L’Hubei dello Stivale (Parte 25) – L’assalto dei privati cittadini. Fate anche voi questo test! Sensibilità 100%!!!

(…segue dalla parte 24)

Riassumo quanto avvenuto tra fine aprile e inizio maggio sugli esami sierologici:

  • La Regione espleta una gara per la fornitura di test dichiarando 3 aziende idonee (Diasorin, Medicalsystem e Abbott). La fornitura ha per oggetto la fornitura di 70.000 test IgG per i dipendenti delle aziende sanitarie
  • L’obiettivo è effettuare uno “studio“ di sieroprevalenza (con carenti profili di validità interna ed esterna; vedi precedenti post);
  • La gara viene aggiudicata nello stesso giorno in cui il Commissario Arcuri ne chiude una a livello nazionale avente pari finalità;
  • Essendo uno “studio” si dovrà comprendere se tali anticorpi sono un utile ausilio oppure non hanno caratteristiche tali da dover essere in futuro utilizzati a meno di ulteriori ricerche in merito (problematica degli anticorpi neutralizzanti, cinetica degli anticorpi, sensibilità e specificità);
  • Se si fanno solo “studi”, nessun altro, ad eccezione di chi ha aderito volontariamente allo stesso, può effettuare tale esame sierologico (è la stessa cosa che avviene con i farmaci sperimentali)
  • La Regione il 29 aprile “cede” a “molteplici richieste formulate dai soggetti datoriali” e con la nota n. 14172 lascia che i datori di lavoro possano fare i sierologici a patto che il Medico Competente lo ritenga opportuno.

Già il danno è fatto. I datori di lavoro sono migliaia ed i lavoratori sono centinaia di migliaia solo in Piemonte (diciamo pure circa un milione e 800.000 potenziali destinatari secondo i dati ISTAT al 2018).

Per salvare la faccia la Regione però puntualizza in maniera netta, incontrovertibile ed apodittica che i privati NON possono effettuare tali esami visto il perimetro delle informazioni e delle conoscenze derivanti dai test sierologici:

La frase è incoerente. Se tali esami rientrano in un “perimetro” particolare, per cui non hanno valore se non sono inseriti in studi epidemiologici, perchè lasciarli fare ai datori di lavoro? Comunque, a parte le pressioni datoriali, ai singoli cittadini non viene concessa l’esecuzione dell’esame sierologico. Punto e basta.

Saltano sul carro anche i privati cittadini

E infatti, solo cinque giorni dopo, il 4 maggio, la nota n. 14587 effettua una piroetta a 360 gradi degna di Roberto Bolle ribaltando completamente la decisione in merito ai singoli cittadini. La nota in questione è un esempio di “paradosso logico da cortocircuito sinaptico”. Per giustificare l’apertura ai privati cittadini infatti, viene sconfessata in maniera clamorosa la stessa nota del 29 aprile in cui si apriva alle “molteplici richieste formulate dai soggetti datoriali”:

Ecco che qui si entra in meandri della ragione che possono sconvolgere gli psicologi cognitivi.

Cosa è avvenuto di così rivoluzionario per cambiare l’orientamento della Regione in 5 soli giorni? Cosa è scritto nel solido preambolo che tracìma nell’inevitabile travolgente sillogismo anticipato dal:

Tutto quanto ciò premesso?

Attenzione. Dovete concentrarvi.

Zenone, nel paradosso di Achille e la tartaruga non ha neanche potuto sfiorare l’ampiezza di questo costrutto semantico.

Ecco a voi il:

tutto quanto ciò premesso.

La Regione dice (seguite bene):

  • Alla data attuale il Ministero non considera i test sierologici in grado di produrre una diagnosi (OK);
  • In una nota interministeriale del 29 aprile 2020 si afferma che: “i test sierologici, secondo l’OMS, non possono sostituire il test molecolare” (OK);
  • Nella stessa nota si afferma: ”i test sierologici nell’ambito della sorveglianza sanitaria per il giudizio di idoneità……non sono caratterizzati da una sufficiente validità per tale finalità” (oh, oh, OK…però…);
  • Sempre nella stessa nota si conclude: ”In ragione di ciò, non emergono indicazioni al loro utilizzo per finalità sia diagnostiche che prognostiche nei contesti occupazionali, nè tantomeno per determinare l’idoneità del singolo lavoratore (ma allora…)
  • Tutto ciò premesso lo facciamo fare anche ai privati cittadini.

Ho letto e riletto. E poi ho riletto una terza volta. Mi sono dato del coglione perchè non capivo la consequenzialità del ragionamento deduttivo. Non ci arrivavo.

Poi ho rimesso insieme i pezzi, ho smontato le frasi, le ho rimesse in ordine (mi sembrava di essere tornato ai tempi del gioco del lego) ed ecco cosa viene fuori:

  1. Facciamo uno studio regionale sulla sierologia solo ai dipendenti delle aziende sanitarie;
  2. Ampliamo ai lavoratori a seguito di “molteplici richieste datoriali” arrampicandoci su vetri saponati;
  3. Neghiamo il sierologici ai singoli cittadini;
  4. Sconfessiamo clamorosamente quanto concesso ai datori di lavoro affermando:
    • ”i test sierologici nell’ambito della sorveglianza sanitaria per il giudizio di idoneità……non sono caratterizzati da una sufficiente validità per tale finalità”
    • ”In ragione di ciò, non emergono indicazioni al loro utilizzo per finalità sia diagnostiche che prognostiche nei contesti occupazionali, nè tantomeno per determinare l’idoneità del singolo lavoratore
  5. Tutto ciò premesso anche i privati cittadini possono fare i sierologici

Se non avete capito la logica sappiate che vi ho somministrato un test.

Se non avete capito neppure voi, la diagnosi è certa: non lavorate in Regione.

Il test, vi assicuro, è sensibile al 100%.

Chi verifica la attendibilità di questi esami sierologici nei laboratori privati

La nota n. 14587 del 4 maggio oltre ad essere contorta come un pitone avvoltolato su sè stesso, apre al Far-West: ogni laboratorio potrà utilizzare test molto differenti il cui valore predittivo potrebbe variare così tanto da diventare simile alla probabilità con il lancio di una moneta: testa (IgG positivo), croce (IgG negativo).

La differenza che lanciando in alto una moneta da 1 euro questa vi ritorna sulla mano. Effettuando un test sierologico a pagamento uscite dal laboratorio con 50-60 euro in meno.

Alla fine della nota cortocircuitante si specifica che le: Commissioni di vigilanza ASL sono a “disposizione” per fornire ai laboratori privati le indicazioni circa la l’attendibilitàe la specificità dei test sierologici.

Vabbè.

Forse usare i termini sensibilità e specificità sarebbe stato meglio. Ma la statistica è un terreno acre e infingardo. Buttiamo lì un termine rassicurante. Poi però provate a calcolare la attendibilità se ci riuscite.

Il fatto è che i laboratori privati potrebbero fare comunque come vogliono.

Qualcuno in Assessorato se ne accorge ed ecco un’altra nota con l’ennesima precisazione. Si tratta della nota del 6 maggio 2020 dove gli esperti in materiaconsigliano alle Commissioni di vigilanza delle ASL di consigliare i laboratori privati in merito alle caratteristiche dei test (allega):

Nessuno verifica. Nessuno prevede sanzioni. Se i laboratori chiedessero di essere consigliate, le Commissioni di vigilanza dovrebbero dare queste indicazioni. Sono strutture private in fondo. E non sono esami pagati dal SSN.

Praticamente la Regione Piemonte diventa il Bengodi della sierologia COVID-19. La fanno tutti: ospedali pubblici, privati, datori di lavoro, privati cittadini e ognuno usa il test che vuole. Ma il privato cittadino, si sa, si accontenta del referto: positivo o negativo.

C’è da sperare che non si ritenga immune. Perchè commetterebbe un grosso sbaglio.

La rete dei laboratori pubblici

Ultimo capitolo. Chi fa cosa. Attualmente esistono:

  • laboratori pubblici autorizzati ad eseguire i test sui tamponi (anche laboratori privati);
  • laboratori pubblici autorizzati a eseguire indagini sierologiche con kit Diasorin, Medical System e Abbott (solo IgG non IgM);
  • laboratori privati che eseguono indagini sierologiche (anche IgM) con ditte tra le più svariate;
  • laboratori (pubblici?privati? Ancora non si sa) che effettueranno parte degli esami previsti per l’indagine sierologica nazionale;
  • datori di lavoro che acquistano kit rapidi tramite digipuntura che non sono proprio il masimo della accuratezza anche se vanno a ruba sui siti di vendite online.

In mezzo a tutto questo guazzabuglio l’informazione (sbagliata) che è passata è che datori di lavoro e privati cittadini possono eseguire tutti i sierologici che vogliono.

Con la particolarità che il datore di lavoro lo può fare se lo indica il medico competente mentre il privato cittadino lo può fare chiedendo l’autorizzazione al suo bancomat.

E’ singolare che da uno studio epidemiologico, da un test che non ha valore diagnostico, da una fase preliminare per valutare l’affidabilità dell’esame si sia arrivato al “liberi tutti”.

Bisognerebbe anche capire perchè tra i 22 laboratori pubblici che necessiterebbero di un potenziamento si decida di investire su 3 nuovi laboratori: uno a Biella, uno all’ARPA di La Loggia ed uno al CAAD-UPO di Novara la cui natura (pubblica? privata? pubblica/privata?) non è perfettamente chiara.

I dubbi sulla questione li potete leggere esplicitati in questa lettera del rappresentante dell’Albo dei Tecnici sanitari di laboratorio biomedico. Molto interessante…

Conclusioni

La capacità di un organo amministrativo si declina in molte forme. Una di queste è la coerenza delle sue azioni. La questione dei sierologici è stata trattata dal governo regionale come una specie di benefit al personale del sistema sanitario dopo le “cappelle” ripetute a danno degli operatori sulla questione informazione, linee guida, DPI, tamponi e via discorrendo.

Non vi abbiamo fatto i tamponi quando dovevamo ma vi regaliamo un sierologico aggratis.

In realtà più che un benefit è una iattura.

Organizzare 70.000 prelievi, pari alla metà di quanto si riprometteva il Commissario Straordinario Arcuri su tutto il territorio nazionale è una enormità considerando che il Piemonte rappresenta solo il 7% della popolazione nazionale.

Gli articoli scientifici sui test sierologici sono pubblicati da pochissime settimane. La patologia era sconosciuta fino a 6 mesi fa. In Europa abbiamo avuto i primi casi a febbraio 2020. Non sappiamo nulla nè su quanto duri la risposta anticorpale, come sia la dinamica di IgG e IgM, se siano protettive, neutralizzanti e molto altro ancora.

Anche in questi casi bisogna prima fare degli studi epidemiologici. Detto, fatto. In Regione Piemonte si è fatto tutto il contrario.

Uno studio pensato male e realizzato peggio con problematiche metodologiche di non poco conto. Ed un via libera ai sierologici di massa senza alcun controllo.

Il paradosso del paradosso

Intanto in Piemonte, non potendo più organizzare per un po’ le fiere paesane, fioccano le “Sagre del sierologico”.

A Casale Monferrato tutti in piazza domenica 17 maggio per il test rapido offerto da due aziende (che così si fanno anche un po’ di pubblicità che non fa mai male), a Borgosesia 10.000 sierologici alla popolazione, con esito in 3 minuti e via discorrendo.

Dallo studio epidemiologico abbiamo già sbracato.

Il massimo della incoerenza si raggiunge il 15 maggio (Repubblica):

Nell’articolo viene sottolineato che l’ex Ministro della Sanità Ferruccio Fazio (ora consulente di Cirio) e l’Ordine dei Medici sconsigliano l’esecuzione del sierologico da parte dei privati cittadini.

L’Assessore Icardi polemizza con il Ministro Speranza in veste di responsabile della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Il problema è che con l’”onda anomala” dei sierologici effettuati dai singoli cittadini, un esito positivo determina la richiesta di un tampone da parte dei MMG. E il numero di tali richieste potrebbe essere soverchiante.

Pertanto firma una lettera in cui chiede:

Una strategia per la gestione degli esiti del test sierologico quando a sottoporsi agli esami sono i privati cittadini.

Inoltre aggiunge:

Ma scusi Icardi, ma la lettera del 29 aprile che apriva ai datori di lavoro e quella del 4 maggio che apriva ai privati cittadini, non provenivano dal SUO Assessorato?

(continua…..)