L’Hubei dello Stivale (Parte 16) – L’Unità di Crisi del Piemonte: Acquisti no, acquisti sì

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Quindi, dopo essersi insediata ed aver scritto nel fuoco le prime disposizioni, come si muovono le Aziende del Piemonte per quanto riguarda gli acquisti di DPI? Mandano i loro fabbisogni alla Unità di Crisi che provvede a centralizzare tutti gli approvvigionamenti.

Un lavoro immane. Anche perchè, contemporaneamente, tutte le aziende sanitarie hanno necessità di rifornire i dipendenti, i visitatori, i pazienti di mascherine chirurgiche, visiere, guanti, visor, filtranti facciali, camici idrorepellenti.

L’8 marzo 2020 l’Unità di crisi invia la comunicazione n. 11704 relativa all’incremento della disponibilità dei posti letto di terapia intensiva (+50%) e dei posti letto di infettivologia, pneumologia anche con ventilazione assistita (+100%). In essa viene ribadito che le ASR sono tenute a interfacciarsi con l’Ufficio acquisizione beni e servizi della unità di crisi per quanto concerne gli acquisti.

Il Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 27 del 6 marzo 2020 istituisce a tale scopo gli uffici Acquisto beni e servizi che collaboreranno al “buon funzionamento” della unità di crisi.

Lo “schema logico” è il seguente:

più oltre viene chiaramente definito il percorso a cascata:

Le firme sono del Dott. Ripa, del Dott. Aimar e del Dott. Raviolo.

Il 18 marzo 2020 la nota n. 14217 la procedura viene ulteriormente raffinata con l’invio di un modulo di richiesta specificando che i ritiri dei DPI debbono avvenire presso il magazzino della ASLTO3 di Via Leonardo da Vinci 29 a Grugliasco. I ritiri dovranno essere effettuati entro le ore 13 e ogni 3 giorni da parte degli autisti delle varie aziende sanitarie.

La firma è del Dott. Aimar e del Dott. Coccolo che nel frattempo subentrerà al Dott. Raviolo.

Pare pertanto evidente quale sia la procedura: fermi tutti, mandateci i fabbisogni ed alla consegna ci pensiamo noi.

Se avete possibilità di acquistare dovete sempre passare da noi.

11 marzo: il sistema di approvvigionamento già implode

I primi casi di COVID-19 compaiono tra fine febbraio e inizio marzo. Sporadici inizialmente (sanificazioni e chiusure), poi sempre più frequenti. Gli ospedali necessitano di un numero sempre maggiore di DPI. Le richieste vengono inviate alla Unità di Crisi che però fornisce DPI con il contagocce. Quindi le aziende cominciano ad industriarsi nel risparmiare DPI ed ogni azienda si crea una procedura in casa. Colpevolmente l’ISS invia le sue indicazioni ad interim solo il 14 marzo malgrado di questa epidemia se ne parlasse da tre mesi.

Si cominciano a valutare diverse soluzioni perchè il dilemma è: meglio ridurre il livello di protezione o non riuscire a dare neppure le protezioni minime? Non sono scelte da poco. Ad esempio i tempi di utilizzo delle FFP2/FFP3 (4 ore? 6 ore? 8 ore?), Utilizzare una tuta tyvek integrale o il camice idrorepellente in alternativa? Ordiniamo le mantelline e le manichette che usano in agricoltura o che usano i veterinari?Annulliamo le visite ai parenti per risparmiare mascherine e camici in tnt?

Il fatto è molto semplice: i singoli provveditorati e/o farmacie gestivano fino al 23 febbraio gli ordinativi con gare già approvate ed aperte e potevano disporre di un canale diretto con i fornitori. Dopo il 23 febbraio è l’Udc che gestisce tutto. Tutte le richieste di DPI debbono essere convogliate in questa unica struttura la quale deve provvedere ad un quantitativo enorme e con una struttura creata in fretta e furia. Sembra di ritornare indietro nel tempo alle “efficientissime” Federazioni di Monferino (ex Assessore Sanità con la giunta Cota) che dovevano diventare le centrali di acquisto in grado di far risparmiare decine di milioni di euro. Ci misero più di un anno a crearle, pagammo profumatamente 7-8 Direttori Generali in più e non riuscirono a combinare nulla.

Perchè una unica centrale acquisti creata in qualche giorno avrebbe dovuto fare di meglio, per di più in una situazione emergenziale?

Infatti non c’è riuscita. Le riunioni nelle aziende nelle due settimane di marzo sono state drammatiche. Non arrivavano i quantitativi richiesti, arrivavano DPI già scaduti da anni, con gli elastici degli FFP2 che si sbriciolavano tra le mani. La possibilità di mettere un camice idrorepellente sopra il tyvek (una tuta integrale) per preservare quest’ultima non era possibile. Mancava di tutto. E così alcuni, in barba alle disposizioni si sono arrangiati. All’italiana. Contattando su internet fornitori e poi telefonando loro e chiedendo cosa e cosa ci potevano dare (caschi CPAP, camici monouso in tnt, FFP2/FFP3 etc). Intanto arrivavano donazioni dagli enti più disparati con le quali si riusciva a tenere la testa fuori dalla… melma.

E’ un flusso ininterrotto di disposizioni verticistiche a cui fa da contraltare la richiesta supplichevole di DPI oltreche in numero adeguato, almeno idonei.

I caschi CPAP scarseggiano ma soprattutto scarseggiano i flussometri da agganciare ad essi (sennò il casco lo puoi dare ai bambini per imitare Buzz Lightyear).

Il 15 marzo arriverà anche la famosa lettera “anonima” (non timbrata, non intestata, non protocollata) tramite mail dalla unità di crisi a proposito dei caschi da “ricondizionare” con la ricetta casereccia per spargere più virus possibile all’interno degli ospedali. Se volete ripassare cliccate qui.

Questo caso, raccontatomi da una collega di una azienda del torinese è emblematico. L’11 marzo “trovano” un fornitore in grado di procurare 1.000 tute tyvek. Prezzo 14,60 euro l’una. Ormai ne restano poche e le tute tyvek servono proprio a chi lavora in rianimazione con pazienti intubati. Il fornitore vuole una risposta entro le 10.30 del 12 marzo. Sennò destina il quantitativo ad aziende fuori Regione. Viene richiesta alla Udc l’autorizzazione. La quale si perde nella valutazione di economicità dell’acquisto e rimpalla la decisione al responsabile della Udc (ma allora la centrale acquisti cosa decide?). Ovviamente per le tute tyvek, come per gli altri DPI, i prezzi aumentano.

Il confronto con i prezzi di 6 mesi prima non sono realistici. E’ la legge della domanda e l’offerta. Mentre l’Udc si lambicca con la valutazione del prezzo (che in passato era inferiore del 60%) le lancette avanzano. E la risposta non arriva.

Dopo le 12.30 arriva la risposta della Udc: dato che mesi fa le avevamo trovate a meno ce ne occupiamo noi. Quante ve ne servono? Ora, da questo piccolo episodio si ricavano diverse considerazioni:

  • Il quantitativo te lo avevo già scritto, sai leggere?
  • Perchè a voi dovrebbero fare un prezzo diverso rispetto a quello proposto nella mail dal fornitore?
  • Siete in grado di trovarle?
  • Lo sapete che le 10.30 sono già passate?

Mille tute tyvek e diverse mascherine e FFP2/3 andate in fumo.

No invece. Fortunatamente furono acquistate ugualmente.

E’ solo un episodio ma ce ne sono molti altri.

Questo ad esempio è un esempio di fornitura Udc:

Sono mascherine chirurgiche. Se non riuscite a vedere bene vi dico io cosa c’è scritto in basso:

Prodotto non adatto a uso professionale o ospedaliero

Considerando che il quantitativo è destinato ad un ospedale non fa una grinza. Evidentemente pensavano che ci potevamo organizzare un party “in mascherina” da Lunedì prossimo nella mensa dell’Ospedale.

Inadeguati a disbrigare la matassa degli approvvigionamenti ecco un colpo da maestro (per modo di dire). Assomiglia più ad una piroetta di una ballerina veramente scarsa che abbandona il palcoscenico in fretta e furia colta dalla vergogna.

Il 3 aprile 2020 con lettera prot. 17230 a firma Dott. Coccolo, Dott. Aimar e Dott. Icardi viene inviata una nuova lettera ad oggetto: Distribuzione DPI.

Vi riporto uno stralcio:

Trovate la differenza.

Se non la trovate hanno ragione loro.

Se la trovate, la Udc ha effettuato una bella giravolta.

Una giravolta che sa tanto di sconfitta.

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