Fine pena: mai.

È il 1994.

Claudio è un giovane ginecologo di una USL di un ospedale pubblico con la qualifica di assistente.

In quell’anno la Apple lanciava il primo Macintosh, Bill Clinton e Boris Yeltsin firmavano gli accordi di disarmo nucleare, Kurt Kobain si suicidava a Seattle, Ayrton Senna moriva dopo lo schianto all’autodromo di Imola ed in Ruanda iniziava uno dei più terribili genocidi che l’umanitá ricordi.

Il 1994 è un brutto anno per Claudio. Un giorno festivo, mentre è di guardia, una donna subisce un cesareo d’urgenza in seguito a riscontro di sofferenza fetale ed il nascituro patisce danni invalidanti permanenti. Uno strazio per i genitori, per i parenti e soprattutto per il figlio.

Un peso insopportabile anche per chi aveva la responsabilitá di far portare a termine nel modo migliore possibile quella gravidanza.

Claudio ed il suo Primario finiscono nel vortice giudiziario. Non possiamo nè vogliamo entrare nel merito della vicenda. Claudio non voleva danneggiare volontariamente nessuno, ma ha, secondo i giudici, commesso un errore. Un errore che non era dovuto neppure al fatto che Claudio fosse ubriaco o zeppo di droghe come un omicida pirata della strada.

Inizia un percorso che si trasformerà in un supplizio senza fine. Periti, CTU, avvocati, assicurazioni, pubblici ministeri, testimoni e giudici si avvicendano nelle aule dei tribunali e negli incubi di Claudio.

La famiglia viene risarcita. Tre milioni di euro. Non ci sará modo di ridare una vita normale al bambino, ma l’importo consentirá di fornire gli ausili e le cure necessarie per tutta la sua vita.

Claudio ritiene di non aver commesso alcun errore e vuole andare fino in fondo per dimostrare la sua innocenza. Ma dopo la sentenza di primo grado e di appello anche la Cassazione lo condanna. Claudio non riuscirá a scrollarsi di dosso il peso di questa decisione finale ma il danno almeno è stato risarcito perchè lui era assicurato.

Rimarrá la tristezza per come sono andate a finire le cose, le notti insonni, il rimorso di non aver fatto tutto il possibile, le preoccupazioni dovute alle parcelle degli avvocati, il rapporto con gli amici, i colleghi, i parenti.

Tutto questo sarebbe giá sufficiente per un giovane assistente assunto due anni prima che, in un giorno festivo, si è trovato di guardia ad affrontare un caso difficile o un caso per il quale non era, in quel frangente, sufficientemente preparato.

Invece no.

Le assicurazioni dei medici e dell’ospedale coprono solo la metá del risarcimento. La Regione si fa carico dell’altra metá. E questa altra metá proviene da un Ente Pubblico. Soldi dello Stato quindi.

Lo Stato, si sa, non è in grado di recuperare la gran parte dei furti per miliardi di euro di denaro pubblico da parte di mafiosi, evasori e faccendieri.

Tali malviventi sono molto scaltri: societá di comodo, false fatturazioni, paradisi fiscali, intestazioni fittizie di beni. E sia beninteso: sono tutte azioni dolose.

Claudio invece è invece una persona onesta. È un medico che paga le tasse e che porta avanti il suo contenzioso giudiziario, paga gli avvocati, continua a lavorare senza, peraltro, commettere altri errori.

La buona condotta vale però solo per chi è giá in galera. Che Claudio sia un buon cittadino e che svolga, per conto dello Stato, un lavoro di per sè rischioso anche per i decenni successivi non ha alcuna rilevanza.

Tramite la Corte dei Conti (e l’instaurazione di un altro giudizio che dissangua le ultime risorse economiche) Claudio viene condannato a risarcire allo Stato la quota che la Regione ha dovuto pagare, ovvero un milione e cinquecentomila euro.

Ogni mese Claudio dovrá cedere un quinto del suo stipendio allo Stato. Lo Stato delle sanatorie e dei concordati fiscali, lo Stato dei ravvedimenti operosi e dei condoni edilizi, lo Stato del rientro dei capitali dall’estero e delle “voluntary disclosure” ha messo nel mirino i beni di Claudio.

Lo Stato ormai lo ha azzannato e non lo mollerà più.

Claudio vedrá cosí la mano di questo Stato ogni mese. Un quinto della sua retribuzione e poi un quinto della sua pensione verrá trattenuto fino alla fine dei suoi giorni.

Nel 1994 Claudio ha commesso un errore.

La sentenza della Corte dei Conti è del 2017.

Ora Claudio ha i capelli bianchi e ha 61 anni.

Il suo ex Primario è morto qualche anno fa.

Claudio non puó pensare di vivere per altri 103 anni (tanto ci vorrà per ripagare il suo debito). La sua condanna sará eterna e la sua pena non sará mai espiata finchè rimarrá su questa terra.

Giustizia è fatta.

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1 Response

  1. Paola Maria Garrino ha detto:

    Solo in italia un Medico che, lavorando, commette un errore (che poi è ancora da dimostrare) viene trattato come un criminale. Cosa succede ad un giudice che lascia in libertà un assassino? NIENTE! Come non succede niente a tutte le persone che, lavorando, commettono un errore…
    Non parliamo dei politici…non pagano MAI.

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