L’Hubei dello Stivale (Parte 28) – Tutelarsi dal SARS-CoV-2 nella fase 2. Il mito dell’Rt.

(segue dalla parte 27)

Nelle infinite possibili forme in cui una pandemia poteva svilupparsi quella da SARS-CoV-2 non è la peggiore in assoluto. Ma ci si avvicina di molto.

Sicuramente un dramma di gran lunga peggiore poteva avvenire se la contagiosità fosse stata simile a quella di una ben nota malattia esantematica: il morbillo. Dalla tabella sottostante si può valutare come la contagiosità del morbillo sia 10 volte superiore a quella della SARS-CoV-2. Anche vaiolo e poliomelite, temibili malattie virali ormai debellate, possono vantare R0 tra 5 e 7. La varicella ha un valore di R0 pari a 8,5

Un soggetto affetto da morbillo può teoricamente trasmettere la malattia a circa 15 persone se quest’ultime sono ovviamente tutte suscettibili alla malattia.

Uno studio molto accurato ed estremamente esteso apparso nel 2017 su Lancet ha analizzato 18 studi epidemiologici effettuati allo scopo di calcolare l’indice di contagiosità del morbillo1 evidenziando che l’R0 variava in maniera notevole fino a valori superiori a 50.

L’indice di contagiosità è caratteristico di ogni specifico patogeno trasmissibile. Ma esso può variare notevolmente all’interno di popolazioni specifiche ed all’interno di particolari zone geografiche. Considerando una popolazione totalmente suscettibile (come per la SARS-CoV-2) la trasmissibilità dipende dal numero di contatti, dalla densità della popolazione, dal tasso di natalità, da fattori socio-culturali, infrastrutturali e da moltissime altre condizioni.

La trasmissibilità dell’Ebola ad esempio era dipendente da alcune pratiche funerarie tipiche delle popolazioni colpite dall’epidemia, dalla rapida diffusione in ambiti familiari e abitativi precari e privi di basilari misure igieniche e dalla abitudine di cibarsi di carne cruda appartenenti a specie portatrici del virus.

Anche un virus facilmente trasmissibile e con alto R0 avrebbe estrema difficoltà a trasmettersi in zone dove le persone raramente si incontrano.

L’R0 è stato però ampiamente sopravvalutato per quanto riguarda la capacità di sintetizzare la evoluzione della epidemia nelle singole realtà nazionali e soprattutto locali. L’R0 è una stima che si basa innanzitutto su una serie di assunti che in alcuni casi non sono rispettati ma soprattutto non riesce a “catturare” la evoluzione in tempo reale della epidemia e può variare notevolmente quando i numeri dei contagi sono bassi2. A livello nazionale esso è soltanto una media che può nascondere variazioni rilevanti (in eccesso o in riduzione) a seconda del territorio esaminato.

L’R0 è l’indice di trasmissibilità tipico delle patologie dove tutti i soggetti sono suscettibili (come il SARS-CoV-2). Mano a mano che l’epidemia progredisce tale indice muta nella simbologia in RT (o “R effettivo”) che viene invece calcolato quando parte della popolazione è già stata contagiata.

L’attenzione a volte eccessiva che viene data a tale indice rischia di sottovalutare altri importanti parametri:

  • la traiettoria del numero di nuovi contagi
  • i decessi
  • i ricoveri ospedalieri
  • il numero di contagiati totali
  • il numero di guariti

I cosiddetti “outbreaks” ovvero i focolai epidemici che avvengono in alcune aree geografiche o in alcuni settori produttivi possono far schizzare l’indice di contagiosità a valori molto elevati e sono in grado di spostare verso l’alto anche i dati di R0 a livello di nazione. Uno degli esempi più clamorosi della “instabilità” di questo indice può essere descritto con quello che è avvenuto a fine giugno 2020 negli stabilimenti Tonnies in Germania.

Clemens Tonnies (raffigurato in questa foto tratta dal sito della BBC), è il boss della produzione di carne in Germania. I suoi stabilimenti, fondati all’inizio degli anni ’70 impiegano oltre 16.000 persone tra Germania e Danimarca. Oltre il 50% della carne confezionata prodotta viene esportata.

Clemens Tonnies è anche il Presidente della squadra di calcio Shalke 04, tra le più importanti della Bundesliga3.

I ricavi annuali assommano ad oltre i 7 miliardi di euro annui e il vantaggio competitivo di questa azienda è data dal fatto che la maggiorparte dei lavoratori provengono da Paesi dell’Est Europa e sono costretti a lavorare in condizioni non certo ideali con notevole sovraffolamento, a stretto contatto l’uno dell’altro, con una ventilazione dell’aria insufficiente e quindi con una maggiore facilità di contagio. Un fattore favorente al contagio è dato inoltre dal microclima freddo che è necessario mantenere in questi insediamenti produttivi.

Lo stabilimento che è stato epicentro del peggior focolaio epidemico in Germania si colloca nella Regione della Nord Reno-Wesfalia vicino alla cittadina di Gütersloh. In esso vengono macellati ogni anno 30.000 maiali e la forza-lavoro è costituita da circa 7.000 operai (messi tutti in quarantena insieme alla intera cittadina).

Nella area di Gütersloh più di 2.000 persone hanno contratto il coronavirus e la maggiorparte sono collegati proprio alla azienda Tonnies. Le condizioni abitative degli operai sono inoltre pessime sia in termini di densità abitativa e per le condizioni igieniche e ricordano le catapecchie dove i nostri immigrati meridionali erano costretti a vivere quando venivano a lavorare al Nord negli anni ’60. Il focolaio ha determinato 21 morti e 738 ricoveri ospedalieri.

Il Professore Martin Exner, incaricato di accertare le cause del disastro, ha dichiarato che il sistema di ventilazione, finalizzato a mantenere la temperatura tra i 6 ed i 10 gradi, riciclava continuamente la medesima aria (non trattata) negli ambienti di lavoro.

Il contenimento del focolaio è stato reso ancora più complicato dal fatto che i mattatoi Tonnies non registravano l’identità dei lavoratori (originari da 87 Paesi differenti!) in quanto tutti assunti tramite contratti di subappalto.

Episodi come questi fanno schizzare l’R0 non solo a livello locale ma addirittura a livello nazionale4. In Germania, solo a causa di questo focolaio, il valore di RT è passato da valori stabilmente intorno a 1 a valori di 2,88.

L’articolo di Nature (cit.) presenta queste due figure esplicative di come l’indice RT sia ingannevole. Gli “spikes” evidenziati dal cerchio rosso (il più alto è quello dell’impianto di macellazione Tonnies) spostano violentemente in alto l’indice malgrado la situazione dei contagi in Germania (figura in basso) sia sotto controllo.


Quanto avvenuto a Gütersloh non è stato un caso isolato. I mattatoi e le industrie che producono e confezionano carne per la grande distribuzione sono stati colpiti da focolai epidemici anche in altri Paesi europei ma soprattutto negli USA dove la lobby dei produttori di carne è particolarmente agguerrita.

Negli USA, a fine aprile, il Presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per riaprire tutte le industrie del settore senza che esse fossero tenute a migliorare le condizioni di lavoro. I più grandi produttori di carne sono stati infatti tra i grandi finanziatori della campagna elettorale trumpiana. E lui non ha mai mancato di pubblicizzare una dieta ultracarnea prima e dopo la sua elezione.

Il numero di contagi e di decessi tra i lavoratori di queste aziende è impressionante. Simile solo a quella degli operatori della Sanità.

Secondo il CDC di Atlanta il 9% dei lavoratori di queste aziende ha contratto il COVID-19. Sebbene i casi siano sicuramente maggiori il CDC ha registrato oltre 16.000 casi in 23 Stati degli USA e in 239 insediamenti monitorati.

Manco a dirlo l’87% dei lavoratori affetti erano appartenenti a minoranze etniche (ispanici, neri, asiatici)5.

Lo stesso fenomeno si è verificato in Brasile dove il settore della produzione di carne è uno dei pilastri della economia. Nello stato di Rio Grande al 23 giugno 2020 erano stati contagiati quasi 5.000 lavoratori in 32 fabbriche di macellazione. Da soli essi rappresentano un terzo di tutti i contagi di questa ampia Regione. Uno studio del Ministero del Lavoro brasiliano ha evidenziato come i casi nel centro e nel Sud del Brasile sono concentrati nelle città dove si trovano queste fabbriche e nei luoghi dove i lavoratori di tali aziende vivono.

L’esempio degli impianti di macellazione è solo uno dei tanti che si possono fare per evidenziare come uno o più focolai rendano l’indice di contagiosità assai poco utile rispetto ad altri indici.

L’R0 o RT è un indice nato più di cento anni fa a fini demografici. In origine il suo scopo era quello di misurare la capacità riproduttiva di una popolazione. In epidemiologia, si applica il medesimo concetto ma al fine di misurare la capacità riproduttiva di una infezione.

Il problema di tali indici è che gli epidemiologi non possono misurarlo direttamente ma solo indirettamente. Per avere una misura in tempo reale bisognerebbe effettuare un tampone nasofaringeo ad intervalli regolari a tutta la popolazione; cosa ovviamente impossibile. Per cui tale indice viene stimato retrospettivamente: basandosi sul numero attuale e pregresso di casi e decessi e facendo una serie di assunti calcolano il numero di contagi che può aver determinato il trend ottenendo alla fine il fatidico numero che occupa le pagine di giornali e telegiornali.

Bisogna però tener presente che sia il numero di contagi che, in maniera ancor più spiccata, il numero di decessi vengono convogliati alle Amministrazioni centrali con un certo ritardo. Nella migliore delle ipotesi l’RT che trovate sui giornali è la fotografia della situazione di una settimana prima o più.

Le stime possono essere affinate con altri dati (accessi in ospedale e ricoveri in terapia intensiva, frequenza dei possibili contatti in alcune aree più o meno popolose) ma in ogni caso si tratta di un valore che, preso singolarmente. è molto ingannevole.

Prendiamo ad esempio la decisione di aprire le scuole in due Paesi europei con identico RT: Danimarca e Regno Unito (a inizio luglio 2020). Ciò che dovrebbe pesare non è tale indice ma il numero di persone attualmente contagiate. In Danimarca sono 10 volte meno che in Inghilterra. Quindi in Danimarca l’apertura delle scuole è decisamente meno problematica.

In questa fase ciò che conta sono i “cluster”, i focolai epidemici che esplodono in alcune zone o in alcune attività produttive (come esempio in Italia il magazzino della ditta di consegne Bartolini a Bologna6), effettuare organicamente i test, tracciare i contatti e isolare i contagiati.

Secondo un documento non diffuso dalla Presidenza del Consiglio ma che il Sole 24 ore ha potuto visionare in Italia ci sono 636 focolai attivi di cui 107 sono nuovi (settimana 29 giugno-5 luglio). Di questi ben 453 sono in Lombardia e 102 in Emilia Romagna. La capacità di tracciare i nuovi positivi dopo tutto quello che è avvenuto nel nostro Paese non è per nulla rassicurante: in particolare Abruzzo, Campania, Friuli e Puglia non hanno raggiunto la soglia minima di personale (1 ogni 10mila abitanti) per il tracciamento del Covid. In pratica non ci sono abbastanza investigatori anti-Covid per individuare tutte le persone venute a contatto con i positivi. Campanello d’allarme poi per Puglia e Umbria anche sui tempi troppo lunghi nel diagnosticare nuovi casi: la prima fa passare 11 giorni dai sintomi all’esito del tampone, 8 la seconda7.

Forse più dell’RT dovremmo preoccuparci di questi aspetti.


  1. Guerra, Fiona M., Shelly Bolotin, Gillian Lim, Jane Heffernan, Shelley L. Deeks, Ye Li, e Natasha S. Crowcroft. «The Basic Reproduction Number (R0) of Measles: A Systematic Review». The Lancet Infectious Diseases 17, n. 12 (1 dicembre 2017): e420–28. https://doi.org/10.1016/S1473-3099(17)30307-9.
  2. Adam, David. «A guide to R — the pandemic’s misunderstood metric». Nature, s.d. https://doi.org/10.1038/d41586-020-02009-w.
  3. https://www.bbc.com/news/world-europe-53152724
  4. https://www.ilsole24ore.com/art/germania-focolai-mattatoi-fanno-schizzare-l-indice-r0-288-ADP5JnZ
  5. https://www.forbes.com/sites/mattperez/2020/07/07/87-of-meatpacking-workers-infected-with-coronavirus-have-been-racial-and-ethnic-minorities-cdc-says/
  6. https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_luglio_01/bartolini-bologna-positivi-coronavirus-sono-113-84d47ab4-bb9d-11ea-bd5b-4002df727eca.shtml
  7. https://www.ilsole24ore.com/art/rischio-moderato-10-regioni-e-636-focolai-attivi-ecco-numeri-segreti-che-preoccupano-ADdDEld?cmpid=nl_morning24&refresh_ce=1