Un devastante esperimento sulla efficacia della Sanità Pubblica

Gli studi clinici controllati e randomizzati contribuiscono a comprendere l’efficacia degli interventi sanitari quali essi siano. Sono in molti casi costosi e richiedono competenza e risorse. Alcuni di questi studi non possono essere realizzati per evidenti problemi etici. Nessuno si sognerebbe di togliere ad un intero popolo le tutele offerte da un sistema sanitario pubblico, in termini, ad esempio, di prevenzione, per verificare se la salute della popolazione peggiora o se rimane sostanzialmente la stessa (o magari migliorare).
Ci sono schiere di imbecilli che sostengono che i vaccini sono pericolosi o che non servono, che sono un bisogno creato ad arte dalle case farmaceutiche. Per questi microcefali che credono che i bambini si immunizzino rotolandosi nel fango, passandosi le malattie esantematiche nei pigiama party o mangiando verdura e frutta non lavata, ecco uno studio molto istruttivo.

Non è uscito su riviste scientifiche finanziate con la pubblicità dalle case farmaceutiche, non è sponsorizzato, non vi sono conflitti di interessi. Si tratta di uno studio non etico ma che purtroppo è ancora in corso. Potremmo denominarlo come il disastro sanitario venezuelano.

La crisi economica e finanziaria venezuelana, iniziata da Chavez e continuata da Nicolàs Maduro ha ormai completamente distrutto il Sistema Sanitario. Mancano le medicine (oltre al cibo). Non esiste più un piano vaccinale. Patologie che si ritenevano debellate, quali il morbillo e la difterite sono tornate prepotentemente tra i bambini e gli adulti.

E la migrazione di massa verso i paesi confinanti (Colombia, Cile, Brasile tra i principali) sta diffondendo tale epidemia. Una delle zone più colpite è il territorio amazzonico brasiliano dove la percentuale di vaccinati era purtroppo già bassa ma con assenza di casi di morbillo.

In quelle zone il CDC di Atlanta riporta dall’inizio dell’anno fino ad Agosto 2018 oltre 5.000 casi di morbillo di cui 1.800 sotto i 9 anni di età. I medici brasiliani non vedevano un caso di morbillo da circa 18 anni. Ora, dopo che il “paziente zero”, ovvero un bambino venezuelano di circa 1 anno, affetto da morbillo, attraversò il confine, nel febbraio 2018, l’epidemia sembra inarrestabile.

Il Venezuela, paese di 31 milioni di abitanti, è stato attraversato da una crisi senza precedenti, grazie alla inettitudine dei suoi governanti, alla corruzione, alla criminalità, al fallimento delle politiche sociali. Negli ultimi due anni 1,8 milioni di abitanti sono fuggiti dal paese e si stima che altri due milioni lo lasceranno alla fine di quest’anno.

Il Venezuela decenni fa era portato ad esempio per la sua efficace lotta alla malaria ; basti pensare che essa, nel periodo della famigerata influenza “spagnola”, non fu scalzata come prima causa di morte per malattie infettive.

Oggi i casi di malaria sono triplicati raggiungendo nel 2017 la cifra di oltre 406.000 casi in meno di tre anni. Ma la malaria è ricomparsa anche nelle zone di confine del Brasile (aumento del 50%) e del Cile (in quest’ultimo Paese l’ultimo caso di malaria era del 2012). Anche la difterite è ricomparsa nelle zone di confine della Colombia e in tutti gli ospedali territorialmente adiacenti al confine venezuelano vi è un sovraffolamento di persone che richiedono cure (per HIV, cancro ed altre patologie) che in patria non riescono più ad ottenere.

Il Brasile sta affrontando di conseguenza una crisi sanitaria relativa alla scarsa copertura vaccinale per quanto riguarda il morbillo. Circa un terzo della popolazione residente nelle zone dell’Amazzonia non era infatti vaccinata. E così, pochi anni dopo che la patologia sembrava eradicata, il Brasile sta massicciamente vaccinando i bambini. Ovvero vaccinare 11 milioni di bambini sotto i 5 anni di età prima dell’autunno. Senza contare i timori che anche la poliomelite riprenda piede.

In definitiva, per quanto orribile, lo studio è scientificamente inappuntabile. E’ stata selezionata una intera popolazione, la si è privata dell’assistenza sanitaria riducendo i programmi di prevenzione, di assistenza e di cura, limitando i beni di prima necessità tra cui cibo e farmaci. I risultati dimostrano che a fronte di enormi risultati raggiunti in decenni di sforzi, basti molto meno tempo per riportare la salute di una popolazione ai disastrosi livelli precedenti.

Lo studio dimostra anche che le campagne di prevenzione e di vaccinazione servono eccome. E che le discussioni italiote sull'”obbligo flessibile” e sulla pericolosità dei vaccini sono ragionamenti di menti deviate. A tutti loro consiglio di raggiungere il guru a cinque stelle Di Battista che, durante il suo interessante viaggio in Sudamerica ha affermato, dopo aver attraversato un paesino del Guatemala che «i bimbi sono felici anche se non esistono le fogne» e che «l’unico edificio in muratura è una chiesa evangelica», e non c’è un medico, e non si trova un medicinale.

Saran pure felici, delirante Dibba, ma più di loro c’è qualcuno che letteralmente brinda dalla felicità: il vibrione del colera. E le stronzate che escono dalla bocca di tali personaggi alimentano senz’altro le fogne intellettuali del presente.

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