L’Hubei dello Stivale (Parte 1) – L’inizio

La regione dello Hubei, epicentro della iniziale epidemia da coronavirus ha una popolazione di 58.500.000 abitanti, 185,900 km² quadrati di superficie ed una densità di 310 abitanti /‎km².

L’Italia ha 60.483.973 abitanti1, 301.338 km² ed una densità di 199 abitanti/‎km².

A parte la densità abitativa (maggiore in Hubei) si tratta di due aree geografiche con un numero di abitanti di fatto identico.

Wuhan, capitale dello Hubei, e le città limitrofe della regione, sono state messe in quarantena a partire dal 23 gennaio 2020.

La quarantena dei “cinesi” non è stata quella graduale, permissiva e molto spesso ignorata a cui abbiamo assistito noi. E’ stata totale, drastica, con impiego di militari e forze dell’ordine fin da subito impiegati in maniera massiccia, con controllo minuzioso tramite telecamere (200 milioni in tutta la Cina), tracking dei cellulari per ricavare gli spostamenti della popolazione ed una naturale propensione dei cinesi a eseguire quello che viene loro ordinato senza discutere. E’ ovvio che il controllo con telecamere, scanner facciale e georeferenziazione della posizione è sicuramente facilitata dalla già nota “invasivività” dello Stato nella vita privata della popolazione cinese.

Ed è altrettanto ovvio che i cinesi sanno benissimo che la Repubblica Popolare Cinese è uno Stato a cui non si riesce proprio a dire di no.

Tutto ciò premesso il 10 marzo 2020 Xi Jinping visita Wuhan dichiarando: “L’epidemia è contenuta”. Non si può che credergli dato che prima di quel giorno si era ben guardato di mettere anche solo il naso in zona.

Ci sono voluti pertanto quasi 2 mesi per iniziare a sbloccare le prime attività, a chiudere alcuni ospedali provvisori di Wuhan ed a registrare un numero di nuovi contagi inferiori alla decina.

Il 18 marzo 2020, per la prima volta dall’inizio, l’epicentro mondiale della epidemia registra 0 nuovi casi.

Molti hanno storto il naso: della Cina e dei suoi dati bisogna diffidare. È vero, i regimi autoritari ci hanno abituato a dichiarazioni smaccatamente false, ma le immagini satellitari e le testimonianze dirette evidenziano che, gradatamente ma costantemente, la situazione non è più quella vissuta al culmine del contagio.

Sul sito WHO al 12 marzo, giorno della visita di Xi, il numero di casi confermati era pari a 8 ed i decessi erano solo 10, ovvero una inezia.

Il 19 marzo, un giorno dopo la ufficializzazione dei contagi zero, l’Italia ha superato il numero di decessi dell’intera Cina malgrado la popolazione di quest’ultima di gran lunga superiore (3.405 decessi Italia – 3.245 Cina).

Se prendete una cartina geografica della Cina e ritagliate la figura dell’Italia dopo averla fotocopiata decine di volte, vi accorgerete che dovrete incollare 31 Italie per coprire per intero la Cina. Inoltre i cinesi (1 miliardo e 350 milioni) sono più di 50 volte gli italiani (60 milioni): per ogni italiano ci sono 54 cinesi.

Oggi 20 marzo i dati sono ancora peggiori ma il tema non è rincorrere i numeri ma cercare di capire il perchè di questo disastro.

Malgrado l’esempio cinese, la gestione della emergenza nel nostro Paese è stata simile a quella di una autovettura con il carburatore in difficoltà: strappi in accelerazione e continue frenate.

Qualcuno ha evidentemente “snobbato” la questione pensando che fosse solo un problema cinese o comunque limitato ad una specifica area geografica, come già avvenuto per la SARS nel 2003 e la MERS nel 2012. Successivamente si è passati alla teoria della similitudine influenzale per cui un po’ di febbre non ha mai ucciso nessuno (si, è vero, un po’ ne uccide, ma di qualcosa si deve pur morire); e pazienza se qualche anziano debilitato ne avrebbe fatto le spese.

Ecco che quindi abbiamo festeggiato il Carnevale e abbiamo potuto avere ogni tipo di manifestazione fino alla Domenica 23 febbraio, precedente il martedì grasso. Ad esse sono seguiti i primi provvedimenti, conditi da molte resistenze dei Governatori, dei Presidenti delle società calcistiche, degli albergatori, dei commercianti e degli imprenditori. “Così si uccide l’economia”, “Così si seppellisce il turismo” fino al più drammatico di tutti: “Così si falsa il campionato”. Al carnevale classico si sono aggiunte le “carnevalate” a ruota libera di esponenti politici che ponevano paletti, distinguo, opposizione netta o opportunismo a fini elettorali. Abbiamo assistito alle sparate di Zaia sulle specialità culinarie degli infetti con gli occhi a mandorla: “lo hanno visto tutti che i cinesi mangiano i topi vivi”. Ignorando peraltro il fatto che la tradizione popolare definisce i vicentini (ed in generale i veneti) “magnagatti” ( e se ve lo dice un mezzo veneto non potete manco darmi del razzista).

Ancora ai primi di marzo sembrava una “esagerazione” requisire gli hotel per mettere le persone in quarantena. Alcuni esempi in Piemonte: “Esagerato lo stato di guerra” (6 marzo – Il sig. Bocca – Federalberghi) o bloccare le attività produttive: “No al blocco totale delle aziende, danno irreparabile” (10 marzo, il Sig. Ravanelli Confindustria Piemonte).

Gli stadi di serie A sono rimasti a porte apertissime il 29 febbraio fino al desolante spettacolo dell’8 marzo con Juve-Inter, a porte chiuse, degno epilogo dell’agonia etica di un calcio dominato da imbecilli.

Un circo ricco di bravi calciatori ma purtroppo di tantissimi pagliacci.

La Hubei dello stivale non si è quindi comportata come la sua omologa area cinese.

Evidentemente qualcuno ha pensato che in Cina fossero solo dei coglioni a chiudere tutto.

Era il 30 gennaio 2020. La Cina era in piena crisi epidemica con crescita esponenziale dei casi ed in Italia vengono diagnosticati i primi due casi di Covid-19. Sono due turiste cinesi (ecco! Ti pareva!) che si sono fatte una bella gita in Italia (tra cui Milano).

L’OMS, il 30 gennaio 2020, ha appena dichiarato un allarme globale (esagerati). Ecco le dichiarazioni più pregnanti delle nostre Istituzioni:

“Come sapete eravamo già vigili, molto attenti. Non ci siamo fatti trovare impreparati. Possiamo tranquillizzare tutti i cittadini, la situazione è sotto controllo” (Presidente del Consiglio Conte)

“Ci aspettavamo dei casi anche in Italia. La situazione è seria ma non bisogna fare allarmismi, è tutto totalmente sotto controllo” (Ministro della salute Roberto Speranza)

Erano i giorni di comunicati stampa di tal fatta: “Il 99% dei casi di contagio, si è verificato in Cina”. Tradotto: ma checefrega macheceimporta. E’ un’altra SARS, MERS, Ebola. Roba da Paesi lontanissimi oppure squallidi, zozzi e murinofagi.

Li abbiamo beccati subito. Erano cinesi. Avevano la febbre e respiravano male. Non ci siamo fatti cogliere impreparati. Forse qualcuno pensava che prima si sarebbero ammalati tutti i cinesi e solo dopo gli italiani. Il 99% dei casi sono cinesi. Quindi al massimo si ammalerà l’1% degli italiani (qualcuno mi ha veramente confidato questo suo delirio sillogistico).

E poi noi con il nostro Sistema Sanitario (stigrancazzi!) non avremmo mai avuto un tale numero di morti.

Ignorando il fatto che il definanziamento del nostro Sistema sanitario nazionale procedeva di gran carriera da almeno 10 anni, riducendo letti, allontanando i giovani, contraendo le dotazioni organiche.

(segue…….)


  1. Al 31 dicembre 2017

Una risposta

  1. 6 Aprile 2020

    […] spiegone dell’epidemia italiana le sei puntate di un medico militante, Gabriele Gallone. Dall’inizio, fino a la potenza dei logaritmi. Siccome Gallone è anche docente di statistica medica trovate un […]

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