeta.

L’evento fondamentale, a livello virologico, è stato questo:

L’accoppiata no mask/no distanziamento tra Briatore-Berlusconi, seguita dopo poche settimane dai ricoveri dei due vegliardi è stato un colpo “mortale” alla teorie zangrilliane.

Quella foto era ideale per il mantra degli spensierati predicatori che dipingevano i prudenti “topi di laboratorio” come sfigati che volevano strozzare la libera impresa.

La pubblicità progresso raffigurata nell’iconico quadretto di famiglia sulla Costa Smeralda si è tramutata in un disastro.

Dopo pochi giorni il Billionaire (chiuso per ordinanza comunale) si rivelava un lazzareto di soggetti Covid-19 positivi (oltre 60, con un barman del locale finito intubato). Briatore veniva ricoverato al San Raffaele per verosimile Covid-19. L’amica Santanchè smentiva sdegnata il 25 agosto in quanto a lei, “una delle migliori amiche di Flavio” risultava un problema urologico.

Infatti il 26 agosto il San Raffaele confermerà la positività al Covid.

Non è che ce ne impippasse molto del destino di Briatore ma il suo stesso selfie pubblicato su Instagram con FFP2 e sorriso da ebete confermava i sospetti.

Il post veniva successivamente cancellato in quanto a molti non sembrava ci fosse proprio niente da ridere. Il mistero però si infittiva: è nato prima il problema urologico o il Covid? Molti minchio-followers si sono interrogati sulla necessità di sostituire le mutande per cingersi il pube con la mascherina.

Vedi che la prossima estate il tanga “filtrante” non diventi un elemento trendy?

Ma fin qui il teorema zangrilliano teneva: Briatore se la sfangava e tornava nella sua Montecarlo. Il problema sorgeva con il più illustre dei pazienti di Zangrillo.

Berlusconi veniva contagiato dal coronavirus. Etichettato dapprima come totalmente asintomatico finiva ben presto al San Raffaele con dispnea, polmonite bilaterale e una situazione assai preoccupante.

Zangrillo giustificava la gravità della patologia di Berlusconi con la carica virale altissima. Il che, non servirebbe ad avvalorare la sua teoria delle cariche virali basse ma solo a confermare che negli anziani il virus è sempre molto pericoloso.

Chiamato a commentare le sue posizioni precedenti il Zangrillo ha cominciato ad arrampicarsi sui vetri, dando prova della sua pochezza comunicativa quando è messo alle strette ed aggiungendo, non si sa perchè, che “Berlusconi a febbraio-marzo sarebbe morto”.

Perchè mai sarebbe morto? Zangrillo vorrebbe sostenere che la megasuite dedicata al Cavaliere sarebbe stata occupata da altri pazienti? Non credo proprio.

Oppure che Zangrillo non avrebbe avuto tempo da dedicare al suo paziente privato? Suvvia.

O Zangrillo è ancora fautore della teoria “miasmatica” che dominava il pensiero scientifico fino a inizio del ‘900 secondo cui l’origine delle malattie infettive avviene attraverso la diffusione nell’aria di particelle velenose? A febbraio-marzo c’erano miasmi lombardo-veneti che ammorbavano la Val Padana?

L’unica spiegazione di queste toppe che sono peggiori del buco è quella di sviare l’attenzione sulle continue stupidaggini da parte di un ottimo rianimatore che non capisce nulla di epidemiologia e che gioca a fare il capopopolo di certi personaggi.

Tra questi primeggia Sgarbi il quale così risponde a chi gli chiede aggiornamenti sullo stato di salute del virus: “Se Zangrillo cambia idea, la cambio anche io”.

Manca all’appello Bocelli il quale al raduno dei negazionisti capeggiato da Sgarbi e Siri dichiarava:

Io conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse andato in terapia intensiva, quindi perché questa gravità?

Ora bisogna capire se Bocelli conoscesse Berlusconi perchè parrebbe che gli oltre 10.000 italiani finiti in terapia intensiva forse avranno comprato qualche suo disco o ascoltato i suoi concerti ma lui proprio non li conosceva.

Per Zangrillo lascio al Prof. Ippolito dello Spallanzani la chiosa più degna: