L’Hubei dello Stivale (Parte 30) – Il “Genesio” della lampada e la banda degli “idrossiclorochinari” (prima parte)

La voglia di ribalta mediatica di alcuni politici ha ormai raggiunto livelli parossistici. Il dono della riflessione e della ponderazione è stata annullata a favore della rapiditá fulminea con cui ogni ideazione per quanto bislacca finisce nei profili social. È una specie di manifesto futurista della comunicazione: il primo gruppo sinaptico cerebrale in grado di produrre una minchiata tracìma immediatamente in un impulso nervoso diretto alle dita che battono furiosamente la tastiera.

Questa palingenesi politica ricorre senza freno in tutto il pianeta ed è rinvenibile tra i Capi di Stato fino ad esponenti assai meno noti. Tra questi ultimi non va sottaciuta la sparata dell’Assessore alla Sanitá del Piemonte Icardi (noto come il “Genesio” della lampada) comparsa su “faccialibro” (alias facebook).

Il post farmacopopulista

Il post di Icardi compare sopra ad una foto che raffigura “un tuka-tuka” di gomito con il Presidente dell’AIFA, Domenico Mantoan.

Oggetto del post la fissazione dell’Assessore e di una pugnace congrega di clinici ostinati che lui spalleggia: l’utilizzo della idrossiclorochina nei pazienti affetti da COVID-19.

Il testo è un’accorato appello che egli, in qualità di coordinatore nazionale della Commissione Salute, esterna all’AIFA, proponendo con forza l’utilizzo “off-label” dell’antimalarico.

E qui mi sovviene subito un dubbio: data la conoscenza dell’Assessore un tantino deficitaria nel campo delle sperimentazioni cliniche controllate, appurata la zoppìa intellettuale nel reperire la letteratura scientifica corrente, deducendo la evidente difficoltà che ha nel trattare tale materia, ma come ha fatto a diventare coordinatore nazionale della Commissione Salute?

Torniamo all’accorato appello pro-idrossiclorochina: “nella riorganizzazione della Sanità territoriale è fondamentale sapere su quali farmaci si può contare”. Ma cosa vuol dire? E soprattutto cosa c’entra con la “riorganizzazione della Sanità territoriale” il ruolo di un farmaco? Icardi crede che l’AIFA tenga nascosta la efficacia (peraltro nulla) di un farmaco per fare un dispetto a qualcuno?

Ma ecco la carta a sorpresa dell’Assessore:

L’esperienza maturata in Piemonte ha dimostrato una certa efficacia dell’idrossiclorochina, soprattutto nella cura dei pazienti a domicilio, durante i primi giorni del manifestarsi della malattia.

L’esperienza maturata in Piemonte??? Ma quale esperienza? Una esperienza mistica? Una preveggenza farmacologica? Qualcuno ha fatto i tarocchi alla farmacopea ufficiale ed ha predetto un radioso futuro per il farmaco antimalarico?

E poi attenzione: non una efficacia. No no, attenzione: qui si parla di una “certa efficacia”.

La qual cosa potrebbe voler significare una efficacia certa (ovvero sicura, incontrovertibile, assoluta) o solo una certa efficacia: un po’ efficace ma non si sa quanto.

A quale studio fa riferimento l’Assessore?

Vagando nel retropensiero dell’Assessore potremmo carpire le mirabolanti deduzioni da cui fluisce la scaturigine che inonderebbe di sapienza l’arida nostra ignoranza.

Oh, nostro Vate, dicci, dove sono tutte queste “esperienze”? In quale studio clinico randomizzato e controllato in doppio cieco questa “esperienza” ha potuto materializzarsi? Quale dimensione campionaria è stata scelta? Quale era la potenza dello studio? Il test di significatività prescelto era a una coda o a due code? E’ stato necessario effettuare una stratificazione per alcune possibili variabili di confondimento? E’ stata fatta una randomizzazione a blocchi? Avete previsto in questa “esperienza” anche una analisi ad interim? Quali erano gli endpoint primari e secondari definiti a priori? Ci esplicita i criteri di elegibilità prescelti?

L’Assessore afferma che i pazienti che hanno beneficiato di questa “certa efficacia” erano “soprattutto a domicilio”. Quindi in questa ricerca ci sono anche pazienti ricoverati? E quanti sono?

Insomma dove è lo studio, di fase III presumo, che ha generato questa “esperienza”? In quale rivista possiamo reperirla? Assessore Icardi, ce lo faccia sapere! Non ci lasci nel limbo desolato della nostra insipienza!

Questo studio, come avrete già immaginato, non esiste.

Dato che a monte non c’è uno studio clinico secondo rigorosi criteri scientifici, non possiamo parlare di “esperienze” ma solo di stupidaggini seriali.

Se esaminiamo la montagna di evidenze contrarie, e di peso scientifico di gran lunga maggiore, le affermazioni dell’Assessore non sono solo imprudenti ma anche pericolose.

L’utilizzo “off-label” consente l’accesso gratuito ad una terapia farmacologica prima che l’AIFA ne autorizzi la commercializzazione o, per farmaci già autorizzati, per indicazioni diverse da quelle per le quali il medicinale è stato autorizzato. Si tratta di casi molto particolari; ad esempio situazioni in cui i farmaci hanno mostrato evidenze ancora non robuste ma promettenti oppure autorizzazioni per casi disperati (cd. per “uso compassionevole” o meglio per “uso nominale”).

L’utilizzo off label è una eccezione e non la regola. Anche perchè impiegare un farmaco di cui non si conosca l’efficacia reale e soprattutto i rischi esporrebbe il paziente a danni imprevedibili. Praticamente l’idrossiclorochina verrebbe prescritta senza alcuna evidenza scientifica a supporto.

Se, nella fase iniziale della pandemia, in cui poco o nulla si sapeva del COVID-19, si sono impiegati molti farmaci nel tentativo disperato di poter trattare efficacemente i pazienti, ora la situazione è cambiata. Vi sono diversi studi, solidi e rigorosi, che hanno dimostrato che la associazione di ritonavir/lopinavir non funziona e altri che dimostrano come il desametazone è efficace.

La sperimentazione clinica controllata è l’unica via per dimostrare che un intervento terapeutico abbia un soddisfacente rapporto rischio-beneficio.

Seguendo però il filone metodologico farmacopopulista dell’Assessore Icardi potremo inserire come utilizzo “off label” anche l’omeopatia e l’iridologia, i fiori di Bach o, per dirla con Aldo, Giovanni e Giacomo anche le sementi di Mozart.

Pertanto ecco un breve ripasso per l’Assessore, in qualità di coordinatore della Commissione Salute, sullo stato dell’arte dell’utilizzo della idrossiclorochina. L’Assessore può sedersi, farsi stampare questo articolo, leggerlo con attenzione e poi farci il favore di cancellare il post su facebook.

Chi vuole approfondire la nascita e la progressione della fake news sulla idrossiclorochina può leggere gli articoli in cui sono dettagliati gli aspetti che hanno creato questa bolla mediatico-pseudoscientifica. Li trovate nel capitolo 9, nel 10, nell’11, nel 12 e nel 13. Un aggiornamento sullo stato dell’arte lo trovate infine nel capitolo 26. Ciò che segue è la versione aggiornata al 4 agosto 2020.

In sintesi:

  • In base ad una ipotesi di plausibilità biologica “in vitro”, la idrossiclorocochina viene additata come un farmaco promettente per l’infezione COVID-19 in quanto potrebbe inibire la crescita virale;
  • Le speranze erano in realtà piuttosto flebili in quanto già per altri tipi di virus era stata ipotizzata questa attività inibitoria che non è stata poi suffragata dagli studi clinici;
  • Il 16 marzo 2020 esce sul web un articolo in versione preprint (non sottoposto a peer review) che riscuote una grande eco sui media: il Prof. Raoult, noto infettivologo francese di Marsiglia, afferma di aver dimostrato la efficacia della idrossiclorochina su un numero assai esiguo di pazienti (32 in totale: 26 assumeranno l’idrossiclorochina e 16 un trattamento standard) affetti da COVID-19. Lo studio però è farlocco: pieno di obbrobriosi errori e “orrori” metodologici, viene smontato dalla comunità scientifica e ritenuto inaffidabile anche per la presenza di pesanti conflitti di interessi (l’editore della rivista è uno degli co-autori)1;
  • La miccia è ormai però accesa; il COVID-19 impazza per l’Europa; gli USA e le Americhe si preparano alla ondata epidemica e negli USA una serie di impostori diffondono notizie false che vengono amplificate da soggetti quale Trump, Bolsonaro e Narendra Modi ai quali si accoda una vasta umanità di “gomblottisti” e di autentici ignoranti che supportano, senza prove, l’efficacia del farmaco (vedere dichiarazione Meluzzi);
  • La comunità scientifica giustamente si interroga ed adotta, come usuale, il miglior metodo disponibile per verificare l’efficacia di un farmaco: la sperimentazione clinica. Cominciano a comparire i primi studi, dapprima osservazionali e successivamente randomizzati, sulle riviste specializzate. L’astro della idrossiclorochina, come farmaco miracoloso per il COVID-19, non si rivelerà tale. Con grande scorno di Trump, anche la FDA ritirerà l’autorizzazione all’utilizzo del farmaco e così faranno tutti gli enti governativi di controllo sui farmaci.

Icardi no. Lui sa. Probabilmente consigliato (malissimo) da alcuni sodàli (alcuni anche in camice bianco) che affermano che il farmaco “funziona”. Loro lo hanno utilizzato, prescrivendolo nelle fasi precoci, soprattutto a domicilio e verificandone gli effetti benefici. Loro lo “hanno visto”. E’ un vero e proprio atto di fede paragonabile alla visione della Madonna che rivela i tre segreti di Fatima: 1) idrossi 2) cloro 3) china.

Ma è evidente che questo è un approccio dogmatico, non scientifico. Tutti sappiamo che non possiamo chiedere la dimostrazione della esistenza del dogma della Trinità: esso è un atto di fede.

La scienza però è differente: richiede dimostrazioni.

Ai “pastorelli” in camice bianco che hanno avuto le “visioni” tocca dimostrare che le loro “esperienze” non sono solo fuffa.

Nel frattempo torniamo alla educazione del Coordinatore Nazionale della Commissione Salute.

Ecco cosa si sa della idrossiclorochina…

(continua)


  1. Dahly, Darren, Simon Gates, e Tim Morris. «Statistical Review of Hydroxychloroquine and Azithromycin as a Treatment of COVID-19: Results of an Open-Label Non-Randomized Clinical Trial.» Zenodo, 23 marzo 2020. https://doi.org/10.5281/zenodo.3724167.