L’Hubei dello Stivale (Parte 4) – Contare prima di parlare

……(segue dalla terza parte)

Il 20% dei contagiati sarà quindi in condizioni critiche o severe.

Ma il 20% di cosa?

Facciamo un passo indietro e vediamo perchè si è iniziato a parlare di 80% di contagi con guarigioni senza problemi, 15% di persone in condizioni severe e 5% in condizioni critiche,

Sul numero di JAMA del 24 febbraio 2020 è uscito un articolo1(scaricabile gratuitamente) di alcuni ricercatori cinesi che hanno esaminato la evoluzione di 72.314 casi registrati fino all’11 febbraio 2020 in Cina.

Sebbene fossero presenti criteri clinici idonei per la diagnosi di tutti questi pazienti, solo in 44.672 di questi è stato possibile ottenere un tampone con risultato positivo. La evoluzione clinica di questi ultimi era la seguente:

Tratto da Jama - vedi bibliografia
Tratto da Jama – vedi bibliografia

Il numero di morti in questa coorte è pari a 1.023; pertanto la letalità corrisponde al 2,3% ottenuta con questa formula:

Indice di letalità di 44.762 casi nella regione dello Hubei - vedi bibliografia
Indice di letalità di 44.762 casi nella regione dello Hubei – vedi bibliografia

Gli stessi autori ricordano però che il numero di contagiati da porre al denominatore è sicuramente più elevato in quanto è molto difficile identificare e conteggiare i casi lievi e asintomatici.

Gli Autori affermano che la situazione emergenziale ha impedito di effettuare un elevato numero di tamponi nella zona piú colpita. Di conseguenza si è riscontrata una netta differenza nell’indice di letalità tra la Regione dello Hubei (2.9%) ed i restanti territori della Cina (0,4%).

Lo stesso fenomeno è avvenuto d’altronde anche tra le diverse Regioni italiane con valori di letalità sopra il 10% in Lombardia e ben sotto il 3% in altre Regioni del Sud.

La problematica è sempre la stessa: con un picco di contagi concentrato in una determinata zona, la attività di ricerca dei soggetti paucisintomatici e dei contatti stretti viene notevolmente ridotta.

Il numero di contagi al denominatore si riduce e la letalità inevitabilmente aumenta.

Nell’articolo del JAMA vengono inoltre ricordate le epidemie di SARS (dichiarata ufficialmente terminata dalla WHO il 5 luglio 2003) e la MERS (ancora attiva).

L’indice di letalità di queste due patologie sono, come già ricordato, ben più alte ma, se guardiamo ai numeri assoluti, ovvero al totale dei contagiati e dei deceduti, abbiamo questi dati:

Pertanto, malgrado la letalità decisamente più alta di SARS e MERS, la COVID-19 ha determinato in poco tempo un numero molto maggiore di decessi.

Sia SARS -CoV che MERS -CoV sono determinate da virus trasmessi da animali e sono epidemiologicamente simili, eccezion fatta per la SARS-CoV che non ha praticamente manifestazioni subcliniche mentre la MERS -CoV si comporta in maniera simile ad altri ceppi di coronavirus circolanti con una proporzione sostanziale di casi asintomatici.

Una caratteristica fondamentale sia della SARS-CoV e della MERS-CoV è che essi hanno una bassa contagiosità.

Ed ecco lo snodo decisivo che ha portato alla emergenza sanitaria.

SARS-CoV e MERS-CoV hanno letalità rispettivamente di 10 volte (SARS) e di 30 volte (MERS) rispetto quanto si suppone essere quella da COVID-19. Nessuna di loro però, data la bassa contagiosità, è divenuta una pandemia.

Il numero dei contagiati in una pandemia è enorme (parliamo di centinaia di migliaia di persone che diventano milioni in poco tempo con una crescita esponenziale).

Con un denominatore così ampio, anche il prudenziale 1% di letalità determina tantissimi decessi, 7-10 volte più dell’influenza (la cui letalità viene solitamente indicata tra 0,1 e 0,14%).

Torniamo quindi al 20% di persone con patologia severa o critica che necessiterebbero di ospedalizzazione.

In rapporto ad un denominatore così ampio non potranno mai entrare in tutti gli ospedali del mondo.

E’ vero, l’80% guarisce.

Ma in una pandemia incontrollabile l’epidemiologia dimostra che il COVID-19 equivarrebbe ad una catastrofe inimmaginabile.

Ecco i numeri della catastrofe se non si adottassero misure di contenimento di alcun tipo.

La contagiosità della COVID-19 porterebbe a contagiare circa il 60 della popolazione mondiale prima di rallentare e fermarsi.

Il calcolo è basato sulla contagiosità del virus ovvero sul basic reproduction number

Il 31 gennaio 2020, mentre l’Europa dormiva sonni tranquilli guardando incuriosita il “lockdown” di Wuhan, veniva pubblicato sul Lancet questo articolo:

L’articolo2 è pubblicato tra gli altri dal Dott. Leung uno dei maggiori esperti mondiali delle epidemie da coronavirus ed è stato tra i protagonisti della lotta alla epidemia di SARS del 2002-2003.

In questo articolo la stima di R0 per l’epidemia in corso a Wuhan veniva stimata in 2.68.

Ciò significa una persona può contagiare circa 3 persone che a loro volta ne possono contagiare altre 3 le quali a loro volta ne contageranno altre 3. Ciò significa che dopo 3 passaggi il numero di contagiati arriva quasi a 27.

Tasso di contagiosità pari a 3. Dopo 3 passaggi, in una popolazione suscettibile, si hanno 27 casi
Tasso di contagiosità pari a 3. Dopo 3 passaggi, in una popolazione suscettibile, si hanno 27 casi

La cosiddetta immunità di gregge è rappresentata dalla percentuale della popolazione che deve essere immune alla malattia per poter fermare l’infezione.

Contrariamente a quanto si può pensare questa percentuale varia per ogni malattia infettiva al variare di R0. Più R0 è elevato maggiore è la percentuale di persone che deve essere immune alla patologia per evitare che l’infezione si propaghi senza controllo.

Quando questa percentuale viene raggiunta, ciascun caso è in grado di contagiare solo un’altra persona e quindi l’infezione è controllata quando R0=1.

Con questo valore di contagiosità la percentuale di soggetti immuni nella popolazione deve essere pari all’incirca ai 2/3 ovvero pari al 63% circa (vi ometto i calcoli). In questa situazione ogni soggetto può contagiare in media solo una persona suscettibile alla infezione.

Situazione nella quale con un tasso di contagiosità=1 si raggiunge immunità di gregge
Situazione nella quale con un tasso di contagiosità=1 si raggiunge immunità di gregge

Per cui, quando la Merkel, il 10 marzo, ha affermato che nello scenario peggiore la COVID-19 avrebbe colpito tra il 60 ed il 70% della popolazione parlava con cognizione di causa.

Al contrario, quel geniaccio di Boris Johnson, ha capito male o spiegato peggio (scegliete voi quale delle due), immaginando che con il 70% delle persone contagiate si sarebbe risolto il problema (salvo poi correggere le demenziali misure che voleva mettere in atto).

Dall’allarme lanciato il 31 gennaio 2020 sul Lancet e ripreso da alcuni giornali, appariva pertanto evidente che tra il 60-70% avrebbe potuto contrarre la malattia.

Ecco che quindi possiamo tornare ai calcoli relativi al 20% di cosa.

L’Italia ha 60 milioni di abitanti.

Il 60% di contagiati significa 36 milioni di persone. Questa è il numero di contagiati che determina una immunità di gregge e che quindi fa rallentare e fermare l’epidemia.

Su questo numero enorme si può quindi calcolare l’impatto sanitario del problema.

L’80% di questi 36 milioni guarirà senza problemi (circa 28 milioni e 800 mila).

Il 15% di 36 milioni di contagiati richiederà l’ospedalizzazione perchè sarà in condizioni “severe” (5 milioni e 400 mila)

Il 5% sarà invece in condizioni critiche e richiederà un ricovero in terapia intensiva (1 milione e 800 mila).

Il totale dei ricoveri necessari è pertanto pari a 7 milioni e 200.000 persone.

Ecco il quadro generale nel caso si lasci “lavorare” il virus senza alcun tipo di contenimento:

L’1% di letalità significa anche che circa 360.000 italiani morirebbero.

I posti letto per acuti in Italia (dati 2017, ultimi disponibili) sono circa 175.000 (40.000 negli Istituti privati).

E’ vero, i posti letto sono stati pesantemente ridotti ed il SSN è stato pesantemente definanziato in questi anni.

Qualcuno dovrebbe rispondere di queste scelte (tranquilli, nessuno ne risponderà).

In ogni caso, lasciar fare al virus senza manovre di contenimento, non consentirebbe a nessun sistema sanitario del mondo di contenere l’onda.

Le sirene dello tsunami erano però suonate. Ma nessuno dei nostri governanti ha dato loro retta.

  1. Characteristics of and Important Lessons From the Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Outbreak in China
    Summary of a Report of 72 314 Cases From the Chinese Center for Disease Control and Prevention. JAMA. Published online February 24, 2020. doi:10.1001/jama.2020.2648
  2. Joseph T Wu, Kathy Leung, Gabriel M Leung Lancet 2020; 395: 689–97

(continua…)

3 risposte

  1. Marco ha detto:

    Ciao Gabriele, é possibile leggere tutto quello che hai scritto sin qui, senza cercare le puntate ? Stai scrivendo un libro ?

    • Gabriele Gallone ha detto:

      Ciao Marco, le puntate sono finora 5 ma quando ho iniziato non sapevo che diventasse una storia infinita. Pertanto ci ho preso gusto (per modo di dire…). Se diventerá un libro non lo so. Però scrivo solo di notte o quando riesco a stare fuori dall’ospedale. Ho altre tre puntate in mente e sto buttando giù appunti e scavando nella letteratura scientifica più recente.
      Se diventerá un libro ti farò la dedica.
      Ciao

  1. 31 Marzo 2020

    […] L’articolo segue su gabrielegallone.it. […]

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