L’Hubei dello Stivale (Parte 2) – Codogno

…..(segue dalla prima parte).

Poi è scoppiato il caso Codogno, con l’epidemia nel lodigiano e nelle zone limitrofe. Questa è stata la fase che mediaticamente possiamo definire di tipo “venatorio”. L’attenzione era maggiormente concentrata non sul fatto che il contagio ormai galoppasse alla grande, ma sull’ormai famoso “paziente zero” e su una spettacolare battuta di caccia. Pareva di ripercorrere quanto avvenuto nell’aprile 2017 con la serrata caccia all’uomo tra le provincie di Ferrara e Bologna. “Igor il russo”, killer spietato, aveva seminato il panico evitando posti di blocco, uccidendo chiunque gli si parasse contro e fuggendo tra le campagne. In Codogno e dintorni era partita invece una caccia al paziente “zero”. Era tutta colpa di un fantomatico untore, quasi sicuramente cinese, il quale, acquattato tra il fogliame e spostandosi tra cascinali abbandonati, cibandosi di topi vivi o nutrie dei canali , spargeva il virus tra i nostri connazionali.

Pertanto siamo passati alla deduzione consequenziale: se prima era un problema solo cinese, ora era un problema solo della “zona rossa” con la sua novella pestifera capitale: Codogno.

Tutti i casi comparsi fuori dalla zona rossa erano nati evidentemente da lì. Un paese di circa 15.000 abitanti diventava in poco tempo un crocevia talmente frequentato che al confronto la via Appia dell’Impero Romano diventava come il Vicolo stretto del gioco del Monopoli.

Pertanto i casi di Vò Euganeo, apparentemente inspiegabili, erano determinati dal fatto che l’anziano signore deceduto nella piccola cittadina veneta giocasse a carte in un bar dove era passato uno di Codogno.

I casi in altre Regioni o in paesi lontani erano dovuti al fatto che un signore che si era contagiato aveva preso un caffè con uno, che aveva cenato con un altro, il quale aveva mangiato con un gruppo, che era stato alla fiera dell’Est, ma che, prima di andarci, era passato da Codogno a mangiare gli Uccelletti al formaggio (piatto tipico della zona)

Il 21 febbraio scatta l’isolamento per dieci comuni nella zona tra Lodi e Piacenza tra cui la famigerata Codogno.

Il 10 marzo, dopo una quarantena simile a quella cinese, il numero di nuovi contagi è pari a zero. Il 10 marzo, è la stessa data della visita di Xi Jinping a Wuhan. Codogno ci ha messo un mese in meno a ridurre fino quasi ad eliminare i nuovi contagi. Ma la zona rossa intorno a Codogno è un pochino meno popolata di Wuhan.

Non si può ancora festeggiare perchè il virus potrebbe ancora circolare in casi non ancora sintomatici o pauci-sintomatici, però l’isolamento funziona. Eccome se funziona.

Dai comuni inizialmente “cinturati” gli abitanti ora possono uscire solo per rendersi conto che sono ripiombati in una zona rossa ancora più grande. Una zona rossa come l’intera Lombardia e poi grande come l’Italia. Qualcuno disperato sicuramente si sarà chiesto: “ma come cazzo si esce da questo posto?”

Gestendo l’emergenza in questo modo non se ne esce infatti.

Troppe persone e soprattutto troppe persone troppo in alto hanno snobbato inizialmente la questione. Un esempio lo ritroviamo nel Governatore Cirio che il 27 febbraio 2020 dichiarava: “Ora si può tornare verso la normalità”. L’Assessore del Piemonte Icardi, afferma che chiederà al governo lo stato di crisi. “Porteremo le istanze delle aziende, degli alberghi, dei ristoranti e delle attività commerciali: la situazione è drammatica per il tessuto produttivo del territorio”. Come spesso avviene agli espertoni sanitari ed ai supermanager, l’attenzione primaria è ai costi: In Piemonte in pochi giorni sono stati fatti oltre 300 tamponi, del costo di 40-50 euro l’uno. Anche le ricadute economiche su un sistema sanitario regionale già in affanno saranno un capitolo doloroso”.

Mentre il “tessuto economico”, “la spina dorsale produttiva”, l’Italia che “#nonsiferma” chiedeva un ritorno alla normalità, c’era invece una categoria che invece, a schiacciante maggioranza, chiedeva con forza la “chiusura totale” senza se e senza ma: medici, epidemiologi, esperti di Igiene pubblica.

I colleghi lombardi erano giustamente e particolarmente incazzati e va dato atto che il Governatore Fontana e l’Assessore Gallera sono stati tra i più intransigenti nel richiedere (lo hanno fatto per giorni e giorni e lo chiedono ancora adesso) misure più drastiche recependo le grida di aiuto provenienti dagli Ospedali.

Ora, tutti ci applaudono dai balconi.

Ora, tutti ci elogiano.

Eroi, martiri, esempio di abnegazione.

Ogni tanto però, cagateci.

(continua…….)