L’Hubei dello Stivale (Parte 17) – Il Piemonte e il COVID-19. Incapacità o inefficienza?

(….segue dalla parte 16)

Il Piemonte ha scavalcato tutte le classifiche nazionali in termini di contagi lasciandosi alle spalle le Province di Brescia e Bergamo ed avendo davanti a sè solo la Provincia di Milano.

Non è un caso. Il Piemonte ha gestito l’emergenza sanitaria in maniera pessima.

Considerando la superficialità ed il ritardo con cui l’Italia ha gestito l’emergenza (chiusure si, chiusure no, bar, apericene, partite di calcio, carnevali e zone rosse assortite) abbiamo all’interno del Paese una gemma che splende negativamente: il Piemonte.

Malgrado il lockdown, il Piemonte ha continuato a macinare contagi ad un ritmo tale da portarla ormai incontrastata al secondo posto dopo la Lombardia e portando la Provincia di Torino al secondo posto dopo quella di Milano.

L’incremento delle 5 Regioni più colpite, ancora oggi, è inequivocabile. Il Piemonte è l’unica Regione in cui la percentuale di contagi rispetto al giorno prima è la più alta (dal sito Lab24 del Sole 24 ore del 2 maggio).

I contagi dimostrano che il sorpasso è avvenuto “di slancio”.

In scala lineare ecco i dati relativi ad alcune province lombarde, del Veneto e della Emilia Romagna. Ho scelto Milano, Torino, Bergamo, Reggio nell’Emilia e Verona (dal sito Lab24 del Sole 24 ore del 2 maggio).

Con la freccia indico il sorpasso, avvenuto il 22 aprile ,della provincia di Torino rispetto a quella di Bergamo (11.000 casi).

La rappresentazione in scala logaritmica è ancora più significativa. Se volete approfondire perchè la scala logaritmica è migliore nella interpretazione dei dati potete verificarlo su questo precedente post.

La Provincia di Torino è rappresentata dalla linea marrone. La Provincia di Milano dalla linea rosso scura e la Provincia di Bergamo in colore rosso vivace.

Le frecce indicano la differenza tra la curva logaritmica dei contagi tra la provincia di Torino e di Milano. In questo ultimo grafico ho colmato tale hiatus con un colore rosso:

In considerazione che la curva logaritmica fornisce una migliore visualizzazione della tendenza dei contagi, pare evidente che, pur rispetto alla Provincia di Milano, molto più popolosa e più gravemente colpita, la Provincia di Torino abbia ridotto notevolmente tale differenza tra il 3 marzo ed oggi.

La differenza, sempre in scala logaritmica, con la provincia di Bergamo si è invece addirittura annullata. Nella figura ho evidenziato con le doppie frecce la differenza tra Bergamo e Torino che che si riduce fino ad annullarsi. L’11 aprile (freccia viola) la curva della Provincia di Bergamo corre praticamente parallela all’asse delle ascisse mentre quella di Torino viaggia ancora verso l’alto apparentemente come quella della provincia di Milano.

Non vi sfugga inoltre il fatto che la curva della Provincia di Torino non ha ancora raggiunto il plateau.

La situazione come sappiamo (e come avremmo dovuto sapere visto quello che era capitato in Cina) è evoluta molto rapidamente. Per la Regione Piemonte tale evoluzione è tuttora preoccupante. Come siamo arrivati a questo risultato?

Ultima settimana di febbraio.

Con grande soddisfazione dei tifosi atalantini si è già svolta la partita Atalanta-Valencia (19 febbraio), i focolai di Codogno e Vò Euganeo sfrigolano e scoppiettano che è un piacere ed hanno ormai uno spazio fisso sui telegiornali.

Per il Piemonte viene emessa l’Ordinanza 23 febbraio 2020 Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Regione Piemonte. Tale ordinanza viene concordata tra Regione Piemonte e Ministero per limitare le manifestazioni e gli assembramenti.

Nella stessa data si insedia la ormai nota Unità di Crisi. L’ìncipit della ordinanza dà l’idea di come fosse la situazione solo 2 mesi fa:

Considerato che si sono verificati finora n. 6 casi in tre comuni del territorio della Regione Piemonte e che precisamente, come dettagliatamente illustrato nella relazione inviata dall’Unita’ di crisi della Regione Piemonte in data odierna al Ministero della salute: per 1 caso e’ stato accertato il contatto con un soggetto positivo del milanese; per 3 casi si tratta di soggetti di nazionalita’ cinese rientrate da area interessata dal virus (Cina); per 2 casi sono tuttora in corso gli accertamenti da parte del Servizio di igiene e sanita’ pubblica competente al fine di individuare la possibile fonte di trasmissione;

Il 22 febbraio 2020 Il Presidente della Regione Cirio dichiarerà:

In Piemonte, al momento, è stato accertato un solo caso, quello di un 40enne risultato positivo al Coronavirus. L’uomo, avrebbe accusato i primi sintomi giovedì sera e immediatamente si è attivato il servizio di igiene pubblica della Regione: è stato isolato e ricoverato all’ospedale Amedeo di Savoia e contemporaneamente sono scattate le investigazioni e gli accertamenti sui familiari e sui rapporti che l’uomo ha avuto in modo da circoscrivere al massimo il rischio di contagio.

Lo stesso Governatore Cirio che il 27 febbraio 2020 dichiarava: “Ora si può tornare verso la normalità”.

Contemporaneamente l’Assessore Icardi indicava la sua teoria secondo la quale tutti i casi piemontesi di contagio erano collegati al “ceppo lombardo”.

Da "La Stampa" sito web 22 febbraio
Da “La Stampa” sito web 22 febbraio

Non potendo più essere attuale lo stigma del “ceppo cinese”, prendeva pertanto piede l’ipotesi della estrema virulenza lombarda. Precisiamo comunque che i ceppi (o sottotipi) virali sono concetti di biologia che l’Assessore evidentemente non possiede sennó non ne parlerebbe con tale superficialitá. Più che intenditor di ceppi direi che invece che di biologia non capisce una cippa.

Da La Stampa del 27 febbraio:

Mentre nella vicina Lombardia continuano a fioccare nuovi casi, in Piemonte i contagi da coronavirus non solo non aumentano, ma regrediscono. I tre pazienti positivi ai test nel Torinese, in serata si sono ristretti a uno. «È una grande notizia», esulta l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi. «I tamponi faringei risultati per due volte positivi sulla coppia di Cumiana hanno dato esito negativo ai controlli di secondo livello effettuati dall’Istituto superiore di sanità».

L’Assessore del Piemonte Icardi, afferma che chiederà al governo lo stato di crisi. “Porteremo le istanze delle aziende, degli alberghi, dei ristoranti e delle attività commerciali: la situazione è drammatica per il tessuto produttivo del territorio”. Come spesso avviene agli espertoni sanitari ed ai supermanager, l’attenzione primaria è ai costi: “In Piemonte in pochi giorni sono stati fatti oltre 300 tamponi, del costo di 40-50 euro l’uno. Anche le ricadute economiche su un sistema sanitario regionale già in affanno saranno un capitolo doloroso”.

Infatti parrebbe che questi tamponi fossero proprio una spina del fianco. Trecento tamponi per tre casi che sono poi diventati uno solo. I due casi dei coniugi di Cumiana, inizialmente positivi, dopo le verifiche dell’Istituto Superiore di Sanità, si erano poi rivelati negativi.

Che spreco.

Nell’ultimo week end di febbraio sui giornali locali continuava a rimbalzare il mantra della “voglia di ritorno alla normalità”. Molti sanitari dichiaravano che quella dei tendoni non era una grande idea dato che non erano riscaldate ed in Piemonte (soprattutto vicino alle montagne, ma non solo) faceva ancora un freddo porco, soprattutto di notte.

Dominavano ancora i casi di Portacomaro (AT), gli anziani piemontesi sbloccati dalla quarantena di Alassio e poco altro. Per quasi tutti i casi positivi era spesso ripetuto che essi erano importati dalla Lombardia o in stretta connessione con il famigerato “ceppo lombardo”.

Marzo: inizia l’inarrestabile ondata di casi

Ma i casi iniziano ad aumentare. Nel weekend 29 febbraio-1 marzo si parla di 40 casi, l’ospedale di Ciriè, in provincia di Torino, chiude il Pronto Soccorso il 2 marzo per un caso sospetto e così faranno a macchia di leopardo tutti gli altri ospedali.

Questa è la situazione fotografata alle 17 del 3 marzo dalla Protezione Civile.

Le Marche (non indicate in figura) hanno 61 casi e quindi, in rapporto alla popolazione (1.500.000 abitanti) ne hanno il triplo del Piemonte ma, se osserviamo Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna (popolazioni numericamente non molto dissimili) saremmo teoricamente in condizioni migliori.

Il fatto è che in questi casi non stai meglio degli altri. Sei solo leggermente in ritardo rispetto a loro.

E ti devi preparare a reggere l’urto. E dato che hai più tempo avresti anche un pó di vantaggio. Che peró abbiamo sprecato malamente e gestito ancor peggio.

Il 3 marzo all’Ospedale di Tortona (AL) l’esperienza del “tendone” è già abortita. Oltre al fatto che le struttura, non riscaldata, particolarmente di notte, poteva servire giusto per conservare latticini e derrate alimentari deperibili, l’Ospedale di Tortona è già diventato COVID-Hospital.

Il 6 marzo i giornali rivelano che all’interno dell’Ospedale di Tortona 5 medici e qualche infermiere sono stati praticamente “sequestrati” dalla Direzione Generale in quanto contatti stretti di un malato COVID. Chiusi dentro l’ospedale-COVID debbono lavorare e dormire dentro la struttura senza mettere il naso fuori di essa.

Una interpretazione alquanto bizzarra. Una specie di carcere lavorativo.

La moglie di uno di essi telefona disperata alla nostra segretaria regionale dell’ANAAO-ASSOMED, Chiara Rivetti, chiedendo di fare qualcosa per “liberare” il marito.

I casi in Regione passano sono già 108. I morti sono 2. E’ importante ricordare i numeri in modo che ci si possa, ancora una volta, rinfrescare la memoria. L’aumento in questi casi è esponenziale. Da un caso a 108 in pochissimi giorni. Che diventeranno centinaia e poi migliaia. Come migliaia diventeranno i morti. Le tabelle della Protezione civile sono lì a dimostrarlo.

Saltano gli interventi chirurgici e le visite ambulatoriali.

Ci sono già 30 medici in quarantena.

Qualcuno erroneamente pensa che l’epidemia sia circoscritta principalmente nella Provincia di Asti e Alessandria. Il 6 marzo ci sono 50 casi in provincia di Asti, 40 nell’Alessandrino, 55 nel torinese. Ecco i dati della Protezione civile del pomeriggio del 7 marzo.

Sono passati quattro giorni ed i casi sono quadruplicati.

Ed ecco che nel week-end siamo al trito e ritrito refraindella zona rossa: ora tocca alle province piemontesi.

E’ domenica 8 marzo. Il DPCM 8 marzo n. 6 “Cura Italia” definisce zone rosse la Regione Lombardia e le Province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.

Siamo ancora ai disegnini sulla carta geografica. Torino non è cinturata. Ma ormai siamo decollati sia in termini di casi che in termini di ricoveri.

L’Unitá di crisi, giá insediata inanella una serie imperdonabile di errori. Dalla gravissima sottovalutazione del problema si palesa un fatto incontrovertibile: il numero di tamponi è assolutamente inadeguato.

(continua…….)

Una risposta

  1. Maurizio Dagna ha detto:

    Gabriele ci farebbe molto piacere se tu intervenissi sulla “mailing list” ,di cui fai parte, o direttamente sul Tuo Blog per fare le Tue considerazioni . Sulla mailing list infatti è in corso vivace dibattito con contributi vari spesso riferiti a ” l’Hubei dello stivale ” le cui puntate io giro puntualmente a tutti con grande approvazione.
    Maurizio Dagna

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