L’Hubei dello Stivale (Parte 32)- Onda su onda, il virus non è una mezzala sulla fascia

(Segue dalla parte 31)

Le prime parole della famosa canzone di Bruno Lauzi erano le seguenti:

Che notta buia che c’è…

Povero me, povero me…

Che acqua gelida qua

Nessuno più mi salverà…

Son caduto dalla nave, son caduto

Mentre a bordo c’era il ballo…

Considerando la situazione attuale della pandemia direi che si attaglia alla perfezione. Da una atmosfera festosa con balli sulla tolda ci si ritrova nelle acque gelide di un mare procelloso. La voglia di lasciarsi il lockdown alle spalle è stata irresistibile. Alcuni Paesi europei però ne stanno pagando a caro prezzo le conseguenze.

Troppi liberi tutti e troppo presto

La Spagna è stata depennata rapidamente da Paese sicuro dal Governo Britannico, stesso destino è toccato alla Francia questa settimana (per tutti e due i Paesi obbligo della quarantena al ritorno in patria), la Grecia ha dovuto imporre la chiusura dei locali dopo la mezzanotte, il nord della Inghilterra si trova a fronteggiare un numero decisamente elevato di contagi. Mini-lockdown hanno coinvolto la Catalogna e la Navarra in Spagna ed altre zone sparse per l’Europa.

L’Est Europa, che sembrava in una situazione migliore durante i mesi primaverili, sta assistendo ad aumenti incontrollati dei contagi: Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia (da questa settimana tutto chiuso dalla mezzanotte), Ungheria, Ucraina e Polonia sono ormai o nella lista nera di molti Paesi Europei (compreso il nostro) o lo saranno a breve. A Melbourne è stato imposto un vero e proprio lockdown. Dalle 20 alle 5 del mattino nessuno può uscire di casa ad eccezione di casi rigorosamente definiti. Ad Aukland, in Nuova Zelanda è stato reimposto un lockdown totale di diverse settimane. In alcune zone dell’Australia non sono solo aumentati i contagi ma anche i nuovi ricoveri ed i decessi.

Le riaperture post-lockdown nei Paesi Europei sono avvenute in alcuni casi con molto anticipo rispetto all’Italia. Al di fuori del nostro Paese (dove pure ci sono stati alcuni eccessi) alcune manifestazioni post-liberazione hanno assunto le sembianze di una di uno “svacco” in grande stile.

A fine giugno a Bournemouth, una cittadina sul mare nel Sud dell’Inghilterra, i residenti hanno assistito a scene allucinanti.

Le immagini sono tratte dal sito della BBC che descrive ciò che è avvenuto: un vero e proprio assalto avvenuto già nella notte precedente al week-end con campeggi abusivi, schiamazzi, risse, persone ubriache ovunque e un mega assembramento rivierasco che ha generato diverse tonnellate di rifiuti (abbandonati ovunque).

Stesso tipo di fenomenologia è avvenuto in Germania con numerosi partygoers che hanno destato sconcerto. I giovani vacanzieri teutonici ricercano disperatamente party ad elevato tasso alcolico in vari Paesi europei per il periodo vacanziero. Tra le mete dei giovani tedeschi ha preso piede oltre alla Spagna, la Bulgaria dove si organizzano “schiuma party” definiti dagli organizzatori “corona- free zone” in cui il distanziamento sociale più efficace è quello tra i frequentatori e l’acqua minerale.

Alcuni Paesi hanno cercato di ridurre al minimo i tempi del lockdown ed hanno riaperto il prima possibile. La Spagna, che ricava il 12% del proprio PIL dal turismo è stata tra questi dato che non intendeva rinunciare all’influsso di turisti per il periodo più fruttuoso dell’anno. Tale impostazione gli si è purtroppo ritorta contro. Oggi per rientrare dalla Spagna gli italiani dovranno sottoporsi ad un tampone. Inoltre, sorprendentemente, e malgrado la modalità di trasmissione, molti Paesi non hanno imposto l’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi, nei negozi, nei supermercati, nelle banche, sugli autobus come avvenuto nel nostro Paese. L’Inghilterra ha imposto l’uso delle mascherine solo a fine luglio, il Belgio pochi giorni prima, la Danimarca solo oggi.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: l’Italia, colpita per prima dopo la Cina, si colloca attualmente in una situazione assai migliore per numero di contagi rispetto ai restanti Paesi europei.

Da questa breve disamina teniamo fuori il Sudamerica dove il COVID-19 sta mietendo vittime a ritmi incessanti. Gli USA da questa pandemia si ritagliano il primo posto (in negativo): per il deficitario sistema di contact tracing, per il coordinamento tra gli Stati, per rifiuto “genetico” di alcuni americani di obbedire alle più elementari norme di prevenzione. Il tutto è complicato dal fatto che il loro Presidente è un furioso imbecille.

Buona nuova: il virus non sta mutando forsennatamente

A tutt’oggi le ricerche sul genoma del SARS-nCoV-2 hanno mostrato delle mutazioni rispetto a quello isolato nei primi mesi dell’anno. Questo è normale per i virus; fortunatamente il SARS-nCoV-2 non muta rapidamente e soprattutto tali mutazioni non hanno determinato sostanziali modifiche sulla sua virulenza. In genere tali mutazioni non sono più di 2-3 al mese. Esse però potrebbero teoricamente aumentare/diminuire la trasmissibilità o aumentare/diminuire la severità delle manifestazioni patologiche1. Rapide mutazioni sarebbero una vera iattura perchè comprometterebbero anche la possibilità di trovare un vaccino efficace (ricordiamoci dell’HIV: miete vittime da oltre 30 anni e il vaccino ancora non è stato messo a punto). Ci sono due possibili spiegazioni per questo basso numero di mutazioni:

  • il virus subisce una piccola pressione selettiva a mutare in quanto può tranquillamente scorrazzare in centinaia di milioni di persone non immuni. Questa situazione potrebbe modificarsi con l’avvento di vaccini e/o nuove terapie spingendo il virus ad evolversi;
  • un’altra ipotesi suggerisce che il virus fosse già presente tra di noi ben prima che la pandemia scoppiasse a Wuhan. L’evoluzione del SARS-nCoV-2 in un agente patogeno come lo conosciamo ora poteva già essere avvenuta in precedenza in qualche remoto villaggio del Sud-Est asiatico senza essere notato. In quella situazione lo “spillover” da animale a uomo ha portato ad una evoluzione del virus il quale è arrivato a Wuhan ripassando attraverso un ospite “serbatoio”. Entrato stabilmente nel nostro organismo e diffondendosi a piacere avrebbe così raggiunto il suo obiettivo. Non sarebbe una storia nuova: è già avvenuto in passato.

Le ricerche future ci diranno (forse) quale possa essere stata l’origine della pandemia.

L’unica cosa certa è che il virus non si è “spompato”. Il virus, con poche modifiche genomiche accertate, le quali non hanno influito sostanzialmente sulla sua virulenza, è tale e quale a quello di gennaio. La teoria del virus, mezzala di sinistra in una squadra votata all’attacco, che dopo interminabili cavalcate da una parte all’altra del campo di calcio viene colto da crampi e chiede la sostituzione, è una grande stronzata.

Zangrillo e Zaia non ci hanno preso

Le teorie “zangrilliane” sono già in parte travolte dai dati che provengono dai Paesi europei. Il virus circola a più non posso. Per ora si diffonde maggiormente tra i giovani i quali sono mediamente meno “ligi” alle cautele da prendere. L’età minore garantisce che il numero dei ricoveri si mantenga stabile in quanto la patologia ha, nella stragrande maggioranza dei casi, un decorso benigno.

Il numero maggiore di tamponi ed il “contact tracing” è in questa fase più efficace e gli isolamenti vengono effettuati quasi sempre in tempo.

Ma se il virus ricominciasse a circolare nelle fasce di età più elevate, il sistema sanitario ne verificherebbe subito gli effetti. Il virus non sta “perdendo forza” (una delle tante uscite di Zaia) nè “è diventato più debole” (Zangrillo). Semplicemente lo stiamo controllando meglio.

Purtroppo non sta avvenendo così nel resto d’Europa e questo determina molti casi “importati”.

Come siamo messi in Europa?

L’Italia, nella classifica del numero di nuovi casi cumulati individuati nei 14 giorni precedenti (espresso come casi COVID-19+/100.000 persone) si colloca indubbiamente molto bene. Il conto è presto fatto: dal primo agosto al 13 agosto ci sono stati circa 5.070 nuovi casi (in media circa 360 al giorno). Dividendo questi 5.070 casi per la popolazione italiana e moltiplicando per 100.000 si ottiene 8,4 casi/100.000 abitanti (dati tratti dal sito ECDC aggiornati al 14 agosto).

La situazione è assai più preoccupante in Spagna (dove l’incidenza oltre 10 volte superiore alla nostra) e nei restanti Paesi europei dove ad un incremento sui 14 giorni anche ben oltre i 30 casi/100.000 abitanti. Malta, messa nella lista “nera”, non visualizzata nella tabella, ha un numero cumulativo di casi pari a 84/100.000 abitanti. La Grecia, complice l’influsso di turisti arriva a 18,5 casi/100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni.

La medesima statistica, in forma visuale, evidenzia tutti i paesi europei:

Da esso si evidenzia che mentre alcuni Paesi, come il nostro, la Norvegia e la Finlandia sono al di sotto dei 20 casi/100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni, altri Paesi hanno al loro interno aree geografiche con maggiori criticità. In Germania la zona di Amburgo e del Nord-Reno Wesfalia ha più contagi che nel resto del Paese. In Francia la zona costiera a Sud e la zona di Parigi ha molti più casi del resto del Paese. Altri Paesi si caratterizzano per situazioni ben più severe: la Spagna, la Svezia (che non ha mai imposto un lockdown) ed i Paesi dell’Est sono in evidente maggiore difficoltà.

La Spagna in particolare è nella situazione di gran lunga peggiore: nelle ultime 24 ore (13 agosto) ha registrato 2.935 casi (ha una popolazione di circa 47 milioni di abitanti) di cui 842 solo a Madrid e 1.075 in Catalogna. Da mercoledì 12 agosto a venerdi 14 la Spagna ha registrato oltre 8.000 nuovi contagi.

La situazione è molto grave in Aragona dove le condizioni di vita dei lavoratori agricoli sfruttati nelle campagne è tra i fattori favorenti la diffusione del contagio. Da questa sera tutti i locali in Spagna dovranno chiudere entro l’una di notte, i ristoranti potranno far entrare un numero limitato di persone, sarà vietato consumare pasti e drink all’aperto (ad esempio i famosi botellon saranno banditi), non sarà possibile fumare nelle terrazze dei ristoranti all’aperto se non si riesce a mantenere una distanza di almeno 1,5 metri.

E a Saragozza l’esercito sta riallestendo un ospedale da campo che a fine maggio era stato smantellato.

La tendenza in Europa è pertanto chiara: visualizzando i dati sul numero giornaliero di contagi dall’inizio della epidemia, l’incremento è innegabile.

Discutere di ondate e scornarsi tra chi è certo di una altra ondata e chi professa lo “spompamento” è piuttosto sterile.

Questo tipo di infezioni si comportano “naturalmente” in questo modo. Se smettete di tappare la perdita di acqua da un tubo di gomma, la perdita inevitabilmente ricomincerà. Le ondate dipendono anche dai comportamenti dei singoli e da chi ha la responsabilità di predisporre le contromisure ed i controlli. Negli USA, in Brasile ed in Perù non c’è una seconda ondata: la prima onda non è mai cessata. In Europa ed in Italia la risalita dei casi dipende da quanto saremo risoluti a tappare il buco. Prima che un vaccino efficace sia disponibile l’unica difesa rimane la stessa: mascherina e distanziamento. Che il vaccino possa poi realmente risolvere la pandemia è tutto da dimostrare. Ma questa è un’altra storia.


  1. Kupferschmidt, Kupferschmidt, e K. K. «The pandemic virus is slowly mutating. But does it matter?» Science, s.d. https://doi.org/10.1126/science.369.6501.238.