L’Hubei dello Stivale (Parte 19) – La traiettoria tamponi/casi spiega chi ha agito meglio e subito

(……segue dalla parte 18)

Nell’ultima parte abbiamo esaminato il tema riguardante il numero di tamponi effettuati durante l’epidemia ed abbiamo confrontato tra loro alcuni Paesi per quanto concerne tale indicatore. I tamponi non solo devono essere numerosi ma devono essere impiegati il prima possibile per evitare di “inseguire” l’epidemia invece che prevenirne la diffusione.

Il numero di tamponi per caso confermato

L’indicatore esaminato precedentemente era il numero di tamponi/1.000 abitanti. Rapportare il numero di tamponi a 1.000 persone rende confrontabile il dato tra Regioni o tra Nazioni che hanno popolazioni molto differenti. Non ci dobbiamo però solo limitare a tale indicatore.

Un altro indicatore molto importante è il numero di tamponi effettuati per caso confermato. L’indicatore è molto semplice da ricavare.

Il rapporto sarà molto alto nelle fasi iniziali quando i casi sono pochi e si eseguono molti tamponi. Mano a mano che l’epidemia si diffonde il numero di tamponi aumenta ma il numero di casi comincia ad aumentare anche esso sensibilmente. La “lotta” tra numeratore e denominatore in questa situazione è fondamentale in quanto il numero di tamponi deve essere molto superiore ai casi per cercare di tracciare tutti i possibili contatti dei casi.

Nella tabella dell’esempio fatto in precedenza (il paesino di 1.000 abitanti) avevamo un numero di tamponi per 1.000 abitanti pari a 170. I casi confermati sono invece 40 (20 diagnosticati subito e altri 20 accertati tra i contatti stretti)

L’indicatore (numero di tamponi)/(casi confermati) è quindi pari a 170/40 ovvero 4,25.

L’indicatore così costruito ci dice quindi che si effettuano 4,25 tamponi ogni caso confermato.

E’ tanto o poco?

I contagiati di COVID-19 che non abbiano sintomi conclamati o che siano addirittura asintomatici non si illuminano come una lampadina per avvertire che hanno bisogno di un tampone per essere isolati e messi in quarantena. “Cercare” i contagiati presume che il numero dei tamponi sia molto più alto dei casi confermati molti tamponi risulteranno inevitabilmente negativi.

Immaginiamo una situazione in cui i tamponi vengano effettuati solo ai soggetti con sintomi o a quelli che arrivano in pronto soccorso con una saturazione di ossigeno pericolosamente bassa. E che non si tracciassero i contatti stretti.

Il rapporto tamponi/(casi confermati) sarebbe uguale a 1.

Al di là delle misure di quarantena che intervengono sempre successivamente alle prime fasi delle epidemia, il contagio si sarebbe già diffuso senza freni.

Praticamente si correrebbe dietro alla epidemia invece che prevenirne la diffusione.

Se invece, oltre ad effettuare i tamponi ai soggetti sintomatici ed ospedalizzati, si effettuassero molti più tamponi e soprattutto se ne effettuassero molti ai contatti stretti, agli operatori sanitari e ad altri soggetti a rischio, sarebbe possibile identificare precocemente i contagiati, isolarli e ridurre la diffusione della infezione.

Molti tamponi sarebbero negativi ma la differenza consisterebbe nel gestire l’epidemia invece di inseguirla.

Fare molti tamponi (con un numero non indifferente di tamponi negativi) significa gestire l’epidemia. Per qualche altro personaggio invece significa sprecare tamponi.

E in questo interpretazione difforme possiamo derivarne una valutazione di merito: la differenza che esiste tra competenza e ignoranza.

Il numero di test per caso confermato è pertanto un indice molto importante per comprendere come si muove un Sistema Sanitario nel controllare la diffusione della epidemia.

Al 6 maggio i dati di alcuni Paesi selezionati sono i seguenti:

Avete forse già capito perchè ho selezionato proprio questi Paesi. I Paesi che hanno controllato meglio l’infezione hanno un numero molto vicino ai 20 tamponi per caso confermato.

I primi 4 Paesi rappresentati in figura arrivano a valori di oltre 50 tamponi per caso confermato.

Questo indicatore è sicuramente molto più importante del numero di tamponi per 1.000 abitanti perchè esso tiene conto anche della dimensione della epidemia.

Se un Paese o una Regione fa tantissimi tamponi per 1.000 abitanti potrebbe non essere in condizioni migliori rispetto ad una Paese che ne fa molti meno. Dipende anche da quanti casi confermati ci sono. Se il primo Paese ha tantissimi contagi la situazione non è rassicurante.

L’indicatore tamponi/casi tiene conto anche di questo aspetto.

Confrontiamo i due indici

Supponiamo di fotografare la situazione di 4 Paesi al 5 maggio 2020.

Il numero di tamponi/1.000 abitanti del Paese B è il più alto di tutti. Il Paese B ha però un numero di casi/1.000 abitanti che è anche il più alto di tutti. Infatti l’indicatore tamponi/casi è pari a 10. Per ogni caso confermato vengono effettuati 10 tamponi. Anche il Paese A non è messo molto bene. Il dato tamponi/casi è addirittura inferiore (6,8).

All’estremo opposto abbiamo il Paese D che ha molti meno casi/1.000 abitanti ed ha un numero di tamponi di molto inferiore a quello del Paese B (il 66% circa in meno).

Per ogni caso sono stati effettuati quasi 58 tamponi.

Il Paese D ha 51 milioni di abitanti, tutto sommato una popolazione non dissimile da quella del Paese B ma ha un numero di contagi pari a 10.804, paragonabile ai contagi totali di tutta la Liguria (8.551).

Il contagio nei Paese A e B si diffonde più rapidamente in quanto non vengono isolati in tempo i soggetti che possono diffondere ulteriormente l’epidemia. Sicuramente vengono tamponati i soggetti che accedono al pronto soccorso. Ma oltre a questi viene fatto poco altro. I tamponi nel caso A e B vengono pertanto riservati in gran parte ai casi gravi. Troppo poco.

Il Paese D ha pertanto dati sorprendenti: meno casi, meno tamponi/1.000 abitanti ma il dato tamponi/(caso confermato) è molto elevato.

Il Paese C si colloca in una situazione più rosea dei primi due Paesi. Quasi la metà dei casi/1.000 abitanti ed un rapporto tamponi/casi pari a 16,8.

Chi sono questi 4 Paesi?

  • Paese A: Regno Unito; questo Paese si sta ancora dibattendo in una fase molto problematica con oltre 600 morti al giorno ed un elevato numero di contagi;
  • Paese B: Italia
  • Paese C: Germania
  • Paese D: Corea del Sud che, come altri Paesi del Sud-Est asiatico, ha implementato la strategia migliore per controllare l’epidemia: search, test and prevent.

Un Paese che effettua pochi test per caso confermato non sta impiegando i tamponi in modo tale da identificare il maggior numero di persone contagiate.

In Italia, in Spagna, in Inghilterra ed ancora di più negli Stati Uniti (ma ci sono molti altri esempi) il numero di test non ha tenuto il passo con la diffusione della epidemia. In questi paesi si è assistito ad un calo drastico del rapporto tamponi/casi confermati. Il numero di tamponi/1.000 abitanti è ovviamente aumentato. Ogni giorno che trascorreva i tamponi aumentavano per il semplice fatto che si sommavano a quelli fatti nei giorni precedenti. L’altro indicatore (tamponi/casi confermati) è però precipitato. In Piemonte, ad esempio, siamo passati da 300 tamponi per caso confermato (l’unico caso ricoverato era all’Ospedale Amedeo di Savoia). Due settimane dopo che l’Assessore Icardi si andava a lagnare a Roma del grande spreco di risorse impegnate, il numero di tamponi per caso confermato è precipitato a valori inferiori a 5 per ogni caso confermato.

Questo ha ridotto la capacità di tracciare un maggior numero di contagi, nelle RSA, in casa, negli ospedali con la possibilità di isolarli e di prendere adeguate contromisure. Tutte persone che hanno contribuito a diffondere ulteriormente l’epidemia.

Dinamica dell’indicatore tamponi/casi

In ogni epidemia c’è una fase iniziale, una fase acuta ed una fase di calo. La durata di ogni fase può essere estremamente variabile. Ma in generale la curva dei contagiati sale progressivamente fino a stabilizzarsi, finchè il numero dei contagi progressivamente diminuisce. In queste fasi l’indicatore tamponi/casi varia sensibilmente. Come ricordato, chi tiene il passo con i tamponi vince la partita.

E’ evidente che nella prima fase il rapporto è alto ovunque, anche in Paesi che attualmente sono in una situazione molto problematica. Quando la curva del contagio scende l’indicatore tamponi/caso sale sensibilmente in quanto i casi calano e i tamponi (molto tardivamente) aumentano. La partita si gioca e si vince quando la curva dei contagi aumenta, non quando si riduce.

Per farvi capire come varia questo indicatore vi propongo pertanto questo grafico che ho costruito dal sito ourworld in data della Università di Oxford.

Il grafico nelle ordinate riporta (in scala logaritmica) il numero di test per milione di abitanti e nelle ascisse (sempre in scala logaritmica) il numero di casi confermati per milione di abitanti.

Quindi negli assi cartesiani abbiamo i due ingredienti principali del nostro indicatore tamponi/casi: numero di tamponi sull’asse Y e casi confermati sull’asse X.

Per seguire la dinamica del rapporto tamponi/casi nel grafico sono riportate linee diagonali tratteggiate tra loro parallele. Ogni linea identifica il numero di tamponi per caso confermato (il nostro indicatore). Le linee indicano un rapporto pari a 1 (dove è scritto: Number of test=Number of cases) e poi un rapporto di 2, 5, 10, 20, 50, 100 o 200 tamponi per caso confermato.

Ho selezionato solo 3 paesi per non ammassare troppe traiettorie: Corea del Sud, Italia e Regno Unito.

Cliccando sulla freccia play, in basso a sinistra, dopo pochi istanti vedrete comparire le curve dei tre Paesi che si muoveranno da sinistra a destra. Compariranno prima le curve di Corea del Sud e Regno Unito (dati disponibili a fine gennaio) e poi la curva dell’Italia (dati disponibili dal 24 febbraio).

Potete bloccare la progressione in qualsiasi momento premendo il tasto play o usare i cursori temporali per isolare un certo intervallo di tempo.

L’evoluzione delle tre linee è illuminante. Il Regno Unito ha una impennata nel rapporto tamponi/casi in quanto a fine gennaio i contagiati erano pochissimi. L’Italia parte con un rapporto pari a 20 nelle fasi iniziali ma precipita a fine marzo ad un rapporto di 5. La Corea del Sud si mantiene sempre sopra 20. L’Inghilterra crolla letteralmente sotto 5 tamponi per caso confermato.L’Italia verso la fine risale un po’ fino a toccare un rapporto di 10.

Nota: se vi portate con cursore del mouse sulle linee dopo aver messo in pausa potete visualizzare anche le date. Con il cursore potrete mettere in evidenza anche le linee degli altri Paesi che si coloreranno magicamente sotto i vostri occhi. Giocate con i vari continenti e costruitevi il grafico che preferite selezionando i Paesi di vostro interesse!

Da questa rappresentazione si comprende molto meglio la dinamica di tale indicatore che non va valutato quindi solo staticamente, dopo che sono trascorse molte settimane dal picco, ma nel periodo di maggior “pressione” epidemica.

Ma allora come si sono comportate le Regioni italiane più colpite (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) per quanto riguarda tale indicatore?

Questa è un’altra storia….

(continua…….)

2 risposte

  1. Maurizio Dagna ha detto:

    Scusa ma non riesco ad aprire il grafico. Come devo fare ?

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