La bella lavanderina che lava i CPAP ricondizionati

15 marzo 2020 (domenica): alle ore 19.50 giunge dalla “Unità in crisi” regionale una mail con preghiera di massima diffusione indirizzata tutti i Direttori Generali delle aziende sanitarie. Il testo della mail è il seguente:

Si trasmette in allegato procedura relativa a quanto in oggetto, pregandovi di darne massima diffusione a tutte le terapie intensive e sub-intensive.

L’oggetto della lettera è: Procedura GLICA.

Sticazzi.

L’innamoramento per gli acronimi ha ormai reso criptiche le comunicazioni. Deve essere molto importante come acronimo se manco viene declinato nel corpo della mail. Su Google “Procedura Glica” fornisce tra i primi tre risultati:

  1. Il farmaco glico per iperinsulinemia (no, non può essere quello)
  2. Un prodotto a base di acido glicolico il cui sito afferma: “Estremamente valida per alcune patologie quali cheratosi pilare, follicoliti, acne del dorso” (no, il coronavirus non provoca quello).
  3. Prodotti a base di ovuli omeopatici (no, non ci siamo)

Dopo aver sperimentato anche diverse query in inglese mi butto su Pubmed e l’unica cosa che trovo è un autore polacco (di nome Glica) che ha pubblicato un articolo sui problemi nella valutazione pornografica dovuta a modelli morali incongruenti.

Beh, mi dico sarà una cosa “nuovissimissima” (come direbbe Forrest Gump) e leggo la lettera.

La missiva riguarda il “ricondizionamento” dei caschi CPAP. Chi non è pratico dell’utilizzo della CPAP attuata con i caschi può consultare qui una facile e comprensibile spiegazione della loro funzione. I caschi CPAP sono fondamentali per i pazienti con difficoltà respiratorie, utilizzati in diverse patologie respiratorie oltre che nella infezione da coronavirus ed in molti casi può evitare di arrivare alla intubazione del paziente con ventilazione meccanica invasiva.

Il risparmio in termini di posti letto (che verrebbero dedicati solo ai casi gravissimi) e la possibilità di evitare una procedura in cui il paziente è in costante sedazione, con gli evidenti problemi che ne conseguirebbero, è del tutto evidente.

In soldoni per l’uomo della strada: immaginate un casco da parrucchiere per l’asciugatura dei capelli della vostra signora, ma di plastica molle, totalmente chiuso e trasparente, dove all’interno viene immessa aria e ossigeno a pressione positiva aiutando gli alveoli polmonari ad aprirsi ed a lavorare meglio.

Il casco è di plastica trasparente, viene fissato opportunamente con alcune cinghie e gonfiando un collare all’altezza del collo si impedisce (anche se non totalmente) la fuoriuscita di aria dal casco stesso (sennò vanificherebbe la terapia stessa). Tolto dalla scatola sembra un palloncino da spiaggia sgonfio, ma una volta fissato ed aperta la valvola che immette aria e ossigeno, si gonfia assumendo l’aspetto che vedete nella figura.

Potete immaginare cosa può trovarsi all’interno del casco mentre il paziente respira, tossisce, sputa o ha fuoriuscita di secrezioni bronchiali e nasali. L’interno del casco è paragonabile, per un paziente COVID-19+ con una Sars-nCov (Sindrome da distress respiratorio da nuovo coronavirus) ad una vera bomba microbiologica che il generale Assad pagherebbe a peso d’oro.

In casi particolari il casco può essere temporaneamente tolto per essere sommariamente pulito (ad esempio il paziente potrebbe vomitare). In tal caso, se riutilizzabile, può essere rimesso allo stesso paziente. Alla fine del trattamento, il casco viene smaltito tra i rifiuti biologici in quanto il casco è di plastica monouso. Ma non lo dico io: lo dicono i rianimatori e gli pneumologi dotati di senno e soprattutto lo dicono le ditte produttrici. Non puoi prendere un casco CPAP anche di un paziente che ha solo la bronchite ostruttiva cronica, lavarlo e metterlo in testa ad un altro paziente. Il casco CPAP utilizzato da un paziente COVID-19+ a maggior ragione va smaltito immediatamente facendo molta attenzione a maneggiarlo e verificando che il camice idrorepellente non sia stato contaminato.

Dentro quel casco, tra parentesi, non ci troviamo solo il coronavirus ma molti altri batteri, alcuni micidiali, che comunque costituiscono una ulteriore complicazione sovrainfettiva di molti di questi pazienti.

Il manuale allegato al casco CPAP (ad esempio, produttore DimAir) riporta questa frase:

Il che significa quello che ho detto appena sopra. In caso di necessità puoi pulirlo rimettendolo allo stesso paziente ma non puoi “rigenerarlo” (sinonimo di “ricondizionamento”) cercando di riportarlo allo stato iniziale come se fosse nuovo perchè a questo punto il produttore è come se ti dicesse “se succede qualcosa sono tutti cazzi tuoi”.

Torniamo alla lettera della “Unità in crisi”.

La potete visualizzare qui sotto e la potete scaricare qui.

Una comunicazione che parrebbe più simile ad una “lettera anonima”, anche se proveniente via mail dalla “Unità in crisi” regionale, senza intestazione, senza timbro, senza data, con una firma non intellegibile.

La lettera riporta in sintesi che non ci sono caschi CPAP a sufficienza per cui è necessario “ricondizionare” i caschi stessi.

In sintesi: li dovete lavare, pulire, asciugare, sanificare e poi rimetterli in testa ad un altro paziente COVID-19+.

Poi si passa alla ricetta di pulizia sul tipo giallo zafferano.

Meglio evitare disinfettanti chimici a base di cloro o acido peracetico, come di detergenti con proteolitici per possibili e non noti effetti sul materiale plastico del casco.

Si propone quindi di utilizzare soluzioni detergenti e disinfettanti, compatibili con prodotti elettromedicali, in soluzione pronta all’uso a base di derivati di sali di ammonio quaternario con o senza clorexidina, che abbiano ampio spettro di azione germicida.

In mancanza di suddetti prodotti ed in condizioni di emergenza è possibile eseguire accurato lavaggio con detergente/sapone, per rimozione meccanica della contaminazione, abbondante risciacquo, asciugatura e trattamento alcol etilico al 70% che evaporando non dovrebbe poi poter essere anche in minima parte inalato dal paziente. Dopo alcol risciacquo con acqua sterile e asciugare.

Indossare i guanti per manipolare secrezioni respiratorie e liquido di condensa o oggetti contaminati con secrezioni respiratorie e liquido di condensa di qualsiasi paziente (categoria 1A)

Dopo una breve parte in cui si raccomanda di lavarsi le mani (ma va?) si conclude:

Indossare un camice quando è probabile la contaminazione con le secrezioni respiratorie ed il liquido di condensa di un paziente

A leggere questa lettera, per chi è addetto ai lavori, c’è restare esterrefatti, basiti, ci si mette le mani dei capelli e si esclama ad alta voce:”No, non è possibile. Non ci credo. E’ uno scherzo? Ma sono impazziti?”. Queste sono alcune delle reazioni di colleghi ed infermieri che hanno visionato la missiva.

Nella lettera quindi si afferma:

  • di ricondizionare un dispositivo nato per essere monouso e soprattutto monopaziente;
  • di procedere a varie possibilità di lavaggio con una serie di “è possibile”, “non dovrebbe”, “effetti possibili e non noti” e “si propone”;
  • Si invita ad usare i guanti (almeno doppi direi ma non c’è scritto) e di usare il camice (quale? idrorepellente direi, ma non c’è scritto), senza fare alcun cenno al fatto che parlando di tale lavaggio, con rischi di inalazione, liquidi di condensa, evaporazione dovrebbe essere obbligatorio l’utilizzo di mascherina FFP3
  • Si parla in più punti di rischi per la salute gravissimi in quanto la dizione “Categoria 1A” che si ritrova in più punti della lettera si rifà a classificazione degli organismi internazionali, recepita dall’INAIL, che indica tali sostanze come: Sostanze di cui sono NOTI effetti cancerogeni per l’uomo.
    Attenzione: si tratta di effetti NOTI, quindi appurati, certi e incontrovertibili;
  • Non si fa alcun cenno ai locali dove dovrebbero essere svolte queste operazioni di lavaggio. Ovviamente non nel lavandino del bagno (ma non c’è scritto). Data l’estrema pericolosità del contenuto del casco dove si troverebbero miliardi di coronavirus belli cazzuti in attesa di saltare addosso a qualche malcapitato, forse una camera a pressione negativa sarebbe molto indicata. D’altronde, se solo per sanificare i locali dove noi eseguiamo i tamponi l’ISS raccomanderebbe, se possibile, camere a pressione negativa e se, per sanificare i locali dove sono stati degenti pazienti COVID-19+ si raccomanda di indossare le mascherine FFP2/FFP3, perchè questa operazione di lavaggio dovrebbe essere eseguita con misure di protezione e sicurezza inferiori?

Si potrebbe continuare a lungo. Quale è la procedura che si dovrebbe attuare? Locali? Protezione? Sicurezza?

Cavoli vostri. O meglio, cavoli nostri. Ogni azienda si dovrà fare la sua.

La situazione richiede di fare cose contrarie al buon senso senza interessarsi minimamente degli operatori che le dovrebbero effettuare.

Ecco alcune delle contromisure che mi sono state proposte:

Tolgo il casco al paziente, ci ficco le forbici dentro e poi dico che si è rotto”

“Lo metto in testa, senza lavarlo, a chi dico io, basta che mi capiti a tiro”.

“……(non riportabile)……” (tutte le rimanenti)

Calma, ragazzi, calma. Ho una soluzione che salvaguarda tutti.

Ecco il nostro orsetto lavatore:

Giovedì 12 marzo 2020: l’ormai ex capo della Unità di crisi, Raviolo, atterra in elicottero in quel di Tortona per visitare un Istituto religioso al fine di accertarsi delle condizioni di salute delle ospiti della Casa delle Piccole suore missionarie della Carità.

Un evento con telecamere del Tg regionale al seguito e con esibizione di un vestiario di assoluto livello: tuta integrale tyvek, guanti e addirittura autorespiratore.

Nessuno in ospedale è dotato di un autorespiratore ma lui ha voluto dimostrare che lui è il più figo di tutti pur essendo esposto solo a mail, telefonate incazzate oltre che ad improperi assortiti.

Accortosi infatti che le madonne che gli venivano lanciate erano sempre più numerose ed in crescita esponenziale, ha pensato che esse fossero contagiose come il coronavirus ed allora si è premunito con un outfit al top di gamma.

Chi lo ha visto acconciato in tal guisa avrà pensato ad una strategia aliena per conquistare il pianeta: prima spargere un virus per diffondere il panico e poi far scendere i marziani per finire l’opera. Perchè scegliere Tortona per direzionare la prima flotta intergalattica rimaneva un mistero. Ma che cazzo ne vogliamo capire noi. Loro sono avanti almeno di diecimila anni.

Chiarito però che si trattava non di un alieno proveniente da Alpha Centauri ma solo di uno che pur essendo umano vive in un altro mondo, riflettiamo: chi meglio di lui, con un autorespiratore, guanti, tuta idrorepellente potrebbe lavare, eliminare meccanicamente le secrezioni, asciugare e stendere sul tetto del suo condominio i caschi CPAP da ricondizionare?

Voglio fare un appello: Assessore Gallera, Dott. Bertolaso, Governatore Fontana, nostri vicini di casa, anche se ci volevate fottere il Salone del Libro e ci avete fregato il Salone dell’Auto e le Olimpiadi, dimentichiamoci degli attriti che ci possono essere stati sulla cultura, sulle rivalità sportive e su qualsiasi altra insofferenza reciproca caratteriale.

Invadeteci.

Venite a gestire anche la nostra sanità. Vi prego.

Dott. Gabriele Gallone

Medico del Lavoro ASO San Luigi di Orbassano

Esecutivo Nazionale ANAAO ASSOMED

Ho una tastiera e non ho paura di usarla

9 risposte

  1. Attini Antonia ha detto:

    Ciao GALLONS…non cambiare mai…anche se intorno a te tutto cambia…spero di vederti prima o poi dopo tutto sto casino…tienici allertati…con l’amicizia di sempre…

  2. Pier Carlos Sommo ha detto:

    Roba da matti… un abbraccio Gabriele

  3. Stefano Magnone ha detto:

    Come cambiano le prospettive… qui mi si chiede di invadere con denunce ed esposti tutta la regione Lombardia.

  4. Paolo Molè ha detto:

    Ciao Gabriele, come al solito resti un mito nel descrivere fatti strani impartiti da personaggi fottutamente stronzi!!!

  5. Roggero ha detto:

    Il cinismo di alcuni politici fa rabbrividire, solo pochi giorni fa OMS a dichiarato il COVID-19. Pandemia
    Che non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione. Nelle ultime due settimane i numeri di casi fuori dalla CINA sono aumentati di 13 volte e i paesi colpiti si sono triplicati.
    Ringrazio le persone che come lei fa di tutto per informare sulle incongruenze di un sistema sanitario, che fa acqua da tutte le parti. Ma questa è l’Italia sempre all’ultimo posto in ogni classifica che si rispetti.
    Rivolgo un abbraccio a tutti coloro che con il loro spirito di sacrificio ogni giorno sono costretti a fare i conti con questi disagi.

  6. Francesca Anna Perri ha detto:

    Bravo!

  7. Anna ha detto:

    Grande, collega! Grazie.

  8. Mirko ha detto:

    Non avevo ancora letto. Ma è pazzesco!!! Incapaci, faciloni e ignoranti. Non a caso mi sembra che stiamo andando peggio di altre regioni. Ma lasciamo perdere la regione Lombardia dove anche li mi sembra che abbiano dei bei problemi fi direzione.

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