Caccia agli imbecilli

E’ notizia di ieri che il “concorsone” indetto dalla Città della Salute per gli oltre 6.000 infermieri provenienti da tutta Italia, ed in parte anche dall’Europa, è stato bloccato dall’onnipresente TAR per vizio procedurale.
Ieri sera prima di cena,  il gruppo che aveva superato la prima selezione, dopo le 3 oceaniche prove svoltesi al Palaruffini (con 2.000 infermieri per sessione) ha saputo che tutto era saltato.
Viaggi, biglietti aerei, prenotazioni alberghiere, permessi, ferie, tempo…..tutto sprecato a causa di un ricorso di 19 aspiranti che sono stati esclusi alla prima prova.
Questo in quanto, secondo i ricorrenti, le domande alle prove della seconda e della terza tornata erano “simili” alla prima e quindi davano un vantaggio competitivo a chi, conoscendole in anticipo, poteva districarsi meglio nel passare il test.
Il TAR, esaminando le percentuali di superamento alla prima, seconda e terza tornata ha avuto gioco facile nello stabilire che tale metodo poteva favorire chi effettuava le prove dopo la prima.
Si potrebbe dire in termine scientifico, che le differenze nelle percentuali di superamento erano “statisticamente significative” e che vi era un “trend” di riuscita dalla prima alla seconda fino alla terza prova.
La domanda che ci dovremmo porre è questa: chi sono i “geni” che hanno studiato questo metodo di “pre-selezione”?
E’ già partito lo sport in cui gli italiani sono maestri: lo scaricabarile. La gestione della gara è stata affidata ad una ditta esterna, suggerisce qualcuno, e quindi i sospetti graverebbero su di essa.
Quindi dovremmo credere che i Dirigenti amministrativi preposti alla adeguatezza delle prove selettive (Città della salute anche per conto di Asl Torino , Mauriziano e Asl To5) possano alzare le mani e dire “io non c’entro nulla”?
Cosa dovremmo dire alla infermiera di Nottingham che ieri, prendendo il bus per l’aeroporto di Londra (ed atterrata a Torino stamattina) ha ricevuto la ferale notizia alle 19.00 dalla “Città del pressapochismo e della pseudoScienza”?
Credo che essa rimpianga di non essersi portata al seguito Robin Hood per piantare qualche freccia nel culo di qualcuno, affidando a Little John il sequestro degli stipendi incautamente erogati a qualche dirigente pubblico.
Ma torniamo al “concorsone”. Lo sforzo organizzativo era sicuramente enorme, ma la parte più semplice era proprio quella delle domande da preparare per la preselezione.
Mi sembra che lo scibile delle scienze infermieristiche (come tutti i macroambiti professionali) sia difficile da condensare in 90 domande (erano 30 per le tre sessioni incriminate).
Come sia possibile avere domande simili, per esaurimento delle possibili variegate domande teoricamente da definire, è pertanto semplicemente inverosimile.
Talmente inverosimile… che è avvenuto. In 90 domande, aventi ad oggetto tale materia, è molto semplice porre questioni totalmente differenti. Non 900.000 domande ma 90.
Le grande menti della “Città della Pseudoscienza” potrebbero aver pensato ponendo domande “simili” tra le tre prove si potessero evitare ricorsi, affermando che in una particolare sessione le domande erano più complesse e che quindi era stato svantaggiato. Mettendole “simili” si dava omogeneità alle prove evitando il rischio di avere domande troppo eterogenee per difficoltà (mah!).
Una volta c’era il “timor di Dio”. Oggi c’è il “timor di TAR” e, partendo da tale stato di contrizione, i derelitti “pseudoscienziati” avranno pensato di essere dei gran furboni.
Purtroppo le 3 prove si sono svolte tutte a Torino, vi partecipavano tutti infermieri giovani a cui una mutazione genetica ha donato un arto che termina con una protesi anatomica che calza perfettamente con il palmo della mano: il cellulare. Inoltre questi infermieri hanno i loro gruppi facebook, whattsapp, instagram e siti web specialistici.
Non comunicano più da molti eoni tramite corvi messaggeri, magari trasmettendo con neri pennuti le domande a cui hanno dovuto rispondere. Non vi sono neppure più balestrieri del reame della “Città della Pseudoscienza” addestrati a infilzarli in volo per tranciare questa catena informativa (sono stati pre-pensionati da tempo malgrado la Legge Fornero).
Un po’ di realismo e di conoscenza degli infiniti modi con cui oggi la favella, tramite i social networks, viaggia a velocità supersonica, avrebbe impedito tale stupidaggine.
E’ statisticamente inverosimile che, con 2.000 partecipanti alla prima prova concorsuale, non sia stato possibile ricostruire almeno il 90% delle domande (e delle risposte esatte). Qualcuno se ne ricorderà una decina, qualcun altro 5, il Dott. Pico, reincarnazione del famoso filosofo ed infermiere residente a Mirandola, forse arriverebbe a 25. In ogni caso molti ricorderebbero domande diverse e la ricostruzione dell’intero test sarebbe scontata.
Con domande “simili” il vantaggio per chi ha affrontato la seconda e la terza prova indubbiamente esiste.
Con domande tutte diverse, ne converrete, questo “senno del poi” sarebbe inutile.
Quale sarebbe stata l’alternativa? Abbastanza semplice. Innanzitutto sforzare le meningi ed elaborare 90 domande totalmente diverse. Poi inserire le domande, contrassegnate da un numero progressivo, in un bussolotto (o inserire i numeri in uno quegli scatolotti che si chiamano computer). Estrarre casualmente 3 blocchi di 30 domande. Ualà. Per sopire anche i più terrorizzati dal “timor di TAR”, si poteva anche assegnare alle 90 domande fasce di difficoltà (quello che in statistica si chiama “stratificazione”) ed estrarre i 3 blocchi di domande in modo che le domande a difficoltà differente fossero equamente bilanciate nelle 3 prove concorsuali.
Una cosetta che si chiama “randomizzazione stratificata a blocchi”.
Gli infermieri avrebbero anche potuto scrivere manuali e dispense sulle domande del primo blocco, diffondere ebook gratis su amazon e fare videoconferenze, ma non sarebbe servito a niente. Conoscere tali domande non sarebbe servito a nulla.
Ma c’è un dato positivo: per Torino l’incremento delle presenze negli alberghi e negli ostelli avvalora la vocazione turistica della Città. Sicuramente i turisti i più incazzati del 2017.  Ma ripartiranno domani. Invece i geniacci della “Città della PseudoScienza”  rimarranno purtroppo qui.

La notizia su Repubblica

La notizia su La Stampa

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2 Responses

  1. Gerardo ha detto:

    Esempio di come un ospedale sia un fallimento totale, ma non solo anche l’italia è un fallimento fatto di persone al potere che continuano ad esserci, sempre li, sulle loro candide poltrone a gestire e decidere con risultati disastrosi……mi vergogno di essere italiano……

  2. Maurizio Dagna ha detto:

    C’e’ da chiedersi poi , perchè bisogna ricorrere ad una società esterna quando negli ultimi anni si è sviluppata a dismisura la categoria dei dirigenti delle professioni sanitarie ( secondo il vecchio modello dell’esercito italiano:” tanti generali e pochi soldati”) che potrebbero farli loro i tests ? Ma mi rendo conto che questo significherebbe un demansionamento di questa pletora di intellettuali .
    E questo non va bene !!!!
    Mi viene or ora in mente che si potrebbe chiedere l’intervento della Corte dei Conti per verificare se, da parte di chi ha deciso di spendere pubblico danaro per un affidamento a privati, non sia stato causato un danno erariale gravemente colposo !!!!!!!!!!
    Maurizio Dagna

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