L’Hubei dello Stivale (Parte 5) – #ilcovidnonsiferma

……(segue dalla quarta parte)

Ricapitoliamo un po’ di passaggi avvenuti in questi ultimi due mesi:

23 gennaio: Wuhan e la regione dello Hubei vengono letteralmente “blindate” e messe in quarantena;

30 gennaio: l’OMS dichiara un allarme globale che ovviamente nessuno si fila;

31 gennaio: un articolo sul Lancet ipotizza, in caso di pandemia, un contagio che colpirebbe il 60% della popolazione mondiale (anche in questo caso, robetta da addetti ai lavori…)

19 febbraio: si svolge Atalanta-Valencia di Champions League a Milano. Per seguirla, quasi 50.000 tifosi si spostano da Bergamo a Milano, stando a stretto contatto in pullman, treni, autogrill, ristoranti e pub.Questa partita viene considerata da alcuni esperti come un interessante esperimento di scambio cultural-microbiologico tra Italia e Spagna che darà i suoi frutti nelle settimane a venire (sia in Italia che in Spagna).

21 febbraio 2020: Paziente 1 di Codogno e focolaio a Vò Euganeo. Si apre la stagione di caccia nel lodigiano. Senza però risultati tangibili. Il paziente 0 si dilegua senza lasciar traccia. Zona rossa nel Lodigiano: 10 comuni isolati (50mila persone), scuole, uffici e negozi chiusi, niente messe e partite di calcio sospese.

23 febbraio: a Milano bar e locali chiudono dopo le 18. Idea notevole perchè, come tutti sanno, il maggior numero di avventori nei bar non è a colazione e a pranzo. Il provvedimento è evidentemente solo contro l’happy hour e gli aperitivi. La cosa farà indignare Sala e soprattutto Zingaretti.

Torino chiude scuole e locali ma lascia aperti i negozi. Il coronavirus ha diritto ad avere jeans, occhiali alla moda e borse di Fendi.

La Lombardia chiude le scuole e Università. Sfilate di moda a porte chiuse. Le modelle e il pubblico specializzato devono infatti potersi infettare con glamour ed in modo esclusivo.

Blocchi di Università in Italia un po’ qua ed un po’ là senza alcun criterio.

Gli italiani “festeggiano” il carnevale fino a Domenica 23 febbraio. Piazza San Marco stracolma, grasse risate. La maggiorparte dei presenti ha solo maschere di Carnevale. Il coronavirus festeggia con loro mentre li prende per il culo (ma soprattutto per la faringe).

25 febbraio:Il Governatore delle Marche chiude le scuole ma il Governo gli fa il cazziatone ed è costretto a riaprirle.

26 febbraio: La lobby dell’aperitivo e la Spectre del Prosecco costringono le istituzioni a riaprire bar e ristoranti a Milano dopo le 18.

27 febbraio: Decisa la riapertura de Duomo di Milano da lunedì 2 marzo.

Iniziativa epocale a Milano che eccita i festaioli. Il 27 febbraio infatti il Sindaco di Milano lancia l’hashtag #Milanonsiferma. Il video raggiunge la cifra di 134.000 visualizzazioni.

Zingaretti solidarizza immediatamente con Sala: “La nostra economia è più forte della paura: usciamo a bere un aperitivo, un caffè o per mangiare una pizza” . Quindi parte per Milano prendendosi un aperitivo al coronavirus, specialità della casa.

29 febbraio:Viene prolungata la chiusura delle scuole in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna. Tutto resta aperto basta che si rispettino le distanze. Nel resto del Paese si esce e si gozzoviglia insieme al coronavirus a cui pare piaccia molto la vita di società e comunitaria.

3 marzo:La provincia di Bergamo con i suoi ospedali è già in zona marrone (ovvero nella merda) mentre a Roma pensano di allargare la zona rossa.

Piomba sul Paese una notizia drammatica: a Torino verrá rinviata Juve-Milan di Coppa Italia. Il governo “valuta” di far giocare tutti gli sport a porte chiuse in tutta Italia. Bande di microcefali tempestano i social di commenti indignati gridando alla dittatura.

Il coronavirus lancia l’hashtag #chegovernodicoglioni che raggiunge in poco tempo decine di migliaia di contagi.

Circola un “vademecum” che chiede di restare a una “distanza sociale” di almeno un metro dagli altri, di evitare i contatti fisici, le strette di mano, i baci e gli abbracci per salutarsi. Gli over 75 sono invitati a non uscire. Gli altri si possono praticamente toccare i coglioni e sperare in Dio.

7 marzo 2020 Dopo #Milanononsiferma accade che #sifermaZingaretti. Il Governatore del Lazio si mette in quarantena dopo un tampone positivo.

Contemporaneamente al video del Sindaco Sala #sifermailcontatore perchè Milano piomba nel buco nero della “zona rossa”;

8 marzo:Il Governo comincia a giocare con i colori a pastello e si rompe le palle di usare solo le zone rosse. Inventa le zone “arancioni” in 14 province. Comincia a chiudere quasi tutto ma per esempio bar e ristoranti fino alle 18 restano aperti. Il coronavirus non può restare senza cappuccino e cornetto, ecchecazzo!

7-8 marzo:Il Governa decreta con grande riservatezza. Cani et Porci infatti ricevono su whattsapp e social le varie versioni del decreto allo studio (io sul mio telefonino ne ho contate 6).

E’ un attimo: si verifica una delle più grandi transumanze da Nord verso Sud che fanno invidia alle invasioni barbariche del V secolo dopo Cristo. I treni vengono presi d’assalto. Il coronavirus riesce fortunatamente ad occupare buona parte dei convogli di 1a e 2a classe in tutti i treni. Dirigendosi a Sud qualcuno lo sente cantare “O surdato ’nnammurato” ed eccitatissimo passa a salutare tutti di carrozza in carrozza.

14 marzo:Mentre chiude gradualmente tutto il Paese, la Ministra dei Trasporti Paola De Micheli si sveglia dal coma e decide di cancellare i treni notturni diretti verso nord. Dalle stalle sono già scappati i famosi buoi, procioni, cammelli e financo i pangolini insieme a migliaia di persone che già son tornate da mammà per portar loro il coronavirus.

18 marzo:Finalmente arriva la quarantena “stile Wuhan” anche se non perfettamente identica a quella cinese. Migliaia di italiani vengono denunciati per mancato rispetto delle ordinanze. Con la polizia cinese non sarebbe successo. Da questa data bisognerebbe contare i fatidici 14 giorni di “lockdown”.

Il Governo, timoroso che gli italiani non abbiano nulla da fare, lancia la raccolta delle autodichiarazioni. Con la quinta versione della autodichiarazione l’album raccoglitore in regalo.

Siamo ai giorni nostri

Le misure che hanno preceduto il 18 marzo sono frutto di governanti pavidi e irresponsabili.

Il covid non si ferma se non si chiude tutto. Perchè lui è un virus, mica un imbecille. Se chiudi i bar dopo le 18 lui si è già divertito a entrare nelle vie aeree di tutti quelli che si appoggiano al bancone per bere il caffè. E così in tutti gli altri luoghi frequentati dalle moltitudini di persone che forniscono a lui passaggi gratis in macchina, treno, bus e taxi.

Lui va avanti in modo esponenziale. 1 persona contagia 3 persone, che ne contagiano altre 3 che a loro volta ne contagiano altre 3. Dopo 15 passaggi di questo tipo arriviamo a oltre 14 milioni di persone contagiate.

Arrivare al fatidico 60-70% della popolazione contagiata è questione di pochi mesi se non si fa nulla.

Il coronavirus poi è obbligato a fermarsi. Ma lascia dietro di sè solo macerie.

Dall’hastag #Milanononsiferma del Sindaco Sala alla instaurazione della “zona rossa” per tutta la Lombardia passano circa 7 giorni.

Il COVID-19 non è molto “social” e senza misure drastiche progredisce con andamento esponenziale.

Il 10 marzo, dopo una quarantena simile a quella cinese, il numero di nuovi contagi a Codogno è pari a zero. Il “lockdown” era iniziato il 21 febbraio. Sono bastati 18 giorni, poco più del periodo di incubazione del COVID-19.

I dati di ricoveri e decessi sono lì a dimostrarlo.

I dati della protezione civile dimostrano la dinamica dei ricoveri ospedalieri dall’inizio dell’epidemia. I primi dati sui ricoveri per i pazienti COVID-19+, aggregati per Regione, sono quelli del 2 marzo.

Il 2 marzo è il giorno successivo alla istituzione di tre zone: zona Rossa (Epicentro Codogno e Lodigiano), zona gialla (Tre regioni del Nord) e resto del Paese. Siamo ancora nella fase “tira e molla”. Nella zona “rossa” c’è una quarantena simile a quella che stiamo vivendo a livello nazionale ma fuori dal Lodigiano il virus scorrazza senza problemi.

Le prime due colonne indicano un totale di 742 ricoveri con sintomatologia, 166 ricoveri in terapia intensiva e 52 decessi. Due giorni dopo vengono chiuse le scuole.

L’11 marzo il Governo adotta misure di contenimento per tutto il territorio nazionale. Negozi e ristoranti chiudono in tutta Italia. La situazione, dopo poco più di una settimana evidenzia 5.838 ricoveri con sintomatologia, 1.028 ricoveri in terapia intensiva e 827 morti:

La progressione è evidente ed impressionante. Aumentano moltissimo anche i pazienti che necessitano di ventilazione meccanica che viene effettuata solo nei reparti di rianimazione. I posti letto disponibili nelle rianimazioni sono poco più di 5.000 in tutto il Paese. Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto incrementano la disponibilità di posti letto di rianimazione, trasformando reparti di cardiologica e le UTIC (che ricoverano ad es. pazienti infartuati), sale operatorie e altri reparti ospedalieri in rianimazioni con pazienti ventilati.

Il 18 marzoil Governa vara il Decreto “Cura Italia” con chiusura tutte le attività produttive non essenziali. I dati sono i seguenti: 14.363 ricoveri con sintomi, 2.257 in terapia intensiva e 2.978 decessi.

Gli ultimi dati di marzo sono quelli evidenziati nella tabella sottostante (31 marzo 2020): i ricoveri con sintomi sono raddoppiati in due settimane (28.192), i ricoveri in terapia intensiva sono anche essi raddoppiati (oltre 4.000) ed i decessi sono quadruplicati (12.428).

Per facilitare il confronto ecco una tabella riassuntiva con i 3 dati principali cumulati per queste 4 date

L’evoluzione dei ricoverati con sintomi è la seguente:

La seguente è la progressione dei ricoveri in terapia intensiva:

Mentre quest’ultima è quella dei decessi:

Ecco come “lavora” il coronavirus. Ecco perchè bisognava agire molto prima. Tutto questo si poteva evitare.

Ora aspettiamo anche noi i fatidici 14 giorni. Guarda caso oggi (1 aprile) ricoveri e morti hanno iniziato a ridursi sensibilmente (la cosiddetta prova del 9).

Prima del 18 marzo il Governo e molte Regioni hanno solo fatto ‘ammuina; insieme a molti altri dovrebbero pagarne le conseguenze.

(segue……)